Recidiva Semplice: la Cassazione Chiarisce i Criteri di Applicazione
L’applicazione della recidiva è uno degli aspetti più dibattuti nel diritto penale, poiché incide direttamente sulla determinazione della pena. Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione si è pronunciata sui criteri necessari per l’applicazione della recidiva semplice, sottolineando come anche una lieve pericolosità sociale possa essere sufficiente a giustificarla. Analizziamo insieme questa importante decisione.
I Fatti del Caso: Un Ricorso contro l’Aggravante
Il caso trae origine da una condanna emessa dal Tribunale e confermata dalla Corte d’Appello. L’imputato era stato giudicato colpevole per la violazione dell’art. 75, comma 2, del D.Lgs. 159/2011. Nel corso del processo, i giudici di merito avevano applicato l’aggravante della recidiva.
L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando proprio l’applicazione di tale aggravante. Le sue doglianze si concentravano sul fatto che la recidiva era stata motivata facendo riferimento a un precedente penale molto risalente nel tempo, ovvero un tentato furto del 1991. Secondo la difesa, un fatto così lontano non poteva giustificare un aumento di pena nel procedimento attuale.
La Decisione della Corte e la recidiva semplice
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile perché manifestamente infondato. Secondo i giudici supremi, la Corte d’Appello aveva correttamente motivato la sua decisione, applicando in modo giusto i principi consolidati in materia di recidiva semplice.
La Corte ha specificato che il ricorso dell’imputato mirava, in realtà, a ottenere una nuova e diversa valutazione dei fatti, un’attività che non è permessa in sede di legittimità, dove il giudizio è limitato alla corretta applicazione della legge e non al riesame del merito della vicenda.
Le Motivazioni: Perché il Ricorso è Inammissibile
Le motivazioni della Cassazione si fondano su due pilastri fondamentali: la natura della recidiva semplice e i limiti del giudizio di legittimità.
La Valutazione della Pericolosità Sociale
Il punto centrale della decisione riguarda i presupposti per l’applicazione della recidiva semplice. La Corte ha ribadito un principio ormai consolidato: per questa forma di recidiva, non è necessaria una particolare gravità dei precedenti penali o una spiccata pericolosità sociale del reo. È sufficiente che emerga anche solo una ‘tenue pericolosità’.
Nel caso specifico, la Corte d’Appello non si era limitata a citare il tentato furto del 1991, ma aveva anche fatto riferimento a un reato successivo di usura commesso nel 2012. Questo elemento, secondo i giudici, forniva un quadro adeguato e coerente della persistente tendenza a delinquere dell’imputato, giustificando pienamente l’applicazione dell’aggravante.
I Limiti del Giudizio di Legittimità
La Cassazione ha inoltre sottolineato che il tentativo della difesa di sminuire il valore dei precedenti penali rappresentava una richiesta di rivalutazione del merito. Il compito della Corte di Cassazione non è quello di riesaminare le prove o di sostituire la propria valutazione a quella dei giudici dei gradi precedenti, ma solo di verificare che la loro decisione sia logicamente motivata e giuridicamente corretta. Poiché la motivazione della Corte d’Appello era stata ritenuta adeguata e coerente, il ricorso è stato giudicato inammissibile.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza
Questa ordinanza conferma un orientamento giurisprudenziale chiaro: la recidiva semplice non richiede requisiti particolarmente stringenti per la sua applicazione. È sufficiente una motivazione che, basandosi sui precedenti penali e sul percorso di vita del reo, evidenzi anche solo una minima ma persistente pericolosità sociale. Di conseguenza, la difesa non può limitarsi a contestare l’anzianità di un precedente, ma deve dimostrare l’assenza totale di tale pericolosità. La decisione comporta anche conseguenze economiche per il ricorrente, che, a seguito della dichiarazione di inammissibilità, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
Per applicare la recidiva semplice è necessaria una particolare gravità dei reati precedenti?
No, secondo l’ordinanza, per l’applicazione della recidiva semplice è sufficiente che i precedenti penali evidenzino anche solo una ‘tenue pericolosità’ del soggetto, senza che sia richiesta una specifica gravità dei reati pregressi.
Un reato molto vecchio può essere utilizzato per contestare la recidiva?
Sì, nel caso di specie la Corte ha ritenuto legittimo il riferimento a un tentato furto risalente al 1991, in quanto valutato unitamente a reati successivi (un delitto di usura commesso nel 2012) per fondare il giudizio sulla persistente pericolosità sociale dell’imputato.
Cosa succede quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, la condanna impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro, ritenuta congrua, in favore della cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45427 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 45427 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 12/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a CATANIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 19/01/2023 della CORTE APPELLO di CATANIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME;
Rilevato che con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Catania ha confermato la sentenza di condanna alla pena di mesi otto di reclusione pronunciata dal Tribunale di Catania il 24/7/2017 nei confronti di COGNOME NOME in relazione al reato di cui all’art. 75, comma 2, D.Lgs 159/2011;
Rilevato che con il ricorso si denuncia la violazione di legge e il vizio di motivazione in ordine all’applicazione della recidiva con riferimento a un tentato furto risalente all’anno 1991;
Rilevato che le doglianze sono manifestamente infondate in quanto la Corte territoriale, evidenziando che si tratta di recidiva semplice per la quale è sufficiente che questa evidenzi anche solo una “tenue pericolosità, facendo peraltro anche riferimento successivi (un delitto di usura commesso sono all’anno 2012), ha dato adeguato e coerente conto degli elementi posti a fondamento della conclusione cui è pervenuta (Sez. Un. n. 12602 del 17/12/2015, dep. 2016, Rv. 266818; Sez. 2, n.3896 del 20/01/2016, De Cotiis, RV. 265826; n.3609 del 18/01/2011, Sermone, RV. 249163; Sez. 6, n.41365 del 28/10/2010, COGNOME, RV. 248737);
Ritenuto pertanto che il ricorso è inammissibile in quanto manifestamente infondato e teso a sollecitare una diversa e alternativa lettura che non è consentita in questa sede (Sez. 6, n. 5465 del 04/11/2020, dep. 2021, F., Rv 280601; Sez. 2, n. 19411 del 12/03/2019, COGNOME, Rv. 276062);
Considerato che alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché – valutato il contenuto del ricorso e in mancanza di elementi atti a escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al versamento della somma, ritenuta congrua, di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso il 12/10/2023