LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Recidiva guida senza patente: basta il verbale

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24473/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando che per la recidiva guida senza patente è sufficiente la definitività di un precedente verbale. Tale definitività si acquisisce con la mancata opposizione o il mancato pagamento della sanzione, trasformando così una successiva violazione da illecito amministrativo a reato penale, senza necessità di un accertamento giudiziale del primo illecito.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Recidiva guida senza patente: quando un verbale non opposto conta come precedente penale

La guida senza patente non è sempre un reato. A seguito della depenalizzazione, questa condotta costituisce un illecito amministrativo, ma può tornare ad avere rilevanza penale in caso di recidiva guida senza patente nel biennio. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 24473/2024) ha chiarito un punto fondamentale: per integrare la recidiva, non è necessario un precedente accertamento giudiziale, ma è sufficiente la definitività di un verbale amministrativo non pagato e non opposto. Analizziamo la decisione e le sue implicazioni.

I Fatti del Caso

Un automobilista veniva condannato per il reato di guida senza patente. La condanna si basava sul fatto che, nei due anni precedenti, gli era già stata contestata la stessa violazione tramite un verbale di accertamento amministrativo. L’imputato non aveva né pagato la sanzione pecuniaria prevista dal verbale, né proposto ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace.

La difesa, sia in appello che in Cassazione, sosteneva che la mancata opposizione a un semplice verbale amministrativo non fosse una prova sufficiente per dimostrare la recidiva, ritenendo necessario un accertamento definitivo in sede giurisdizionale. In sostanza, si contestava che una ‘colpa’ amministrativa potesse automaticamente fondare una responsabilità penale.

La questione giuridica: la prova della recidiva guida senza patente

Il nucleo della controversia riguardava la natura della prova necessaria per configurare la recidiva guida senza patente. La legge, infatti, stabilisce che la seconda violazione nel biennio assume carattere penale, ma non specifica in dettaglio come debba essere accertata la definitività della prima.

L’imputato riteneva che solo una sentenza o un atto equipollente potesse ‘cristallizzare’ la precedente violazione, rendendola un presupposto valido per il reato. La Procura e i giudici di merito, invece, hanno seguito un orientamento più pragmatico, ritenendo che la mancata contestazione del verbale nei modi e nei termini di legge lo renda definitivo e, quindi, un precedente valido a tutti gli effetti.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato, aderendo pienamente all’orientamento giurisprudenziale consolidato. I giudici hanno ribadito i seguenti principi:

1. Sufficienza dell’accertamento amministrativo definitivo: Per integrare la recidiva nel biennio e far scattare il reato, non è necessaria una precedente condanna penale. È sufficiente che l’illecito amministrativo precedente sia stato ‘definitivamente accertato’.
2. Come si forma l’accertamento definitivo: L’accertamento diventa definitivo quando il trasgressore non paga la sanzione e non presenta ricorso contro il verbale entro i termini previsti. Questa inerzia equivale ad un’accettazione dell’addebito, rendendo l’accertamento incontestabile.
3. Onere della prova: Non è necessario che l’accusa produca un’attestazione formale della definitività del verbale. È sufficiente un ‘minimo di prova’, come la produzione del verbale stesso. Spetta poi all’imputato dimostrare, con elementi contrari, di aver proposto ricorso o di aver pagato la sanzione, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.

La Corte ha inoltre sottolineato come il motivo d’appello fosse stato formulato in modo generico, limitandosi a contestare la sufficienza della mera contestazione amministrativa senza confrontarsi con la puntuale motivazione del giudice di primo grado, che aveva già evidenziato l’assenza di qualsiasi impugnazione del verbale.

Infine, i giudici hanno rigettato anche la potenziale questione della prescrizione, ricordando che l’inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza impedisce di rilevare cause di non punibilità maturate dopo la sentenza impugnata.

Le Conclusioni

L’ordinanza in commento consolida un principio di estrema importanza pratica. Chi viene sanzionato per guida senza patente non può permettersi di ignorare il verbale. La mancata azione – sia essa il pagamento o l’impugnazione – ha la conseguenza diretta di rendere l’accertamento definitivo. Se la stessa persona viene nuovamente sorpresa alla guida senza patente entro i due anni successivi, non si troverà più di fronte a una semplice multa, ma a un procedimento penale. La decisione della Cassazione serve da monito: un illecito amministrativo, se non contestato, può diventare il solido fondamento per una successiva e più grave responsabilità penale.

Per la recidiva guida senza patente è sufficiente un precedente verbale non opposto?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che la mancata opposizione e il mancato pagamento di un verbale di accertamento per guida senza patente rendono l’illecito amministrativo ‘definitivo’, integrando così il presupposto della recidiva nel biennio per una successiva violazione.

Che tipo di prova è necessaria in giudizio per dimostrare la recidiva nel biennio?
Non è necessaria un’attestazione documentale formale della definitività dell’accertamento precedente. Secondo la Corte, è sufficiente un ‘minimo di prova’, come la semplice allegazione del verbale di contestazione, unita alla mancata produzione di prove contrarie da parte dell’imputato (ad esempio, la prova di aver presentato ricorso).

Un ricorso in Cassazione palesemente infondato può comunque far dichiarare la prescrizione del reato?
No. La giurisprudenza consolidata stabilisce che l’inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza non consente la formazione di un valido rapporto di impugnazione. Di conseguenza, preclude al giudice la possibilità di rilevare e dichiarare eventuali cause di non punibilità, come la prescrizione, maturate dopo la sentenza impugnata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati