Recidiva e Pericolosità Sociale: Quando il Ricorso è Inammissibile
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, offre un importante chiarimento sui presupposti che giustificano l’applicazione della recidiva e che possono condurre alla dichiarazione di inammissibilità di un ricorso. La pronuncia si concentra sulla valutazione della pericolosità dell’imputato, un elemento cruciale che deve essere desunto non solo dalla sua storia criminale, ma anche dalla gravità e dalla natura del reato per cui si procede. Questo caso evidenzia come un’adeguata motivazione da parte del giudice di merito possa rendere un’impugnazione sul punto “manifestamente infondata”.
I Fatti del Caso
La vicenda processuale ha origine dal ricorso presentato da un individuo avverso una sentenza della Corte d’Appello. L’imputato era stato condannato per il reato previsto dall’articolo 341-bis del codice penale (oltraggio a un pubblico ufficiale). Nel corso del giudizio di merito, i giudici avevano applicato l’aggravante della recidiva, tenendo conto dei numerosi precedenti penali a suo carico. L’imputato, tramite il suo difensore, ha deciso di impugnare la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando specificamente il vizio di motivazione relativo all’applicazione di tale aggravante.
La Decisione della Corte di Cassazione e la valutazione della recidiva
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul principio secondo cui l’appello è “manifestamente infondato”. I giudici di legittimità hanno ritenuto che la Corte d’Appello avesse fornito una motivazione logica e coerente per giustificare l’applicazione della recidiva. Non si è trattato di un automatismo basato unicamente sulla presenza di precedenti penali, ma di una valutazione ponderata della personalità dell’imputato e del contesto in cui il nuovo reato è stato commesso.
Le Motivazioni
Il cuore della motivazione risiede nella corretta analisi della pericolosità del soggetto. La Corte di Cassazione sottolinea come la sentenza impugnata avesse descritto in modo efficace il reato commesso. Non si trattava di un episodio isolato o di lieve entità, ma di un «grave episodio di insofferenza alle regole e di disprezzo verso i soggetti che sono investiti dell’autorità per farle rispettare».
Questa condotta, secondo i giudici, è un chiaro indicatore di una “accentuata pericolosità” dell’imputato. Tale pericolosità non è un dato astratto, ma si concretizza in un comportamento che si inserisce in un quadro più ampio di precedenti penali. Di conseguenza, la recidiva non è stata applicata come una mera formalità, ma come il giusto riconoscimento di una persistente tendenza a delinquere, manifestata attraverso un atto di grave disprezzo per le istituzioni. La motivazione della Corte d’Appello è stata quindi giudicata completa e priva di vizi logici, rendendo l’impugnazione pretestuosa e, quindi, inammissibile.
Le Conclusioni
L’ordinanza in commento ribadisce un principio fondamentale: un ricorso per cassazione che critica la motivazione sulla recidiva ha poche possibilità di successo se non è in grado di evidenziare una palese illogicità o una carenza argomentativa nella decisione del giudice di merito. Se, come in questo caso, la valutazione della pericolosità è ancorata a elementi concreti – la gravità del fatto e la storia criminale del reo – l’applicazione dell’aggravante è legittima. La dichiarazione di inammissibilità comporta, inoltre, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, un monito contro la presentazione di ricorsi meramente dilatori o privi di fondamento.
Quando un ricorso che contesta l’applicazione della recidiva può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso che contesta l’applicazione della recidiva è dichiarato inammissibile quando è manifestamente infondato, ovvero quando la motivazione della sentenza impugnata ha adeguatamente giustificato la pericolosità dell’imputato basandosi sulla gravità del reato commesso e sui suoi precedenti penali.
Quali elementi ha considerato la Corte per confermare la recidiva in questo caso?
La Corte ha considerato il reato come un “grave episodio di insofferenza alle regole e di disprezzo” verso l’autorità, che, unito ai molteplici precedenti penali dell’imputato, dimostrava una sua “accentuata pericolosità”.
Quali sono le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro (in questo caso, tremila euro) in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 3047 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 3047 Anno 2026
Presidente: NOME COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 24/11/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a GENOVA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 06/02/2025 della CORTE APPELLO di GENOVA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
MOTIVAZIONE
Ritenuto COGNOME che, COGNOME nel COGNOME dedurre COGNOME vizio COGNOME della COGNOME motivazione nell’applicazione della recidiva, il ricorso di COGNOME risulta manifestamente infondato perché nella sentenza impugnata si evidenzia come il reato ex art. 341-bis cod. pen. per il quale si procede, è adeguatamente rappresentato in termini di accentuata pericolosità dell’imputato perché costituisce un «grave episodio di insofferenza alle regole e di disprezzo verso i soggetti che sono investiti dell’autorità per farle rispettare» che si innesta nel contesto di molteplici precedenti penali a carico dell’imputato;
ritenuto, pertanto che il ricorso va dichiarato inammissibile con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso il 24/11/2025