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Recidiva: Cassazione annulla sentenza per motivazione

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna limitatamente all’aggravante della recidiva. Il caso riguardava un uomo condannato per possesso illegale di bastoni ‘tonfa’ e di dispositivi sonori e luminosi in uso alle forze di polizia. La Suprema Corte ha stabilito che la Corte d’appello non aveva adeguatamente motivato la sussistenza della recidiva, limitandosi a un’affermazione generica sulla reiterazione dei reati senza valutare l’effettiva e persistente inclinazione a delinquere del soggetto. La causa è stata rinviata per un nuovo esame sul punto.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Recidiva: Quando la Motivazione è Insufficiente? Il Caso Deciso dalla Cassazione

L’applicazione della recidiva nel diritto penale non è un automatismo, ma richiede una valutazione attenta e motivata da parte del giudice. Con la sentenza n. 25521/2024, la Corte di Cassazione ribadisce questo principio fondamentale, annullando una condanna per difetto di motivazione proprio su questo punto cruciale, che incide direttamente sulla determinazione della pena. Vediamo nel dettaglio la vicenda processuale e le importanti conclusioni della Suprema Corte.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine dalla condanna di un uomo ritenuto responsabile di due distinti reati. Il primo, per aver detenuto e portato fuori dalla propria abitazione due bastoni tipo “tonfa” senza giustificato motivo. Il secondo, per aver illecitamente detenuto un dispositivo lampeggiante e due trombe acustiche, ovvero contrassegni e dispositivi in uso ai corpi di polizia.

La Corte d’appello di Napoli aveva confermato la condanna di primo grado, riconoscendo anche la sussistenza della recidiva, un’aggravante che comporta un aumento della pena per chi torna a delinquere dopo una condanna definitiva. L’imputato ha quindi proposto ricorso in Cassazione, contestando due aspetti principali: la motivazione sulla recidiva e l’entità dell’aumento di pena.

I Motivi del Ricorso e la questione della recidiva

La difesa dell’imputato ha sostenuto che i giudici di merito avessero applicato l’aggravante della recidiva in modo quasi automatico, senza una reale motivazione. Secondo il ricorrente, la Corte d’appello si era limitata a constatare la presenza di precedenti penali, peraltro risalenti nel tempo e non specifici, senza spiegare perché questi dovessero essere considerati indice di una maggiore pericolosità sociale attuale.

In sostanza, la critica mossa alla sentenza impugnata era quella di aver omesso una valutazione concreta sulla personalità dell’imputato e sulla sua effettiva “inclinazione al delitto”, elemento che, secondo la giurisprudenza, giustifica l’applicazione di un trattamento sanzionatorio più severo.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il motivo di ricorso relativo alla recidiva, ritenendolo fondato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la recidiva trova la sua giustificazione nella “riscontrata insensibilità del soggetto agente al trattamento repressivo e rieducativo”. In altre parole, non è sufficiente un mero dato formale (la presenza di precedenti condanne), ma è necessario che tali precedenti siano indicativi di una “perdurante inclinazione al delitto” che ha influito sulla commissione del nuovo reato.

La Corte d’appello, nel caso di specie, si era limitata ad un’affermazione “apodittica”, ovvero data per scontata, sostenendo che la reiterazione dei reati fosse di per sé sintomatica di una maggiore capacità a delinquere. Questa, secondo la Cassazione, non è una motivazione sufficiente. Manca infatti l’analisi cruciale del legame tra i vecchi reati e quello nuovo, e la valutazione concreta se l’imputato rappresenti un soggetto che prosegue in un “processo delinquenziale già avviato”.

Le conclusioni

Sulla base di queste argomentazioni, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, ma limitatamente al punto sulla recidiva. L’accoglimento di questo motivo ha reso superfluo l’esame della seconda censura, relativa all’aumento di pena, poiché la nuova valutazione sulla recidiva inciderà inevitabilmente sul calcolo complessivo della sanzione.

La causa è stata quindi rinviata ad un’altra sezione della Corte d’appello di Napoli, che dovrà procedere a un nuovo giudizio sul punto. I nuovi giudici dovranno motivare in modo approfondito e non generico l’eventuale applicazione della recidiva, spiegando perché i precedenti dell’imputato siano effettivamente sintomo di una sua attuale pericolosità sociale e di una persistente inclinazione a commettere reati. Questa sentenza rappresenta un importante monito per i giudici di merito sull’obbligo di fornire una motivazione rafforzata quando si applicano aggravanti così significative.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza riguardo la recidiva?
La Corte ha annullato la sentenza perché la motivazione fornita dalla Corte d’appello era ‘apodittica’, cioè affermata senza un’adeguata argomentazione. I giudici di merito si erano limitati a constatare la ripetizione dei reati come sintomo di maggiore pericolosità, senza analizzare se i precedenti indicassero una concreta e persistente inclinazione a delinquere.

È sufficiente aver commesso altri reati in passato per essere considerati recidivi?
No. Secondo questa sentenza, il solo dato formale della presenza di precedenti condanne non basta. Il giudice deve spiegare in modo specifico come le condotte passate dimostrino un’insensibilità del reo al sistema sanzionatorio e una tendenza a delinquere che abbia influito sulla commissione del nuovo reato.

Cosa succede ora nel processo?
La causa è stata rinviata ad un’altra sezione della Corte d’appello di Napoli. Questo nuovo collegio dovrà riesaminare esclusivamente il punto relativo alla recidiva, applicando i principi di diritto stabiliti dalla Cassazione e fornendo una motivazione completa e adeguata. L’esito di questa nuova valutazione potrà modificare la pena finale inflitta all’imputato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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