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Reato reddito di cittadinanza: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32263/2024, ha stabilito che l’abrogazione del reddito di cittadinanza non cancella il reato per chi ha omesso di comunicare variazioni patrimoniali prima del 31 dicembre 2023. La Corte ha annullato una sentenza di proscioglimento del Tribunale di Perugia, chiarendo che una norma transitoria mantiene in vigore le sanzioni penali per i fatti pregressi, derogando al principio della legge più favorevole. Il caso riguarda il reato reddito di cittadinanza e la sua ultrattività.

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Pubblicato il 18 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reato Reddito di Cittadinanza: perché le sanzioni restano valide?

La recente abrogazione del reddito di cittadinanza ha sollevato numerosi dubbi sulla sorte dei procedimenti penali in corso. Molti si sono chiesti se l’abolizione della misura comportasse anche la cancellazione del reato reddito di cittadinanza per chi, in passato, non ha rispettato gli obblighi di comunicazione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32263 del 2024, ha fornito una risposta chiara: le sanzioni penali per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023 restano pienamente in vigore.

I Fatti del Caso

Il caso analizzato dalla Suprema Corte nasce da una decisione del Tribunale di Perugia. Un’imputata era accusata di aver omesso di comunicare una variazione del proprio patrimonio tra marzo e settembre 2021, superando così i limiti previsti per beneficiare del reddito di cittadinanza. Il Tribunale aveva dichiarato il non doversi procedere, sostenendo che il reato contestato non fosse più previsto dalla legge a seguito dell’abrogazione della normativa sul reddito di cittadinanza (D.L. 4/2019) a partire dal 1° gennaio 2024.
Contro questa decisione, il Procuratore Generale presso la Corte di Appello ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che il legislatore avesse previsto una specifica norma transitoria per garantire la continuità dell’applicazione delle sanzioni penali.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, annullando la sentenza del Tribunale e rinviando il caso alla Corte di Appello di Perugia per un nuovo giudizio. I giudici hanno affermato un principio fondamentale: l’abolizione della misura di sostegno non ha comportato un’automatica abolizione del reato per le condotte passate.

Le Motivazioni della Sentenza: l’ultrattività del reato reddito di cittadinanza

Il cuore della decisione risiede nell’interpretazione della normativa transitoria introdotta per gestire il passaggio dal reddito di cittadinanza alle nuove misure di inclusione. La Cassazione ha spiegato che, sebbene il D.L. 4/2019 sia stato abrogato dal 1° gennaio 2024, l’articolo 13 del successivo D.L. 48/2023 ha stabilito espressamente che per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023, le disposizioni penali dell’articolo 7 del D.L. 4/2019 continuano ad applicarsi.
Questa disposizione, secondo la Corte, rappresenta una deroga esplicita al principio della lex mitior (la legge più favorevole al reo), previsto dall’art. 2, comma 2, del codice penale. La scelta del legislatore non è irragionevole: essa mira a garantire la tutela penale per l’indebita erogazione del sussidio fino a quando la misura è rimasta in vigore. In altre parole, chi ha commesso un illecito durante il periodo di vigenza del reddito di cittadinanza non può beneficiare della sua successiva abrogazione per sfuggire alle conseguenze penali della propria condotta.
La Corte ha rafforzato questa interpretazione citando un proprio precedente (Sentenza n. 7541 del 2024), che aveva già chiarito come questa continuità normativa fosse stata pensata per coordinarsi con l’introduzione delle nuove incriminazioni relative al reddito di inclusione.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

La sentenza della Cassazione stabilisce un punto fermo di grande importanza. Coloro che sono sotto processo o indagine per il reato reddito di cittadinanza non possono sperare in un’archiviazione o in un proscioglimento basato sulla sola abrogazione della normativa. La volontà del legislatore è stata quella di assicurare che le condotte illecite commesse fino al 31 dicembre 2023 siano perseguite e sanzionate secondo le leggi in vigore al momento del fatto. Questa decisione garantisce la continuità della tutela penale degli interessi dello Stato e previene un vuoto normativo che avrebbe potuto portare all’impunità per numerose violazioni.

L’abrogazione del reddito di cittadinanza ha cancellato i reati commessi in passato?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che, grazie a una specifica norma transitoria (art. 13, d.l. 48/2023), le sanzioni penali previste per le violazioni relative al reddito di cittadinanza continuano ad applicarsi per tutti i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023.

Perché la nuova legge, che abolisce il reato, non si applica retroattivamente?
Normalmente si applica la legge più favorevole al reo (principio della lex mitior). Tuttavia, in questo caso il legislatore ha previsto una deroga esplicita, stabilendo che le vecchie norme penali restano in vigore per i fatti passati. Questa scelta serve a garantire la tutela penale fino alla completa cessazione della misura.

Cosa succede ora all’imputata nel caso specifico?
La sentenza di proscioglimento è stata annullata. Il processo dovrà essere celebrato nuovamente davanti alla Corte di Appello di Perugia, che dovrà riesaminare il caso applicando la normativa penale sul reddito di cittadinanza, ritenuta ancora vigente per i fatti contestati.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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