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Reato di usura: la Cassazione conferma la condanna

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura a carico di un soggetto che prestava denaro a tassi illeciti. La difesa aveva contestato l’utilizzo, da parte del consulente tecnico del Pubblico Ministero, di informazioni raccolte durante le indagini preliminari e non ancora confermate in aula. La Suprema Corte ha stabilito che il consulente può legittimamente consultare gli atti del fascicolo per svolgere il proprio incarico, purché i fatti vengano poi regolarmente accertati durante il dibattimento. È stata inoltre respinta la tesi della decadenza della parte civile per il deposito tardivo delle conclusioni scritte, qualificato come mera irregolarità formale.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reato di usura: la validità delle prove tecniche in Cassazione

Il reato di usura rappresenta una delle fattispecie più gravi contro il patrimonio e l’economia pubblica. Recentemente, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso complesso che riguarda non solo la sussistenza del reato, ma soprattutto le modalità di formazione della prova tecnica e i poteri istruttori del giudice.

L’analisi dei fatti e il ricorso

Un imputato era stato condannato nei primi due gradi di giudizio per aver praticato tassi usurari su diversi prestiti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sollevando tre questioni principali: l’illegittimità della consulenza tecnica basata su atti delle indagini, l’asserita revoca della parte civile per deposito tardivo delle conclusioni e l’uso dei poteri d’ufficio del giudice per ammettere nuove prove.

La consulenza tecnica nel reato di usura

Uno dei punti centrali del ricorso riguardava l’operato del consulente tecnico del PM. Secondo la difesa, l’esperto non avrebbe potuto utilizzare le dichiarazioni rese dalle vittime alla polizia giudiziaria prima del processo. Tuttavia, la giurisprudenza consolidata permette al consulente (e al perito) di prendere visione degli atti processuali per completare l’accertamento tecnico. La validità di tale analisi dipende dal fatto che i dati utilizzati siano poi confermati in aula durante il dibattimento, garantendo così il diritto di difesa.

La partecipazione della parte civile

Un’altra censura riguardava il momento in cui la parte civile ha presentato le proprie conclusioni scritte. La difesa sosteneva che il deposito avvenuto dopo l’inizio della discussione dovesse comportare una revoca implicita della costituzione. La Corte ha chiarito che l’ordine degli interventi previsto dal codice di procedura ha natura ordinatoria: un ritardo minimo non pregiudica il processo e non determina decadenze, restando una semplice irregolarità.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sul principio di conservazione degli atti e sulla ricerca della verità materiale. In merito al reato di usura, i giudici hanno ribadito che l’articolo 228 c.p.p. autorizza l’esperto a raccogliere informazioni da soggetti coinvolti, e tale facoltà include la consultazione di verbali già esistenti. Inoltre, il potere del giudice di disporre nuove prove ex art. 507 c.p.p. è stato ritenuto legittimo, poiché finalizzato a colmare lacune probatorie decisive per la sentenza. La Corte ha sottolineato che il contraddittorio è stato pienamente rispettato, avendo la difesa avuto modo di controesaminare sia il consulente che le persone offese.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione portano all’inammissibilità del ricorso e alla conferma della condanna. La sentenza riafferma che la consulenza tecnica è uno strumento valutativo che può attingere dal materiale d’indagine, purché il giudizio finale si basi su prove formate in dibattimento. Per chi si trova coinvolto in procedimenti per reato di usura, emerge chiaramente l’importanza di una strategia difensiva che si concentri sulla contestazione analitica dei calcoli tecnici e sull’attendibilità delle testimonianze in aula, piuttosto che su eccezioni procedurali relative alla fase investigativa.

Il consulente tecnico può usare le dichiarazioni rese alla polizia durante le indagini?
Sì, il consulente può consultare i verbali delle indagini per redigere la sua relazione, a patto che i contenuti siano poi verificati e confermati durante il dibattimento in tribunale.

Cosa succede se la parte civile presenta le conclusioni scritte in ritardo?
Il deposito tardivo delle conclusioni, se avviene prima della chiusura della discussione, è considerato una semplice irregolarità e non comporta la revoca della costituzione della parte civile.

Il giudice può decidere di assumere nuove prove di propria iniziativa?
L’articolo 507 del codice di procedura penale permette al giudice di disporre l’assunzione di nuove prove se risultano assolutamente necessarie per l’accertamento della verità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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