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Reato di usura e attendibilità della persona offesa

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per il reato di usura. Il ricorso è stato accolto poiché i giudici di merito non avevano adeguatamente motivato il rigetto della richiesta di rinnovazione dell’istruttoria, necessaria a causa dei gravi vuoti di memoria della vittima e della necessità di approfondire la sua attendibilità.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reato di usura: la Cassazione sull’attendibilità della vittima

Il reato di usura rappresenta una delle condotte più odiose nel panorama penale, colpendo soggetti in condizioni di fragilità economica. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha gettato nuova luce sui criteri con cui i giudici devono valutare la credibilità della persona offesa, specialmente quando il quadro probatorio appare incerto o lacunoso.

Il caso: prestiti usurari e amnesie in aula

La vicenda trae origine dalla condanna di tre imputati per diversi episodi di usura ai danni di un imprenditore locale. Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero approfittato dello stato di bisogno della vittima per applicare tassi di interesse esorbitanti. Tuttavia, durante il processo, la persona offesa ha manifestato numerosi e profondi vuoti di memoria, rendendo necessario il ricorso alle contestazioni basate sulle dichiarazioni rese anni prima durante le indagini preliminari.

La difesa degli imputati ha contestato fermamente l’attendibilità del teste, sottolineando come la mancanza di ricordi precisi su date, importi e modalità di restituzione del denaro rendesse impossibile una ricostruzione oggettiva dei fatti. Inoltre, è emerso che la vittima potrebbe aver avuto interessi confliggenti, essendo stata a sua volta coinvolta in attività di cambio assegni.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte, analizzando i ricorsi, ha rilevato una criticità fondamentale nella sentenza d’appello: la mancata motivazione riguardo al rigetto della richiesta di riascoltare la vittima e altri testimoni chiave. I giudici di legittimità hanno chiarito che, sebbene la testimonianza della persona offesa possa essere l’unico pilastro dell’accusa, essa deve essere sottoposta a un vaglio critico rigoroso, ancor più se la vittima è portatrice di interessi economici nel processo.

In presenza di un “deficit mnemonico” così marcato, il giudice non può limitarsi ad affermare che il teste sia sincero solo perché non mente palesemente; deve invece verificare se la ricostruzione fornita sia precisa e coerente con i riscontri esterni.

Stato di bisogno e aggravanti

Un altro punto toccato dalla sentenza riguarda l’aggravante dello stato di bisogno. La Corte ha ricordato che tale condizione non coincide con la semplice difficoltà economica, ma deve consistere in un assillo impellente che compromette la libertà contrattuale del soggetto. Nel caso di specie, la difesa aveva evidenziato che la vittima possedeva immobili e aveva ottenuto una rilevante vincita al gioco, elementi che avrebbero potuto smentire la sussistenza di un bisogno irreversibile.

Le motivazioni

Le motivazioni del provvedimento si fondano sulla violazione delle regole di valutazione della prova e sul vizio di motivazione. La Cassazione ha stabilito che la Corte di Appello non ha spiegato adeguatamente perché abbia ritenuto superflua la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. In particolare, di fronte a un’accusa che poggia quasi interamente su dichiarazioni predibattimentali confermate in modo laconico in udienza, il giudice ha l’obbligo di esplorare ogni fonte di prova che possa confermare o smentire la versione della vittima, garantendo così il diritto di difesa.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza viene annullata con rinvio per un nuovo giudizio. La Corte di Cassazione ribadisce che il reato di usura richiede una prova granitica non solo del tasso applicato, ma anche della credibilità intrinseca di chi denuncia. Il giudice di rinvio dovrà ora valutare se procedere a una nuova escussione della persona offesa, focalizzandosi sui punti oscuri emersi e garantendo una motivazione che non sia meramente apparente o illogica.

Come si valuta la testimonianza della vittima nel reato di usura?
La testimonianza può essere l’unica prova ma deve subire un vaglio rigoroso di attendibilità specialmente se la vittima ha interessi economici o manifesta vuoti di memoria.

Cosa si intende per stato di bisogno nell’usura?
È una condizione di necessità impellente che limita la volontà del soggetto spingendolo ad accettare prestiti a condizioni inique e non va confusa con la sola difficoltà finanziaria.

Quando deve essere rinnovata l’istruttoria in appello?
Il giudice deve disporre la rinnovazione se le prove acquisite sono incomplete o se nuovi elementi possono inficiare i risultati già ottenuti motivando chiaramente l’eventuale rigetto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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