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Reato di molestia: Cassazione su pena e procedibilità

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25596/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di molestia, commesso tramite numerose telefonate a sfondo sessuale al numero verde di un’azienda. La Corte ha stabilito che la nuova disciplina sulla procedibilità a querela non poteva applicarsi a un giudizio d’appello concluso prima della sua entrata in vigore. Ha inoltre confermato la legittimità della pena detentiva, anziché pecuniaria, data la tendenza dell’imputato a sottovalutare le sanzioni non detentive. Infine, ha escluso l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la natura reiterata della condotta molesta.

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Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reato di Molestia: Quando la Pena Detentiva è Giustificata e le Nuove Norme non si Applicano

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 25596/2023) offre importanti chiarimenti sul reato di molestia telefonica, affrontando tre questioni cruciali: l’applicabilità delle nuove norme sulla procedibilità a querela, la scelta tra pena detentiva e pecuniaria e i limiti della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione conferma la condanna a un mese di arresto per un uomo che aveva effettuato numerose telefonate moleste a un’azienda, delineando principi di grande rilevanza pratica.

I Fatti del Caso: Telefonate Insistenti a un Numero Verde

Il caso ha origine dalla condotta di un uomo che, tra il 29 e il 30 ottobre 2017, aveva effettuato una serie di telefonate, anche a sfondo sessuale, al numero verde di una società commerciale. Per questi fatti, il Tribunale di Milano lo aveva condannato alla pena di un mese di arresto per il reato previsto dall’art. 660 del codice penale (molestia o disturbo alle persone). La decisione era stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Milano.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

L’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione basandosi su tre motivi principali:
1. Errata applicazione della legge penale sulla procedibilità: Si sosteneva che il giudizio d’appello avrebbe dovuto essere sospeso in attesa dell’entrata in vigore delle nuove norme (la cosiddetta Riforma Cartabia) che hanno reso il reato di molestia procedibile a querela della persona offesa.
2. Errata applicazione della legge penale sulla pena: Si contestava l’applicazione di una pena detentiva (l’arresto) invece di una più lieve pena pecuniaria, lamentando una mancanza di motivazione sul punto.
3. Mancata applicazione della causa di non punibilità: Si lamentava che i giudici di merito non avessero applicato l’istituto della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), che avrebbe escluso la punibilità.

Il reato di molestia e la decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo tutte le censure mosse dalla difesa. Vediamo nel dettaglio le argomentazioni della Suprema Corte.

La Questione della Procedibilità a Querela

Il primo motivo è stato giudicato manifestamente infondato. La Corte ha osservato che al momento della decisione d’appello (13 ottobre 2022), la norma che modificava il regime di procedibilità del reato non era ancora in vigore. La sua entrata in vigore era prevista per il 1° novembre 2022, termine poi differito al 30 dicembre 2022. Pertanto, il giudice d’appello non aveva alcun obbligo giuridico di sospendere il processo in attesa di una legge futura e incerta. Il fatto che la norma sia entrata in vigore successivamente non rileva, poiché l’inammissibilità del ricorso impedisce che il procedimento possa essere considerato ancora “pendente” ai fini dell’applicazione delle nuove disposizioni.

Pena Detentiva Anziché Pecuniaria: Una Scelta Motivata

Anche il secondo motivo è stato ritenuto inammissibile. La Cassazione ha sottolineato come la Corte d’Appello avesse adeguatamente motivato la scelta della pena detentiva. I giudici di merito avevano infatti evidenziato che l’imputato era già stato condannato in passato a pene pecuniarie, dimostrando di “sottovalutare tali condanne”. Di conseguenza, una pena detentiva come l’arresto è stata ritenuta l’unica idonea a svolgere una funzione rieducativa, scoraggiando future recidive. Il ricorso, secondo la Corte, si era limitato a considerazioni generiche senza confrontarsi con questa specifica e puntuale motivazione.

L’Esclusione della Particolare Tenuità del Fatto nel reato di molestia

Infine, la Corte ha dichiarato inammissibile anche il terzo motivo. È stato chiarito che, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può trovare applicazione nel reato di molestia quando questo è realizzato, come nel caso di specie, attraverso la “reiterazione della condotta tipica”. Le numerose telefonate integrano una condotta ripetuta che, per scelta normativa, è incompatibile con il riconoscimento della particolare tenuità. In questi casi, il giudice non è nemmeno tenuto a fornire una specifica motivazione per escluderla.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano su tre pilastri giuridici. Primo, il principio di tempus regit actum, secondo cui la legge applicabile è quella in vigore al momento della decisione, rendendo irrilevanti le modifiche normative successive, soprattutto in un contesto processuale già definito. Secondo, la discrezionalità del giudice nella commisurazione della pena deve essere motivata e finalizzata alla rieducazione del condannato, come previsto dalla Costituzione; in questo caso, la scelta della pena detentiva è stata giustificata dalla inefficacia di precedenti sanzioni pecuniarie. Terzo, l’istituto della particolare tenuità del fatto ha dei limiti applicativi ben definiti dalla legge e dalla giurisprudenza, e la condotta abituale o reiterata, come nel caso delle molestie telefoniche ripetute, ne preclude l’operatività.

Le conclusioni

La sentenza ribadisce la serietà con cui l’ordinamento giuridico tratta il reato di molestia, anche quando commesso tramite telefono. La decisione chiarisce che le riforme procedurali non possono travolgere decisioni già prese secondo la legge vigente al momento. Sottolinea inoltre che la scelta della sanzione penale deve essere individualizzata e può legittimamente orientarsi verso la pena detentiva quando le pene pecuniarie si sono dimostrate inefficaci. Infine, consolida il principio per cui la reiterazione delle molestie esclude a priori la possibilità di considerare il fatto di particolare tenuità, garantendo così una tutela effettiva contro le condotte persecutorie e disturbanti.

Una nuova legge che rende un reato procedibile a querela si applica a un processo d’appello già concluso prima della sua entrata in vigore?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che il giudice d’appello non aveva alcun obbligo di attendere o applicare una norma non ancora in vigore al momento della sua decisione. La legge applicabile è quella vigente al momento del giudizio.

Perché per il reato di molestia è stata applicata una pena detentiva (arresto) invece di una multa?
La Corte ha ritenuto giustificata la pena detentiva perché l’imputato aveva già ricevuto in passato condanne a pene pecuniarie, dimostrando di sottovalutarle. La pena dell’arresto è stata quindi considerata più adatta a svolgere una funzione rieducativa ed a prevenire la reiterazione del reato.

È possibile invocare la “particolare tenuità del fatto” per il reato di molestia commesso con telefonate ripetute?
No. La Cassazione ha stabilito che quando il reato di molestia (art. 660 c.p.) è realizzato tramite la reiterazione della condotta, come nel caso di numerose telefonate, l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è esclusa per scelta normativa, senza necessità di una specifica motivazione da parte del giudice.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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