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Reato di evasione: il passaggio segreto costa la condanna

Una donna, sottoposta alla misura degli arresti domiciliari, è stata sorpresa a fumare sul balcone della sorella, anch’essa ai domiciliari. I Carabinieri hanno scoperto che i due appartamenti, catastalmente distinti, erano collegati da un passaggio segreto nascosto dietro due armadi. La donna ha impugnato la condanna per il reato di evasione, sostenendo la particolare tenuità del fatto e la brevità dell’allontanamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per abitazione si intende solo lo spazio domestico direttamente occupato, escludendo proprietà attigue. Inoltre, la presenza del passaggio segreto dimostra un’intensa volontà di eludere i controlli, escludendo qualsiasi ipotesi di lieve entità. La condanna a un anno di reclusione è stata quindi confermata.

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Pubblicato il 9 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 5277 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 6 n. 5277/2022)

Il reato di evasione e il passaggio segreto tra appartamenti

Il reato di evasione scatta anche per piccoli spostamenti se questi violano i limiti dello spazio domestico autorizzato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione affronta il caso singolare di una donna sottoposta agli arresti domiciliari. I Carabinieri hanno sorpreso l’imputata sul balcone della sorella, anch’essa sottoposta alla medesima misura restrittiva. Le due donne abitavano in appartamenti adiacenti ma catastalmente distinti. Durante il controllo, i militari hanno scoperto un vero e proprio passaggio segreto tra le due abitazioni. Un varco nel muro collegava le case ed era abilmente nascosto dietro due armadi. La donna ha cercato di giustificarsi parlando di una semplice pausa per fumare una sigaretta. La difesa ha sostenuto l’insussistenza del reato a causa del rapido rientro in casa. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto la condotta estremamente grave proprio a causa del trucco utilizzato per eludere la vigilanza.

I confini invalicabili del domicilio coatto

La legge definisce in modo molto rigido il concetto di abitazione per chi si trova agli arresti domiciliari. Lo spazio di movimento consentito coincide esclusivamente con l’unità abitativa in cui la persona conduce la propria vita domestica. Questo perimetro esclude aree condominiali, giardini, cortili o appartamenti confinanti, anche se appartenenti a stretti familiari. La restrizione serve a garantire la reperibilità immediata del soggetto da parte delle forze dell’ordine. I controlli di polizia devono infatti avvenire con prontezza e senza ostacoli. Nel caso specifico, l’imputata ha superato il confine della propria abitazione per entrare in quella della sorella. Il fatto che le due case fossero comunicanti non cancella la violazione della misura cautelare. La distinzione catastale degli immobili conferma che si trattava di due dimore diverse. Di conseguenza, il superamento della soglia di casa configura pienamente la condotta illecita, indipendentemente dalla durata dell’allontanamento o dalle motivazioni personali addotte dalla difesa.

Le motivazioni della Cassazione sul reato di evasione

I giudici di legittimità hanno respinto ogni tesi difensiva basata sulla particolare tenuità del fatto. La Corte ha chiarito che l’applicazione della causa di non punibilità richiede una minima offensività della condotta. Nel caso in esame, la creazione di un varco nascosto dietro i mobili dimostra una precisa e intensa volontà di aggirare le prescrizioni del giudice. Questa pianificazione esclude in radice la possibilità di considerare il fatto come episodico o di lieve entità. La condotta elusiva ha reso i controlli delle forze dell’ordine aleatori e difficoltosi. L’imputata poteva infatti spostarsi liberamente tra le due abitazioni e rientrare rapidamente per simulare la propria presenza al momento dell’arrivo dei militari. La Corte ha quindi confermato che l’inganno strutturale azzera qualsiasi ipotesi di buona fede o di minima colpevolezza, rendendo inevitabile la punizione penale.

Le conclusioni della sentenza e le sanzioni per l’imputata

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa dell’imputata. Questa decisione rende definitiva la condanna a un anno di reclusione per il reato di evasione originariamente inflitta dal Tribunale e confermata dalla Corte d’Appello. Oltre alla pena detentiva, la ricorrente deve farsi carico delle spese del procedimento giudiziario. I giudici hanno inoltre condannato la donna al pagamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione economica colpisce la presentazione di un ricorso giudicato manifestamente infondato e generico. La decisione ribadisce la linea dura della giurisprudenza contro i tentativi di aggirare le misure cautelari attraverso stratagemmi domestici.

Cosa rischia chi si allontana dagli arresti domiciliari per andare in un appartamento adiacente?
Chi si allontana dal proprio domicilio coatto, anche solo per recarsi nell’appartamento vicino di un parente, commette il reato di evasione, poiché l’abitazione autorizzata coincide solo con lo specifico spazio catastale di residenza.

Si può invocare la particolare tenuità del fatto se l’allontanamento è breve?
No, la particolare tenuità del fatto viene esclusa se il soggetto ha utilizzato stratagemmi o inganni, come un passaggio nascosto, che dimostrano una chiara volontà di eludere i controlli di polizia.

Quali sono le conseguenze se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
L’inammissibilità del ricorso rende definitiva la condanna penale precedentemente inflitta e comporta l’obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Evasione
Il reato commesso da chi si allontana illegalmente dal luogo in cui è legalmente trattenuto o sottoposto agli arresti domiciliari.
Arresti domiciliari
Misura cautelare che impone all'imputato di non allontanarsi dalla propria abitazione o da un altro luogo di privata dimora.
Particolare tenuità del fatto
Causa di non punibilità che si applica quando l'offesa provocata dal reato è particolarmente lieve e il comportamento non è abituale.
Dolo
La volontà cosciente e intenzionale di commettere un reato, comprendendo sia l'azione sia le sue conseguenze.
Inammissibilità
La condizione per cui un ricorso non può essere esaminato nel merito dai giudici perché privo dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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