Reato di evasione: i limiti del ricorso in Cassazione
Il reato di evasione è una fattispecie che punisce chiunque, legalmente arrestato o detenuto per un reato, evada. La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 50516/2023 offre importanti spunti di riflessione sulla corretta formulazione dei motivi di ricorso e sulla necessità di rispettare il principio di devoluzione tra i diversi gradi di giudizio.
Il caso del reato di evasione e la condanna
Due soggetti sono stati condannati per la violazione dell’art. 385 del codice penale. Dopo la sentenza della Corte d’Appello, i condannati hanno proposto ricorso per Cassazione contestando diversi aspetti della decisione: dalla responsabilità penale alla valutazione delle prove, fino al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
La dinamica processuale e i motivi del ricorso
I ricorrenti hanno cercato di ottenere una revisione della pena e una diversa lettura dei fatti. Tuttavia, la difesa ha presentato motivi che la Corte ha definito “comuni” e privi della necessaria specificità. In particolare, è emerso che alcune questioni cruciali, come la dosimetria della pena e l’applicabilità dell’art. 131-bis c.p., non erano state adeguatamente sollevate durante il giudizio di secondo grado.
Inammissibilità e reato di evasione: i motivi della Corte
La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di merito. Quando i motivi di ricorso si limitano a sollecitare una diversa valutazione delle prove o una rivisitazione dei fatti, essi devono essere dichiarati inammissibili. La Cassazione ha il compito di verificare la legittimità della motivazione, non di sostituirsi al giudice di merito nella ricostruzione degli eventi.
La mancata devoluzione in appello
Un punto centrale della decisione riguarda la cosiddetta “mancata devoluzione”. Se un imputato non contesta specifici punti della sentenza di primo grado davanti alla Corte d’Appello, non può poi dolersi della loro mancata valutazione in Cassazione. Questo principio garantisce la stabilità del processo e impedisce che vengano introdotte nuove questioni in una fase in cui il controllo è limitato alla sola legittimità.
Le motivazioni
Le motivazioni addotte dalla Corte di Cassazione si fondano sulla genericità dei motivi di ricorso. I giudici hanno rilevato che i ricorrenti non si sono confrontati realmente con la motivazione della sentenza impugnata, limitandosi a riproporre tesi già vagliate o a richiedere un nuovo esame del materiale probatorio. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto è stato ritenuto corretto in quanto le doglianze non erano state devolute specificamente alla cognizione della Corte d’Appello, rendendo i motivi proposti in sede di legittimità del tutto tardivi e privi di fondamento giuridico.
Le conclusioni
Le conclusioni della Corte portano alla dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi, con la conseguente condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia sottolinea l’importanza di una strategia difensiva che sia puntuale sin dal secondo grado di giudizio. Per chi affronta un’accusa per reato di evasione, è fondamentale che ogni eccezione, dalla tenuità del fatto alla corretta determinazione della pena, venga cristallizzata correttamente nei motivi di appello per poter essere eventualmente difesa davanti alla Suprema Corte.
Cosa succede se non si contesta un punto della sentenza in appello?
Se una questione non viene sollevata specificamente davanti alla Corte d’Appello, non può essere proposta in Cassazione, poiché si considera non devoluta al giudice superiore.
Si può chiedere la particolare tenuità del fatto in Cassazione?
La richiesta è ammissibile solo se è stata già oggetto di discussione nei gradi precedenti e se il ricorso contesta un vizio di motivazione del giudice di merito sul punto.
Perché la Cassazione non valuta nuovamente le prove?
La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità e non di merito; il suo compito è verificare che la legge sia stata applicata correttamente e che la motivazione sia logica.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 50516 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 50516 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 15/09/2023
ORDINANZA
sui ricorsi proposti da: COGNOME NOME NOME a AGRIGENTO il DATA_NASCITA
COGNOME NOME NOME a AGRIGENTO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 29/09/2022 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
R.G. n. 16782/2023
CONSIDERATO IN FATTO E IN DIRITTO
Visti gli atti, la sentenza impugnata (condanna per il reato previsto dall’art. 385 cod. pe Esaminati i comuni motivi dei ricorsi, relativi al giudizio di responsabilità, alla valutazion prove, alla configurabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatt dosimetria della pena ed al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche;
Ritenuti i motivi inammissibili perché, quanto alla dosimetria della pena, al diniego de circostanze attenuanti generiche e al mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, non devoluti specificamente alla cognizione della Corte di appel e, comunque, perché generici rispetto alla motivazione, anche implicita, della sentenza impugnata, con la quale obiettivamente non si confrontano, e sostanzialmente volti a sollecitar una diversa valutazione delle prove e una rivisitazione dei fatti;
Rilevato, pertanto, che i ricorsi devono essere dichiarati inammissibili, con la condanna d ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore dell Cassa delle ammende;
P. Q. M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 15 settembre 2023.