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Reato di evasione e spesa fuori orario: la sentenza

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un uomo in detenzione domiciliare sorpreso fuori dalla propria abitazione con le buste della spesa. La difesa sosteneva la particolare tenuità del fatto, ma i giudici hanno rigettato il ricorso evidenziando che l’imputato non aveva fornito giustificazioni valide né aveva utilizzato i canali ufficiali per richiedere variazioni di orario. È stata inoltre confermata la legittimità del calcolo della pena, comprensivo di recidiva, poiché le contestazioni tardive su quest’ultimo punto sono state dichiarate inammissibili.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reato di evasione: fare la spesa fuori orario costa caro

Il reato di evasione non scatta solo in caso di fughe spettacolari, ma anche per violazioni apparentemente minime delle prescrizioni imposte dalla detenzione domiciliare. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito che allontanarsi dal domicilio per fare la spesa, al di fuori degli orari consentiti, integra pienamente la fattispecie penale, escludendo l’applicazione di benefici legati alla particolare tenuità del fatto.

Analisi dei fatti e violazione dei domiciliari

Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura della detenzione domiciliare. Durante un controllo, le autorità di polizia lo hanno sorpreso all’esterno della sua abitazione con delle buste della spesa in mano. L’imputato si trovava in un orario non distante da quello in cui gli era normalmente consentito allontanarsi, ma comunque privo di autorizzazione specifica per quel momento. La difesa ha cercato di derubricare l’accaduto a una condotta di scarsa rilevanza offensiva, puntando sull’assenza di un reale pericolo di fuga.

La decisione della Corte sul reato di evasione

I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, confermando la condanna inflitta nei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che il reato di evasione si configura ogni volta che il soggetto si sottrae al controllo, indipendentemente dalla distanza percorsa o dal tempo trascorso fuori casa. La giustificazione della spesa non è stata ritenuta sufficiente a escludere la punibilità, poiché l’ordinamento offre strumenti leciti per gestire necessità quotidiane.

Esclusione della particolare tenuità del fatto

L’applicazione dell’art. 131-bis c.p. è stata negata con fermezza. Secondo la Cassazione, la particolare tenuità del fatto nel reato di evasione richiede un’offensività minima che non è stata riscontrata in questo caso. L’imputato non ha fornito alcuna prova di necessità impellente e, soprattutto, avrebbe potuto rivolgersi agli uffici competenti (U.E.P.E.) per richiedere una modifica degli orari autorizzati. L’omissione di tale procedura formale aggrava la posizione del detenuto.

Il nodo della recidiva e dei motivi aggiunti

Un altro punto cruciale della sentenza riguarda la recidiva. La difesa aveva tentato di contestarne l’applicazione attraverso note di trattazione scritta presentate durante l’appello. Tuttavia, la Corte ha dichiarato inammissibile tale doglianza. Il principio espresso è chiaro: i motivi nuovi o aggiunti possono riguardare solo i capi della sentenza già impugnati nell’atto originario. Se l’appello iniziale non riguardava specificamente la recidiva, non è possibile introdurre tale contestazione in un secondo momento.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sulla necessità di garantire l’effettività del controllo giudiziario. Il reato di evasione lede l’interesse dello Stato all’esecuzione delle pene e alla vigilanza sui condannati. La Corte ha sottolineato che il giudizio sulla tenuità dell’offesa deve basarsi su criteri oggettivi e soggettivi: la mancanza di una giustificazione valida e la possibilità di agire legalmente rendono la condotta non meritevole di impunità. Inoltre, la discrezionalità del giudice di merito nel bilanciamento tra attenuanti e recidiva è stata esercitata correttamente, mantenendo la pena entro il minimo edittale.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che la detenzione domiciliare richiede un rispetto rigoroso dei tempi e dei modi stabiliti dal giudice. Il reato di evasione non ammette deroghe per ragioni di comodità personale o per necessità che avrebbero potuto essere pianificate e autorizzate preventivamente. Per chi si trova in regime di restrizione, la via della legalità procedurale rimane l’unica protezione contro nuove condanne penali e l’inasprimento della pena dovuto alla recidiva.

Si rischia l’evasione se si esce di casa solo per pochi minuti?
Sì, allontanarsi dal domicilio durante la detenzione senza autorizzazione configura il reato, a prescindere dalla durata dell’assenza o dalla vicinanza all’abitazione.

Fare la spesa può essere considerata una giustificazione valida?
No, la spesa è un’attività programmabile. Il detenuto deve richiedere una modifica degli orari agli uffici competenti anziché violare le prescrizioni del giudice.

È possibile contestare la recidiva dopo aver presentato l’appello?
No, se la recidiva non è stata contestata nell’atto di appello principale, non può essere oggetto di motivi aggiunti o note scritte tardive.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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