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Reato di danneggiamento: intrusione e ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di danneggiamento aggravato a carico di un individuo introdottosi abusivamente in un immobile altrui insieme a un complice. I giudici di merito avevano accertato la colpevolezza grazie alle testimonianze, all’intervento tempestivo delle forze dell’ordine e ai rilievi fotografici. La difesa ha presentato ricorso lamentando vizi di motivazione, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Le censure proposte miravano infatti a una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. Inoltre, la gravità del danno e la capacità a delinquere dell’autore impediscono ogni clemenza sanzionatoria.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44104 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 44104/2022)

La vicenda e l’accertamento del reato di danneggiamento

I giudici di merito hanno condannato un imputato per il reato di danneggiamento aggravato commesso all’interno di un’abitazione privata. L’uomo si era introdotto abusivamente nell’immobile insieme a un complice. Una segnalazione tempestiva ha consentito l’intervento immediato delle forze dell’ordine sul luogo dei fatti. Gli agenti hanno colto i soggetti direttamente all’interno della struttura residenziale.

Le prove raccolte durante l’indagine hanno blindato il quadro accusatorio in modo inequivocabile. La testimonianza oculare ha descritto con precisione la condotta illecita. I successivi rilievi fotografici hanno documentato i danni materiali arrecati all’immobile violato. I giudici territoriali hanno escluso ogni ricostruzione alternativa proposta dalla difesa dell’accusato.

Il ricorso difensivo sul reato di danneggiamento

Il condannato ha impugnato la sentenza di secondo grado dinanzi alla Corte di Cassazione sollevando tre motivi principali. In primo luogo, la difesa ha contestato la violazione di legge e la presunta contraddittorietà della motivazione sulla colpevolezza. La parte ricorrente ha cercato di accreditare una versione differente rispetto a quanto accertato nel processo.

In secondo luogo, il ricorrente ha lamentato il mancato riconoscimento della speciale causa di non punibilità legata alla particolare tenuità del fatto. Secondo la tesi difensiva, l’episodio presentava un disvalore minimo. Infine, l’impugnazione ha censurato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, ritenendo la pena finale eccessivamente severa rispetto alla condotta contestata.

I limiti del controllo di legittimità penale

I giudici della Suprema Corte hanno ribadito i confini invalicabili del proprio sindacato. Nel processo penale, la Cassazione controlla la correttezza logico-giuridica del provvedimento impugnato senza poter compiere un terzo grado di giudizio sui fatti storici.

La difesa non può limitarsi a riproporre le medesime doglianze fattuali già respinte dalla Corte di Appello. Le critiche generiche e meramente ripetitive rendono il ricorso non consentito dalla legge. Quando il giudice territoriale spiega le proprie conclusioni con argomenti logici e persuasivi, la ricostruzione degli eventi resta definitiva e non più modificabile.

Le motivazioni sul reato di danneggiamento e la gravità della condotta

La Corte di Cassazione ha analizzato i singoli motivi di gravame evidenziando la corretta applicazione delle norme da parte dei giudici di merito. Il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto risulta perfettamente motivato. L’intrusione abusiva e l’entità del danno economico escludono qualsiasi minima offensività.

Le modalità esecutive dell’azione criminosa hanno dimostrato una spiccata capacità a delinquere dell’autore. Tale elemento negativo preclude sia la causa di non punibilità sia la concessione delle attenuanti generiche. Il giudice del merito ha legittimamente valorizzato questi aspetti sfavorevoli per calibrare il trattamento sanzionatorio.

Le conclusioni: inammissibilità e conseguenze per il reato di danneggiamento

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso integralmente inammissibile a causa della genericità delle censure difensive. L’imputato perde definitivamente la causa e subisce la conferma integrale della condanna penale inflitta nei precedenti gradi.

La declaratoria di inammissibilità comporta pesanti conseguenze economiche a carico del ricorrente. Il condannato deve pagare integralmente le spese del procedimento giudiziario. La Corte ha inoltre disposto a suo carico il pagamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Quando la Cassazione dichiara inammissibile un ricorso penale?
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso quando i motivi sono generici, si limitano a contestare la ricostruzione dei fatti storici o ripropongono tesi già disattese dai giudici territoriali con motivazione logica.

Cosa impedisce l’applicazione della particolare tenuità del fatto?
L’applicazione della particolare tenuità del fatto viene esclusa quando le modalità dell’azione denotano una consistente capacità a delinquere e l’entità del danno materiale cagionato non risulta modesta.

Quali sanzioni economiche comporta un ricorso dichiarato inammissibile?
La persona che propone un ricorso inammissibile deve pagare tutte le spese del procedimento giudiziario e versare una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, solitamente compresa tra mille e tremila euro.

Termini giuridici

Inammissibilità del ricorso
Rifiuto dell'atto da parte del giudice quando mancano i requisiti minimi di legge o i motivi risultano generici e non consentiti.
Particolare tenuità del fatto
Causa di non punibilità che scatta quando il danno provocato è minimo e il comportamento dell'autore non risulta grave.
Attenuanti generiche
Fattori positivi valutati dal giudice per ridurre la pena finale inflitta al condannato.
Giudizio di legittimità
Controllo svolto dalla Corte di Cassazione sul corretto rispetto delle leggi, senza rivalutare le prove o ricostruire i fatti storici.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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