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Reato di calunnia: firma gli assegni ma denuncia il furto

Un uomo è stato condannato per il reato di calunnia e falsa testimonianza. Il soggetto aveva denunciato lo smarrimento di tre assegni, accusando ingiustamente i legittimi riceventi di ricettazione, pur avendoli firmati e consegnati personalmente per saldare un debito. Successivamente, durante il processo a carico dei due accusati, l’uomo ha mentito sotto giuramento negando l’autenticità delle proprie firme per evitare la condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la perizia grafologica non è obbligatoria se la consulenza tecnica del Pubblico Ministero, già acquisita agli atti con il consenso delle parti e discussa in aula, risulta chiara, scientificamente corretta e logicamente ineccepibile per dimostrare la paternità delle firme.

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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 9207 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 6 n. 9207/2022)

Il reato di calunnia e la falsa testimonianza per coprire un debito

La vicenda nasce da un tentativo di evitare il pagamento di un debito attraverso una falsa denuncia. Il protagonista della vicenda, denominato d’ora in avanti come il Debitore, ha consegnato tre assegni bancari a un creditore, qui definito come il Creditore, e a suo figlio. I titoli servivano a saldare pendenze economiche precedenti. Successivamente, il Debitore ha denunciato lo smarrimento del libretto degli assegni. Questa mossa ha fatto scattare un’accusa ingiusta di ricettazione (l’acquisto o possesso di beni di provenienza illecita) nei confronti del Creditore. Il Debitore ha così integrato la condotta tipica che configura il reato di calunnia, avendo incolpato di un reato una persona che sapeva essere del tutto innocente.

La bugia in tribunale per evitare le conseguenze penali

La situazione si è complicata ulteriormente durante il processo penale avviato contro il Creditore. Chiamato a testimoniare sotto giuramento, il Debitore ha negato fermamente di aver mai firmato e consegnato quegli assegni. Ha mentito anche sulle circostanze dell’incontro avvenuto con le controparti. Questo comportamento ha aggiunto una seconda grave accusa: il reato di falsa testimonianza. Il Debitore ha agito con lo scopo preciso di assicurarsi l’impunità dal precedente reato di calunnia, sperando che la sua versione dei fatti convincesse i giudici della colpevolezza del Creditore.

Il ruolo decisivo della consulenza grafologica

La difesa del Debitore ha cercato di smontare le accuse contestando l’utilizzo di una consulenza grafologica svolta durante le indagini preliminari. Secondo la tesi difensiva, i giudici avrebbero dovuto disporre una perizia d’ufficio (un accertamento tecnico neutrale ordinato direttamente dal giudice) anziché basarsi sulla consulenza tecnica del Pubblico Ministero. La difesa sosteneva inoltre che l’accertamento non avesse rispettato le necessarie garanzie difensive. Tuttavia, l’analisi scientifica della scrittura aveva già dimostrato in modo inequivocabile che le firme sugli assegni appartenevano proprio al Debitore.

Le motivazioni della Cassazione sul reato di calunnia e sull’uso delle prove scientifiche

La Corte di Cassazione ha rigettato ogni obiezione della difesa, confermando la condanna per il reato di calunnia e falsa testimonianza. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudice di merito non ha l’obbligo di disporre una nuova perizia d’ufficio quando gli elementi forniti dalla consulenza tecnica di parte sono già completi, logici e privi di incertezze scientifiche. La perizia è infatti un mezzo di prova neutrale, la cui ammissione rientra nella discrezionalità del giudice. Nel caso specifico, la relazione del consulente dell’accusa era stata inserita nel fascicolo del dibattimento con il pieno consenso delle parti. Inoltre, l’esperto era stato esaminato in aula nel pieno rispetto del contraddittorio, consentendo anche al difensore dell’imputato di porre domande senza alcuna limitazione.

Le conclusioni della Suprema Corte sulla responsabilità del Debitore

La decisione finale della Suprema Corte mette un punto fermo sulla responsabilità penale del Debitore, dichiarando inammissibile il suo ricorso. Il tentativo di ribaltare la ricostruzione dei fatti e di richiedere una rivalutazione delle prove non è consentito nel giudizio di legittimità. Il Debitore è stato quindi condannato in via definitiva al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Inoltre, lo stesso dovrà risarcire le spese di rappresentanza e difesa sostenute nel giudizio dal Creditore, costituitosi parte civile, liquidate in oltre tremila e cinquecento euro. La sentenza riafferma il principio per cui l’utilizzo strategico di false denunce e false testimonianze trova un limite invalicabile negli accertamenti scientifici e nel rispetto delle regole processuali.

Cosa rischia chi denuncia il furto di assegni in realtà consegnati per pagare un debito?
Si rischia una condanna per il reato di calunnia se si accusa un soggetto sapendolo innocente, oltre alla possibile accusa di falsa testimonianza se si mente davanti al giudice.

Il giudice è obbligato a disporre una perizia grafologica d ufficio se la difesa la richiede?
No, il giudice può rifiutare la perizia se ritiene che la consulenza tecnica già presente agli atti sia chiara, scientificamente corretta e sufficiente per decidere.

Una consulenza tecnica svolta durante le indagini può essere usata come prova nel processo?
Sì, la consulenza tecnica può essere pienamente utilizzata se viene inserita nel fascicolo del dibattimento con il consenso delle parti e l esperto viene esaminato in aula.

Termini giuridici

Calunnia
Incolpare ingiustamente di un reato una persona davanti all'Autorità giudiziaria, sapendo che questa è innocente.
Falsa testimonianza
Affermare il falso, negare il vero o nascondere in tutto o in parte ciò che si sa sui fatti su cui si viene interrogati dal giudice.
Perizia
Un accertamento tecnico disposto dal giudice quando occorre svolgere indagini o acquisire dati che richiedono specifiche competenze scientifiche.
Consulenza tecnica
L'analisi e la valutazione svolte da un esperto nominato da una delle parti del processo per sostenere le proprie tesi tecniche.
Inammissibilità
L'impossibilità di esaminare nel merito un ricorso a causa della mancanza dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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