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Reato continuato: quando non si applica la disciplina

La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che applicava il reato continuato tra il porto illegale di un’arma e la successiva calunnia contro gli agenti. Secondo la Corte, la calunnia non faceva parte del piano originario, ma era una reazione estemporanea e imprevedibile all’arresto, rendendo impossibile configurare un unico disegno criminoso.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reato continuato: la Cassazione nega il vincolo con la calunnia successiva

L’istituto del reato continuato rappresenta un fondamentale strumento di mitigazione della pena, applicabile quando più reati sono frutto di un medesimo disegno criminoso. Tuttavia, una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 25540 del 2024, ha tracciato una linea netta, escludendone l’applicazione quando uno dei reati è una conseguenza imprevedibile e occasionale del primo. Il caso analizzato riguarda un soggetto che, dopo essere stato arrestato per detenzione e porto illegale di arma, ha calunniato gli agenti operanti durante l’udienza di convalida.

I fatti del caso: dall’arresto per porto d’armi alla calunnia

La vicenda ha origine con l’arresto di un individuo trovato in possesso di una pistola clandestina. Durante la successiva udienza di convalida, nel tentativo di difendersi, l’uomo ha accusato falsamente i Carabinieri di aver attestato circostanze non veritiere nel verbale di arresto. Per questi due fatti distinti – il reato in materia di armi e la calunnia – sono state emesse due sentenze di condanna.

Successivamente, in sede di esecuzione della pena, il Tribunale ha accolto l’istanza del condannato, riconoscendo il vincolo della continuazione tra i due reati. Il giudice ha ritenuto che la calunnia fosse espressione dello stesso disegno criminoso che aveva ispirato il reato legato all’arma, valorizzando la consequenzialità e la vicinanza temporale tra le condotte.

La decisione del Pubblico Ministero e i principi sul reato continuato

Il Procuratore della Repubblica ha impugnato questa decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che la ricostruzione del Tribunale fosse illogica. Secondo il ricorrente, era implausibile ipotizzare che l’imputato avesse “previsto”, sin dal momento in cui si era procurato l’arma, di essere arrestato e di dover poi calunniare gli agenti per difendersi. La calunnia, infatti, era scaturita da circostanze contingenti ed estemporanee.

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente questa tesi, ribadendo i principi consolidati in materia di reato continuato. Per poter applicare tale istituto, non è sufficiente una mera vicinanza temporale o un nesso funzionale tra i reati. È indispensabile dimostrare l’esistenza di un’unica e originaria programmazione criminosa, nella quale i reati successivi siano stati concepiti, almeno nelle loro linee essenziali, già al momento della commissione del primo.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che il programma criminoso non può essere confuso con una generica “concezione di vita ispirata all’illecito”. Deve trattarsi di un piano deliberato per conseguire un fine determinato. Nel caso di specie, il giudice dell’esecuzione ha commesso un errore logico: ha valorizzato la relazione cronologica e funzionale tra i reati senza verificare se fosse plausibile che l’imputato avesse pianificato di calunniare le forze dell’ordine prima ancora di essere fermato e controllato.

I giudici di legittimità hanno sottolineato come la calunnia sia stata, per necessità di cose, frutto di un’iniziativa del tutto estemporanea, una reazione all’arresto e al contenuto del verbale redatto dai militari. È del tutto irragionevole pensare che l’imputato, con “incredibili doti di preveggenza”, avesse potuto immaginare ex ante la dinamica dell’intervento dei Carabinieri e il contenuto degli atti per pianificare una falsa accusa.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale senza rinvio, escludendo definitivamente la possibilità di applicare il reato continuato nella fattispecie. La sentenza riafferma un principio cruciale: l’unicità del disegno criminoso va esclusa quando, nonostante la contiguità spazio-temporale e il nesso funzionale, uno degli episodi criminosi evidenzia una chiara “occasionalità”. Un reato commesso come reazione estemporanea a un evento imprevisto, come un arresto, non può essere considerato parte di un piano originario.

È possibile applicare il reato continuato tra il porto illegale di un’arma e la calunnia commessa durante l’udienza di convalida?
No, secondo la Corte di Cassazione non è possibile. La calunnia, in questo contesto, non è considerata parte di un piano criminoso preordinato, ma una reazione estemporanea e contingente all’arresto, che non poteva essere prevista al momento della commissione del primo reato.

Qual è il requisito essenziale per il riconoscimento del reato continuato?
Il requisito essenziale è la dimostrazione di un unico programma criminoso, deliberato fin dall’inizio per conseguire un determinato fine. I reati successivi devono essere stati concepiti, almeno nelle loro linee essenziali, già al momento della commissione del primo illecito.

La vicinanza di tempo e il legame funzionale tra due reati sono sufficienti a configurare la continuazione?
No, da soli non sono sufficienti. Sebbene siano indici importanti, non bastano se emerge che uno dei reati è frutto di una determinazione estemporanea e occasionale, non prevista nel piano originario, come nel caso di una calunnia decisa solo dopo aver subito un arresto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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