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Reato continuato: no a reingressi occasionali

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24774/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due violazioni del divieto di reingresso in Italia. La Corte ha stabilito che la mera successione di reati, anche se funzionali ad altri illeciti, non basta a configurare l’unicità del disegno criminoso se le condotte appaiono occasionali e prive di una programmazione unitaria iniziale.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reato Continuato: La Cassazione Nega il Beneficio per Reingressi Illegali Occasionali

In una recente pronuncia, la Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale del diritto penale: i confini applicativi del reato continuato. La sentenza n. 24774 del 2024 chiarisce che la semplice ripetizione di condotte illecite, anche se collegate ad altri crimini, non è sufficiente per ottenere il trattamento sanzionatorio più favorevole previsto dall’art. 81 c.p. se manca una programmazione unitaria iniziale. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante decisione.

I Fatti del Caso

Il caso ha origine dalla richiesta di un individuo, condannato con due diverse sentenze per violazione del divieto di reingresso nel territorio nazionale. Le due violazioni erano state commesse a distanza di alcuni mesi, la prima il 12 marzo e la seconda il 7 dicembre dello stesso anno. L’interessato si era rivolto al Tribunale di Milano, in qualità di giudice dell’esecuzione, per chiedere che i due reati fossero unificati sotto il vincolo della continuazione. A sostegno della sua tesi, la difesa sosteneva che entrambi i reingressi illegali erano stati compiuti con lo scopo di commettere reati contro il patrimonio, per i quali era già stata riconosciuta la continuazione. Tuttavia, il Tribunale aveva respinto la domanda, ritenendo che i due episodi di reingresso manifestassero una ‘visibile assenza di programmazione unitaria’.

L’Analisi della Corte sul Reato Continuato

Investita della questione, la Suprema Corte ha colto l’occasione per ribadire i principi fondamentali che governano l’istituto del reato continuato. I giudici hanno sottolineato che l’elemento chiave è l’esistenza di un’unica ideazione criminosa che abbracci sin dall’inizio tutti i reati commessi. Questo ‘disegno criminoso’ non può essere confuso con una generica tendenza a delinquere, con l’abitudine a commettere reati o con una scelta di vita criminale. Per applicare la continuazione, è necessario che l’agente abbia programmato, almeno nelle linee generali, una pluralità di condotte illecite in vista di un unico fine. La programmazione può essere anche di massima, con riserva di adattamento alle circostanze, ma deve essere presente fin dal momento della prima azione.

La Decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici di legittimità hanno ritenuto che la valutazione del Tribunale di Milano fosse logica e immune da vizi. Il giudice dell’esecuzione, pur avendo considerato la prospettazione difensiva (cioè il collegamento dei reingressi con i reati contro il patrimonio), ha concluso che le specifiche condotte di reingresso abusivo fossero frutto di una determinazione estemporanea e occasionale, non di un piano prestabilito. La Cassazione ha specificato che una tale valutazione, basata sull’analisi dei fatti, non può essere rivalutata in sede di legittimità se non presenta vizi logici evidenti.

Le Motivazioni della Cassazione

Il cuore della motivazione risiede nella distinzione tra unicità del disegno criminoso e mera successione di reati. La Corte ha spiegato che, per il riconoscimento della continuazione, non basta che i reati successivi siano funzionali a un generico stile di vita illecito. È indispensabile provare l’esistenza di un progetto iniziale che contemplasse la commissione di tutte le violazioni. Nel caso di specie, il fatto che i reingressi fossero strumentali a commettere altri reati non implicava automaticamente che essi stessi fossero parte del piano originario. Il giudice di merito ha legittimamente concluso che le decisioni di rientrare illegalmente in Italia fossero state prese ‘di volta in volta’, in maniera occasionale, e non come parte di un’unica strategia deliberata in anticipo. Pertanto, mancando l’elemento intellettivo dell’unicità di ideazione, il ricorso è stato respinto.

Le Conclusioni

La sentenza ribadisce un principio fondamentale: il reato continuato è un beneficio che premia una ridotta pericolosità sociale, ravvisabile in chi delinque all’interno di un singolo progetto, distinguendolo da chi commette reati in modo frammentario e impulsivo. Per gli operatori del diritto e per i cittadini, questa pronuncia è un monito sull’importanza di fornire prove concrete dell’esistenza di una programmazione unitaria per poter beneficiare della continuazione. Non è sufficiente creare un collegamento logico a posteriori tra i vari reati; è necessario dimostrare che tale collegamento esisteva nella mente del reo prima della commissione del primo fatto.

Quando si può riconoscere il reato continuato?
Si può riconoscere quando più reati sono stati commessi in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, ovvero quando esiste una programmazione e deliberazione iniziale di una pluralità di condotte in vista di un unico fine, anche se pianificata solo nelle linee generali.

Una generica tendenza a commettere reati è sufficiente per ottenere la continuazione?
No. La Corte di Cassazione chiarisce che l’unicità del disegno criminoso non può identificarsi con una scelta di vita criminale, una generica tendenza a delinquere o l’abitualità a commettere reati. È necessario un progetto specifico e unitario.

Perché la Corte ha respinto il ricorso nel caso specifico?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché la Corte ha ritenuto logica la valutazione del giudice di merito, secondo cui le due condotte di reingresso illegale erano state occasionali e frutto di una determinazione estemporanea, piuttosto che parte di un unico piano criminoso preordinato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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