Reato Continuato: La Cassazione Nega l’Unicità del Disegno Criminoso
Il concetto di reato continuato è cruciale nel diritto penale, ma la sua applicazione richiede requisiti stringenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 16198 del 2024) ha ribadito un principio fondamentale: una generica ‘scelta di vita deviante’ non è sufficiente per dimostrare l’esistenza di un unico disegno criminoso che leghi più condotte illecite. Analizziamo questa importante decisione per capire meglio i confini di questo istituto giuridico.
I Fatti del Caso
Un individuo, già destinatario di diverse sentenze di condanna passate in giudicato, ha presentato un’istanza alla Corte di Appello di Bari. L’obiettivo era ottenere l’applicazione della disciplina del reato continuato, chiedendo di unificare i diversi fatti oggetto delle condanne sotto un’unica cornice sanzionatoria, potenzialmente più favorevole. L’istante sosteneva che tutte le sue azioni criminali fossero riconducibili a un medesimo programma delinquenziale.
La Decisione della Corte d’Appello e il Ricorso in Cassazione
La Corte di Appello di Bari ha respinto la richiesta. Secondo i giudici di merito, le condotte criminose non erano del tutto omogenee e, soprattutto, mancava la prova di un unico e preordinato disegno criminoso. La Corte ha specificato che l’elemento unificatore non poteva essere individuato semplicemente in una ‘scelta di vita improntata alla devianza’. In altre parole, una generale inclinazione a delinquere non equivale a un piano criminale specifico e unitario.
Contro questa decisione, l’interessato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando una violazione di legge e un vizio di motivazione in riferimento all’articolo 81 del codice penale, che disciplina appunto il reato continuato.
Le Motivazioni sul Reato Continuato della Suprema Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il punto centrale della motivazione risiede nella natura stessa del giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso, in realtà, non denunciava una vera e propria violazione di legge, ma sollecitava una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di Cassazione.
I giudici hanno sottolineato che il giudice dell’esecuzione aveva già esaminato in modo completo i profili dei fatti, concludendo correttamente per l’assenza di ‘concreti indicatori’ di una comune ideazione criminale tra le diverse condotte. La critica mossa dal ricorrente si risolveva, quindi, in una richiesta di riesame del merito, inammissibile per sua natura. La Corte ha implicitamente confermato che per riconoscere il reato continuato non basta affermare l’esistenza di un piano, ma occorre provarla con elementi concreti, che vanno oltre una semplice e generica propensione al crimine.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia
Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale rigoroso. Per ottenere il beneficio del reato continuato in fase esecutiva, non è sufficiente dimostrare una continuità temporale tra i reati o una generica ‘carriera criminale’. È indispensabile fornire prove concrete che dimostrino che tutti i reati commessi erano parte di un unico programma, deliberato e pianificato prima dell’esecuzione del primo reato. La decisione distingue nettamente tra uno stile di vita criminale, che non rileva ai fini dell’art. 81 c.p., e un preciso disegno criminoso, che invece ne costituisce il presupposto fondamentale. Chi intende avvalersi di questo istituto deve quindi essere in grado di allegare elementi fattuali specifici a sostegno della propria tesi.
È sufficiente una generica inclinazione a delinquere per ottenere il riconoscimento del reato continuato?
No. Secondo la Corte di Cassazione, una ‘scelta di vita improntata alla devianza’ o una generale inclinazione a commettere reati non è sufficiente. È necessario dimostrare con elementi concreti l’esistenza di un’unica ideazione criminosa iniziale che colleghi tutte le condotte.
Cosa si intende per ‘unico disegno criminoso’ ai fini del reato continuato?
Si intende un piano programmatico che, fin dall’inizio e prima della commissione del primo reato, prevede la realizzazione di una serie di illeciti. Questo piano deve legare tutte le azioni successive come parte di un unico progetto deliberato in origine.
Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, invece di contestare una violazione di legge, chiedeva alla Corte una nuova valutazione dei fatti già esaminati dal giudice dell’esecuzione. La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità e non può riesaminare il merito delle prove.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16198 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 16198 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 11/01/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME NOME DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 08/09/2023 della CORTE APPELLO di BARI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
íz–11
IN FATTO E IN DIRITTO
Con ordinanza emessa in data 8 settembre 2023 la Corte di Appello di Bari ha re l’istanza avanzata da COGNOME NOME NOME COGNOME NOMENOME tesa ad ottenere l’applicazi della disciplina del reato continuato in relazione ai fatti oggetto di disti irrevocabili, indicate nell’istanza.
In motivazione, la Corte osserva che le sentenze si riferiscono a condotte non omogenee e che è affermazione del tutto apodittica sostenere che al momento consumazione del primo reato, il prevenuto avesse già programmato, seppur in generali, la perpetrazione del secondo: ha ritenuto erroneo sostenere che l unificatore potesse rinvenirsi solamente in quella che altro non era che una sce improntata alla devianza, non potendosi identificare l’unicità del disegno crimin generale inclinazione a commettere reati.
Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per Cassazione – nelle forme di COGNOME NOME deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in riferimento a artt. 81 cod. pen. e 671 cod. proc. pen. .
Il ricorso va dichiarato inammissibile perché proposto per motivi non consentiti. Ed invero, il giudice della esecuzione ha compiutamente esamiNOME i profili dei fat di giudizio, non ravvisando concreti indicatori di ricorrenza della comune ideazi diverse condotte e la critica si risolve in una richiesta di rivalutazione in fatto, in sede di legittimità.
Alla dichiarazione di inammissibilità consegue di diritto la condanna del ric pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad escludere nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento a favore della Ca ammende di sanzione pecuniaria, che pare congruo determinare in euro tremila, a dell’art. 616 cod. proc. pen.
P.Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese pro della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso in data 11 gennaio 2024
Il Consigliere estensore