Rapina Impropria: Quando la Prova Testimoniale Basta e l’Attenuante non si Applica
L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione affronta due temi centrali nel diritto penale: la valutazione della prova e l’applicabilità della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. Il caso riguarda una condanna per rapina impropria, un reato che si configura quando la violenza segue la sottrazione di un bene per assicurarsi il bottino o la fuga. La Suprema Corte fornisce chiarimenti importanti, confermando la condanna e delineando i confini applicativi di principi procedurali e sostanziali.
I Fatti del Caso: Furto in un Grande Magazzino
Una donna veniva accusata e condannata nei primi due gradi di giudizio per aver commesso una rapina impropria all’interno di un noto esercizio commerciale. Secondo la ricostruzione, l’imputata aveva occultato della merce del valore di circa 400 euro in una borsa, dopo aver rimosso i dispositivi antitaccheggio. Successivamente, per allontanarsi con la refurtiva, aveva spinto e strattonato un addetto alla sicurezza che cercava di fermarla. La difesa dell’imputata ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sufficienza delle prove e la mancata concessione di un’attenuante.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 10 settembre 2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha rigettato entrambi i motivi di ricorso presentati dalla difesa, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La decisione conferma integralmente la valutazione già operata dalla Corte d’Appello di Milano.
Le Motivazioni: la prova sufficiente nella rapina impropria
Il primo motivo di ricorso si basava sull’asserita insufficienza delle prove a seguito dell’esclusione dal materiale probatorio delle dichiarazioni rese da un addetto alla sorveglianza. La difesa sosteneva che le restanti prove non fossero sufficienti a fondare una condanna.
La Cassazione ha respinto questa tesi, sottolineando come la Corte d’Appello avesse adeguatamente motivato la sufficienza delle dichiarazioni di un’altra testimone, la capo-area del reparto. Quest’ultima aveva riconosciuto l’imputata e descritto con precisione l’intera sequenza delittuosa: l’occultamento della merce, la rimozione dei sistemi di sicurezza e, soprattutto, l’atto di violenza (spinta e strattonamento) usato per allontanarsi con la refurtiva. Tali dichiarazioni, già valorizzate in primo grado, sono state ritenute pienamente sufficienti a dimostrare la responsabilità dell’imputata per il reato di rapina impropria.
Le Motivazioni: l’attenuante del danno patrimoniale
Il secondo motivo, definito dalla Corte “manifestamente infondato”, riguardava la mancata applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, prevista dall’art. 62, n. 4 del codice penale.
La Suprema Corte ha ribadito un principio consolidato: per valutare se un danno sia di “speciale tenuità”, non si deve guardare solo al valore oggettivo del bene sottratto (in questo caso, 400 euro), ma è possibile considerare anche le condizioni economiche della persona offesa. Tuttavia, questo criterio sussidiario rileva solo quando un danno oggettivamente lieve possa comunque rappresentare un pregiudizio significativo per una vittima in condizioni economiche disagiate. Nel caso di specie, la parte lesa era una grande azienda multinazionale, per la quale una perdita di 400 euro è stata ritenuta del tutto irrilevante. Di conseguenza, la Corte ha concluso che la decisione dei giudici di merito di escludere l’attenuante era pienamente conforme alla legge e alla giurisprudenza.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza
L’ordinanza offre due importanti spunti di riflessione. In primo luogo, ribadisce che, ai fini di una condanna, non è necessaria una pluralità di fonti di prova concordanti. Una singola testimonianza può essere pienamente sufficiente, a condizione che sia ritenuta credibile, precisa e completa dal giudice di merito. In secondo luogo, chiarisce che l’attenuante del danno lieve non è un automatismo legato a una soglia di valore predefinita, ma richiede una valutazione complessa che tenga conto del contesto, inclusa la capacità patrimoniale della vittima. Commettere un reato contro un soggetto economicamente forte rende più difficile, se non impossibile, ottenere uno sconto di pena per la lieve entità del danno.
Una sola testimonianza è sufficiente per una condanna per rapina impropria?
Sì, secondo la Corte, una singola testimonianza può essere sufficiente a fondare l’affermazione di responsabilità, a condizione che sia ritenuta dal giudice adeguatamente argomentata e credibile. Nel caso specifico, le dichiarazioni della capo-area del negozio sono state considerate complete e sufficienti.
Perché non è stata concessa l’attenuante del danno di speciale tenuità per un furto di 400 euro?
L’attenuante non è stata concessa perché il danno deve essere valutato anche in relazione alle condizioni economiche della vittima. Essendo la parte offesa una grande azienda multinazionale, un danno di 400 euro è stato considerato non significativo e quindi non di ‘speciale tenuità’.
Cosa distingue un furto da una rapina impropria in questo caso?
La differenza fondamentale risiede nell’uso della violenza. Il reato è stato qualificato come rapina impropria perché, subito dopo la sottrazione della merce, l’imputata ha usato violenza fisica (spingendo e strattonando un addetto alla sicurezza) per assicurarsi la fuga con la refurtiva.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 36407 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 36407 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 10/09/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME, nata a Monza il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 31/01/2024 della Corte d’appello di Milano
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME.
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di NOME COGNOME;
considerato che il primo motivo, con il quale si deducono i vizi di violazione di legge e di motivazione, in relazione agli artt. 512 e 546 cod. proc. pen., sull’assunto che, a seguito dell’espunzione dal materiale probatorio, operata dalla Corte d’appello di Milano, delle sommarie informazioni che erano state rese dall’addetto alla sorveglianza dell’esercizio commerciale rapinato (la “RAGIONE_SOCIALE” di Monza) Marku Nike, «le residue risultanze non risultano sufficienti» ai fini dell’affermazione di responsabilità dell’imputata, non è consentito in sede di legittimità, atteso che la Corte d’appello di Milano ha adeguatamente argomentato la sufficienza delle dichiarazioni della testimone NOME COGNOME, capo-area del piano donna della suddetta “RAGIONE_SOCIALE“, le quali erano state già valorizzate anche dal giudice di primo grado, a fondare l’affermazione di responsabilità dell’imputata, evidenziando come la COGNOME l’avesse riconosciuta e avesse riferito come la COGNOME, dopo avere occultato della merce in una borsa, previa asportazione dei sistemi antitaccheggio, si fosse allontanata con la refurtiva dopo avere spinto e strattonato
l’addetto alla sicurezza (si veda la pag. 3 della sentenza impugnata), senza che la ricorrente abbia specificamente contestato tali dichiarazioni testimoniali, le qual appaiono evidentemente sufficienti a ritenere integrato il delitto di rapin impropria che è stato attribuito alla ricorrente;
ritenuto che il secondo motivo, con il quale si deduce il vizio di violazione di legge in relazione all’art. 62, n. 4), cod. pen., con riguardo all’esclusione, da part della Corte d’appello di Milano, della circostanza attenuante prevista da tale invocata disposizione, è manifestamente infondato, atteso che, tenuto conto del valore di C 400,00 della merce rapinata, la sentenza impugnata risulta del tutto conforme al principio, affermato dalla Corte di cassazione e condiviso dal Collegio, secondo cui, «ai fini della concessione dell’attenuante di cui all’art. 62, comma primo, n. 4 cod. pen. può rilevare anche il criterio sussidiario del riferiment alle condizioni economiche del soggetto passivo, ma solo quando il danno, pur essendo di speciale tenuità oggettiva, possa rappresentare un pregiudizio per la persona offesa, in ragione delle sue disagiate condizioni economiche. (Fattispecie relativa al furto di quattro bottiglie di rhum, per un valore di 217,80 euro in dann di un supermercato; la RAGIONE_SOCIALE ha ritenuto immune da censure la decisione del giudice di merito che ha ritenuto inapplicabile l’attenuante del danno di speciale tenuità, escludendo rilievo alle condizioni economiche della persona offesa, nella specie una RAGIONE_SOCIALE).
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, in data 10 settembre 2024.