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Prognosi negativa: negata la misura alternativa

La Corte di Cassazione conferma il diniego di misure alternative alla detenzione a un soggetto che aveva commesso un nuovo reato dopo aver concluso un precedente percorso di affidamento. La ricaduta è stata considerata un sintomo del fallimento del percorso risocializzante, giustificando una prognosi negativa sulla futura condotta del condannato e sull’efficacia di una nuova misura.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Prognosi negativa: quando la ricaduta nel reato blocca le misure alternative

L’accesso a misure alternative alla detenzione, come l’affidamento in prova al servizio sociale o la detenzione domiciliare, non è un diritto automatico. La loro concessione dipende da una valutazione fondamentale: la prognosi sulla futura condotta del condannato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 25533/2024, ha ribadito un principio cruciale: la commissione di un nuovo reato dopo aver già beneficiato di una misura alternativa è un forte indicatore per una prognosi negativa, tale da giustificare il diniego di un nuovo beneficio.

I fatti del caso

Un uomo, condannato per reati contro il patrimonio commessi nel 2012 e nel 2019, presentava istanza al Tribunale di Sorveglianza per ottenere l’affidamento in prova al servizio sociale o la detenzione domiciliare. Il Tribunale rigettava la richiesta, motivando la decisione con una prognosi negativa sulla capacità del soggetto di astenersi dal commettere ulteriori reati. Gli elementi considerati determinanti erano la tendenza consolidata a delinquere, la presenza di altri procedimenti pendenti e, soprattutto, un fatto chiave: il reato del 2019 era stato commesso dopo che l’uomo aveva terminato, nel 2018, un precedente percorso di affidamento. Questa ricaduta veniva interpretata come un vero e proprio ‘fallimento’ del percorso rieducativo precedente.

I motivi del ricorso e la valutazione della Corte

L’uomo ricorreva in Cassazione, sostenendo che il Tribunale si fosse concentrato unicamente sugli aspetti negativi, trascurando elementi positivi come il fatto che l’ultimo reato risalisse a diversi anni prima, la cessazione di ogni forma di dipendenza da stupefacenti e il reperimento di un’occupazione lavorativa. Secondo la difesa, questi elementi avrebbero dovuto condurre a una prognosi favorevole.

Tuttavia, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, ritenendo la decisione del Tribunale di Sorveglianza logica, adeguata e priva di vizi. Il nucleo centrale del ragionamento dei giudici, sia di merito che di legittimità, si è fondato sulla presa d’atto della recidiva.

Le motivazioni

La Corte ha chiarito che la formulazione di un giudizio prognostico richiede un’analisi completa e coerente di tutti gli elementi, sia favorevoli che sfavorevoli. In questo caso, il ‘fallimento’ della precedente misura alternativa è stato l’elemento preponderante. La reiterazione di condotte illecite dopo aver già completato un percorso di espiazione in affidamento è stata considerata un chiaro sintomo della ‘non incidenza’ del trattamento risocializzante.

In altre parole, se un soggetto, dopo aver avuto l’opportunità di dimostrare il suo cambiamento attraverso una misura alternativa, torna a delinquere, ciò impone ai giudici una maggiore cautela e gradualità nel trattamento esecutivo futuro. La ricaduta nel reato non è un semplice incidente, ma una prova concreta che il percorso rieducativo non ha sortito gli effetti sperati, rendendo la prognosi negativa non solo possibile, ma del tutto giustificata.

Conclusioni

Questa sentenza riafferma un principio fondamentale nell’esecuzione della pena: le misure alternative sono uno strumento di reinserimento basato sulla fiducia e su una previsione positiva. Quando questa fiducia viene tradita da una nuova condotta criminale, il sistema giudiziario è legittimato a riconsiderare l’opportunità di concedere ulteriori benefici. La ricaduta post-affidamento diventa così un ostacolo quasi insormontabile per l’accesso a nuove misure, poiché mina alla base il presupposto essenziale per la loro concessione: la speranza fondata di un reale e duraturo cambiamento.

Perché è stata negata la misura alternativa al ricorrente?
La misura è stata negata perché i giudici hanno formulato una prognosi negativa, ritenendo probabile la commissione di nuovi reati e inefficace un nuovo percorso di risocializzazione.

Qual è stato l’elemento decisivo per la valutazione della prognosi negativa in questo caso?
L’elemento cruciale è stata la commissione di un nuovo reato nel 2019, avvenuta poco dopo la conclusione di una precedente misura alternativa nel 2018. Questo fatto è stato interpretato come il ‘fallimento’ del precedente percorso rieducativo.

Avere un lavoro e aver superato una dipendenza sono elementi sufficienti per ottenere una misura alternativa?
No. Secondo questa sentenza, elementi positivi come un lavoro o la fine di una dipendenza possono non essere sufficienti a superare una prognosi negativa quando esistono indicatori contrari molto forti, come la ricaduta in un reato dopo aver già usufruito di un beneficio simile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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