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Profitto da reato ambientale: la Cassazione sul risparmio

La Cassazione ha respinto il ricorso contro un sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, per traffico illecito di rifiuti. La Corte ha chiarito che il profitto da reato ambientale può consistere nel “risparmio di spesa”, ovvero nei costi evitati per il mancato smaltimento del percolato di una discarica. Tale profitto è considerato un vantaggio economico immediato e diretto, confiscabile anche per equivalente, a prescindere dal potenziale diritto della società a un futuro rimborso di tali costi.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Profitto da reato ambientale: quando il risparmio di spesa è confiscabile

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 45313/2023, offre un’analisi cruciale sulla definizione di profitto da reato ambientale, consolidando un principio fondamentale: anche il semplice ‘risparmio di spesa’ costituisce un vantaggio economico illecito e, come tale, è soggetto a sequestro e confisca. Questa decisione chiarisce come il mancato sostenimento dei costi legalmente dovuti per la tutela ambientale rappresenti un profitto diretto e immediato del reato, indipendentemente da eventuali e future possibilità di recupero di tali somme.

I fatti del caso

Il caso trae origine da un’indagine sul reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. Una società incaricata della gestione di una grande discarica aveva omesso, per un lungo periodo (dal 2009 al 2018), di emungere e smaltire correttamente il percolato prodotto dall’impianto. Tale omissione, secondo l’accusa, aveva generato un ingente risparmio di spesa, quantificato come profitto del reato.

L’amministratrice della società ha presentato ricorso in Cassazione contro l’ordinanza che confermava il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, sostenendo principalmente due punti:
1. Il risparmio di spesa non poteva essere considerato un profitto reale, poiché la società avrebbe comunque avuto il diritto di recuperare i costi di gestione sostenuti.
2. La confisca per equivalente non sarebbe applicabile a un profitto consistente in un mero risparmio, poiché mancherebbe un bene materialmente entrato nel patrimonio dell’indagato.

La nozione di profitto da reato ambientale secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, fornendo motivazioni dettagliate e chiarendo in modo definitivo la natura del profitto derivante da illeciti ambientali. I giudici hanno stabilito che il profitto confiscabile si identifica con il vantaggio economico ricavato in via immediata e diretta dal reato. Nel caso di specie, questo vantaggio è rappresentato proprio dai costi ‘doverosi’ che sono stati ‘evitati’.

Il risparmio di spesa come vantaggio economico immediato

Il cuore della decisione risiede nella qualificazione del risparmio di spesa. Secondo la Corte, il mancato esborso per lo smaltimento del percolato è un vantaggio economico diretto e immediato, una conseguenza indefettibile della condotta illecita. Non si tratta di un profitto ‘ipotetico’, ma di una ricchezza che, invece di essere spesa come richiesto dalla legge, è rimasta nella disponibilità della società.

L’irrilevanza del diritto al recupero dei costi

La Corte ha smontato la tesi difensiva secondo cui il potenziale diritto al rimborso delle spese avrebbe annullato la natura di profitto. I giudici hanno sottolineato che tale diritto era subordinato a precisi adempimenti (come la redazione periodica del bilancio idrologico) che la società aveva deliberatamente omesso. Inoltre, la scelta di non anticipare le spese necessarie è stata una decisione preliminare che ha generato il vantaggio illecito. Il profitto si cristallizza al momento dell’omissione, mentre l’eventuale rimborso è un fatto futuro, incerto e separato dall’illecito.

La piena ammissibilità della confisca per equivalente

Un altro punto fondamentale affrontato dalla sentenza è l’applicabilità della confisca per equivalente al risparmio di spesa. La difesa sosteneva l’impossibilità di tale misura per l’assenza di un ‘bene’ su cui effettuare una confisca diretta. La Cassazione ha respinto anche questa argomentazione, chiarendo che la confisca per equivalente è prevista proprio per le ipotesi in cui la confisca diretta ‘non sia possibile’.

Il risparmio di spesa, per sua natura, non è un bene materiale che entra nel patrimonio, ma un ‘non-costo’ che aumenta la disponibilità finanziaria. Proprio per questa sua natura immateriale, la confisca per equivalente diventa lo strumento principe per aggredire il valore corrispondente al vantaggio illecito ottenuto.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte Suprema si fondano su un consolidato orientamento giurisprudenziale, anche delle Sezioni Unite. Il principio cardine è che la nozione di profitto deve essere coerente con la fattispecie di reato contestata. Per il reato di traffico illecito di rifiuti, che spesso si concretizza nell’omissione di costose procedure di smaltimento, il risparmio di spesa è la forma più tipica e ‘coerente’ di profitto. La decisione di non sostenere i costi per lo smaltimento del percolato non è stata una semplice negligenza, ma una scelta operativa che ha generato un vantaggio economico immediato e quantificabile, basato sui calcoli effettuati da periti tecnici. Tale vantaggio è stato ritenuto ‘ingiusto’ e, pertanto, meritevole di ablazione attraverso gli strumenti previsti dalla legge, incluso il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 45313/2023 della Corte di Cassazione ribadisce con forza che nel contesto dei reati ambientali, il profitto non è solo ciò che si guadagna, ma anche ciò che illecitamente non si spende. Il risparmio di spesa è un vantaggio economico concreto, immediato e diretto, pienamente confiscabile anche nella forma per equivalente. Questa pronuncia rappresenta un importante monito per le imprese che operano in settori a impatto ambientale: omettere i costi per la tutela dell’ambiente non è una strategia finanziaria, ma un illecito il cui profitto può essere interamente sottratto dallo Stato.

Il ‘risparmio di spesa’ può essere considerato il profitto confiscabile di un reato ambientale?
Sì, la Corte di Cassazione afferma che il profitto del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti può consistere nel risparmio di spesa, inteso come vantaggio economico immediato e diretto derivante dal mancato sostenimento dei costi obbligatori per legge, come lo smaltimento del percolato.

Il fatto che un’azienda abbia diritto a un futuro rimborso per i costi di gestione sostenuti esclude che il loro mancato pagamento sia un profitto?
No. La Corte ha chiarito che il profitto illecito si concretizza nel momento stesso in cui si evita il costo (‘mancato esborso’). L’eventuale e futuro diritto al rimborso è una circostanza separata, incerta e subordinata a specifici adempimenti che, nel caso di specie, non erano stati eseguiti. Pertanto, non incide sulla natura di profitto del risparmio ottenuto.

È legittimo disporre un sequestro finalizzato alla confisca per equivalente quando il profitto del reato è un risparmio di spesa?
Sì, è legittimo. La Corte ha spiegato che la confisca per equivalente è lo strumento previsto proprio per i casi in cui non è possibile la confisca diretta del profitto. Poiché un ‘risparmio’ non è un bene materiale che entra nel patrimonio, ma un ‘non-costo’, la confisca per equivalente su beni di pari valore è la forma corretta per aggredire il vantaggio economico illecito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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