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Procedibilità d’ufficio furto aggravato: la Cassazione

Il Procuratore Generale ha impugnato una sentenza di non doversi procedere per mancanza di querela relativa a un furto aggravato di materiali da infrastrutture pubbliche. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che questa specifica fattispecie di reato conserva la procedibilità d’ufficio anche a seguito delle recenti riforme legislative. La Corte ha annullato la decisione di primo grado, sottolineando che l’aggravante di cui all’art. 625 n. 7-bis c.p. rappresenta un’eccezione esplicita alla regola generale della procedibilità a querela.

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Pubblicato il 8 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Procedibilità d’ufficio per furto aggravato: La Cassazione fa chiarezza

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 16126 del 2024, affronta un tema di grande attualità nel diritto penale: la procedibilità d’ufficio per il reato di furto aggravato commesso su componenti di infrastrutture pubbliche. A seguito della Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022), che ha ampliato il regime della procedibilità a querela per molti reati, sono sorti dubbi interpretativi. Questa pronuncia offre un chiarimento decisivo, confermando la volontà del legislatore di tutelare in modo rafforzato i servizi di pubblica utilità.

Il Fatto: Furto su Infrastrutture Pubbliche e la Decisione del Tribunale

Il caso ha origine da un procedimento penale a carico di due imputati per il delitto di furto pluriaggravato. In particolare, veniva contestato il furto di componenti metalliche da infrastrutture destinate all’erogazione di servizi pubblici, aggravato ai sensi dell’art. 625, n. 7 e 7-bis del codice penale.

Il Tribunale di primo grado, interpretando la nuova normativa, aveva dichiarato il non doversi procedere nei confronti degli imputati per mancanza della condizione di procedibilità, ovvero la querela. Secondo il giudice, la riforma aveva esteso la necessità della querela anche a questa specifica tipologia di furto aggravato.

Il Ricorso del Procuratore e la Procedibilità d’Ufficio

Avverso tale decisione, il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello ha proposto ricorso per cassazione. Il motivo principale del ricorso era la violazione di legge, sostenendo che il Tribunale avesse errato nel ritenere necessaria la querela. Secondo il Procuratore, l’ipotesi di furto aggravato prevista dall’art. 625, n. 7-bis c.p. (relativa a componenti metalliche o altro materiale sottratto a infrastrutture di servizi pubblici) rimane procedibile d’ufficio anche dopo la riforma.

Un aspetto interessante, affrontato in via preliminare dalla Cassazione, riguarda l’interesse del Pubblico Ministero a impugnare. Poiché gli imputati erano assenti e irreperibili, si poteva ipotizzare che il processo sarebbe stato comunque sospeso. Tuttavia, la Corte ha riconosciuto un interesse concreto e attuale. Una sentenza di non doversi procedere per mancanza di querela, divenuta irrevocabile, avrebbe impedito per sempre un nuovo processo per gli stessi fatti, in virtù del principio del ne bis in idem. Al contrario, una pronuncia di non doversi procedere per irreperibilità dell’imputato (ex art. 420-quater c.p.p.) consente la riapertura del processo qualora gli imputati vengano rintracciati. L’impugnazione mirava quindi a rimuovere un provvedimento pregiudizievole e definitivo.

L’analisi della Corte sulla Procedibilità d’ufficio

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente le argomentazioni del Procuratore Generale. Gli Ermellini hanno evidenziato che l’ultimo comma dell’art. 624 c.p., così come modificato dal d.lgs. n. 150 del 2022, nel prevedere la regola generale della procedibilità a querela per il furto, fa salve specifiche eccezioni. Tra queste, è esplicitamente menzionata la circostanza aggravante di cui all’art. 625, n. 7-bis c.p.

La scelta del legislatore è chiara: la sottrazione di materiali da infrastrutture destinate all’erogazione di energia, trasporti, telecomunicazioni o altri servizi pubblici è considerata di tale gravità da giustificare il mantenimento della procedibilità d’ufficio. Questa scelta tutela non solo il patrimonio del gestore del servizio, ma soprattutto la collettività, che potrebbe subire gravi disagi a causa dell’interruzione di servizi essenziali.

Inoltre, la Corte ha rilevato d’ufficio un’ulteriore nullità della sentenza impugnata. Richiamando i principi consolidati (sentenza “Angelucci”), ha affermato che la decisione era stata presa senza mettere le parti in condizione di interloquire sulla questione, violando così il diritto al contraddittorio.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su una solida interpretazione letterale e teleologica della norma. Il testo dell’art. 624 c.p., emendato dalla Riforma Cartabia, sottrae in modo inequivocabile l’aggravante del furto su infrastrutture pubbliche (art. 625 n. 7-bis c.p.) dal regime della procedibilità a querela. La ragione di tale eccezione risiede nell’evidente interesse pubblico a perseguire con fermezza reati che possono compromettere il funzionamento di servizi essenziali per la comunità. La decisione si fonda anche su un importante principio processuale: l’interesse del Pubblico Ministero a ricorrere è concreto e non meramente teorico, poiché mira a evitare l’effetto preclusivo di un giudicato per ragioni procedurali, mantenendo aperta la possibilità di perseguire il reato qualora gli imputati, al momento irreperibili, fossero rintracciati.

Le conclusioni

La Suprema Corte ha annullato la sentenza del Tribunale, rinviando il procedimento per un nuovo giudizio. Questa pronuncia riafferma un principio cruciale: la tutela delle infrastrutture e dei servizi pubblici prevale sulla regola generale della procedibilità a querela introdotta per i reati di furto. La decisione offre certezza giuridica agli operatori del settore e conferma che la lotta contro i furti di rame e altri materiali strategici rimane una priorità per l’ordinamento, perseguibile con la massima incisività, ovvero attraverso la procedibilità d’ufficio.

Il furto di componenti metalliche da infrastrutture pubbliche è sempre procedibile d’ufficio anche dopo la Riforma Cartabia?
Sì. La Corte di Cassazione ha chiarito che, nonostante la Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022) abbia esteso la procedibilità a querela per molti reati di furto, l’ipotesi aggravata prevista dall’art. 625 n. 7-bis del codice penale (furto su componenti di infrastrutture destinate a servizi pubblici) è stata esplicitamente esclusa da questa regola e rimane procedibile d’ufficio.

Il Pubblico Ministero ha interesse a impugnare una sentenza di non doversi procedere per mancanza di querela se gli imputati sono assenti e irreperibili?
Sì, l’interesse è concreto. Una sentenza di non doversi procedere per mancanza di querela, una volta definitiva, impedisce un nuovo processo per gli stessi fatti (principio del ne bis in idem). Invece, una sentenza di non doversi procedere per assenza e irreperibilità dell’imputato (art. 420-quater c.p.p.) permette di riaprire il processo se l’imputato viene ritrovato. L’impugnazione mira a sostituire una decisione definitiva e preclusiva con una che non lo è.

Cosa accade se un giudice decide di archiviare un caso per una ragione procedurale senza sentire le parti?
Secondo i principi espressi dalla giurisprudenza (sentenza “Angelucci” delle Sezioni Unite), una tale decisione è affetta da nullità. Le parti devono sempre essere messe in condizione di interloquire prima che venga emessa una pronuncia che definisce il procedimento, specialmente dopo l’apertura del dibattimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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