Prescrizione Riciclaggio: Quando Scatta il Termine? La Cassazione Fa Chiarezza
Il tema della prescrizione riciclaggio è un aspetto cruciale del diritto penale, che determina il limite temporale entro cui lo Stato può perseguire un reato. Con l’ordinanza n. 17288 del 2024, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un punto fondamentale: il momento esatto in cui la maturazione del termine di prescrizione diventa rilevante ai fini della declaratoria di estinzione del reato. La decisione sottolinea un principio cardine: la prescrizione deve essere già compiuta al momento della sentenza di merito, non essendo sufficiente che maturi successivamente.
I Fatti del Caso in Esame
La vicenda trae origine dal ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di riciclaggio ai sensi dell’art. 648-bis del codice penale. La Corte d’Appello di Brescia aveva confermato la sua responsabilità con una sentenza emessa il 5 aprile 2023. L’imputato, tramite il suo difensore, ha adito la Corte di Cassazione, sollevando un unico motivo di ricorso: la violazione degli articoli 129 del codice di procedura penale e 157 del codice penale. In sostanza, si lamentava la mancata declaratoria di estinzione del reato per intervenuta prescrizione.
Il Calcolo della Prescrizione Riciclaggio
Il cuore della questione giuridica verteva sul calcolo del termine massimo di prescrizione per il reato di riciclaggio. Secondo la difesa, questo termine era ormai spirato, e il giudice d’appello avrebbe dovuto prenderne atto e prosciogliere l’imputato. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha effettuato una verifica puntuale dei termini, giungendo a una conclusione differente.
Il reato di riciclaggio prevede un termine di prescrizione che, tenuto conto degli atti interruttivi previsti dall’articolo 161 del codice penale, raggiunge una soglia massima. Nel caso specifico, i giudici hanno calcolato che questo termine massimo sarebbe spirato nel dicembre 2023.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. La decisione si basa su una logica temporale ineccepibile: la sentenza della Corte d’Appello era stata emessa il 5 aprile 2023, mentre il termine di prescrizione sarebbe maturato solo nel dicembre 2023. Di conseguenza, al momento della pronuncia di secondo grado, il reato non era ancora estinto.
Le Motivazioni della Decisione
La motivazione della Corte è lineare e si fonda su un principio consolidato del nostro ordinamento processuale. Un giudice non può dichiarare estinto un reato per una causa che si verificherà in futuro. La valutazione sulla sussistenza di cause di estinzione del reato, come la prescrizione, deve essere effettuata con riferimento allo stato dei fatti e del diritto esistente al momento della decisione.
Poiché al 5 aprile 2023 il termine massimo di prescrizione non era ancora decorso, la Corte d’Appello aveva correttamente proceduto all’esame del merito della causa, emettendo una sentenza di condanna. Il fatto che la prescrizione sia maturata successivamente, mentre il processo era pendente in Cassazione, non può invalidare retroattivamente una sentenza che era, al momento della sua emissione, pienamente legittima. Il ricorso, pertanto, non aveva alcun fondamento giuridico.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza riafferma un punto fermo nella gestione processuale della prescrizione riciclaggio e di qualsiasi altro reato. La verifica sull’estinzione del reato è una fotografia scattata al momento della decisione. Questo principio garantisce certezza giuridica ed evita che i processi vengano invalidati da eventi successivi alla pronuncia. Per gli operatori del diritto, ciò significa che l’unica data rilevante per contestare una mancata declaratoria di estinzione è quella della sentenza impugnata. Qualsiasi termine che maturi dopo tale data è irrilevante ai fini del giudizio di merito precedente. La conseguenza per il ricorrente è stata non solo la conferma della condanna, ma anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Quando deve maturare la prescrizione per poter essere dichiarata dal giudice?
Secondo questa ordinanza, il termine di prescrizione del reato deve essere già compiuto prima o al momento dell’emissione della sentenza. Se il termine scade dopo la data della sentenza, anche durante la pendenza del ricorso, la sentenza resta valida.
Qual è stata la decisione della Corte sul ricorso per prescrizione riciclaggio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, al momento della sentenza della Corte d’Appello (aprile 2023), il termine massimo di prescrizione per il reato di riciclaggio non era ancora scaduto, in quanto sarebbe maturato solo a dicembre 2023.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
La dichiarazione di inammissibilità comporta non solo la conferma della decisione impugnata, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in tremila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17288 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 17288 Anno 2024
Presidente: COGNOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 09/04/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a QUINDICI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 05/04/2023 della CORTE APPELLO di BRESCIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di COGNOME NOME;
considerato che l’unico motivo di ricorso, con il quale si deduce la violazione degli artt. 129 cod. proc. pen e 157 cod. pen. conseguente all’omessa declaratoria di estinzione del reato per intervenuta prescrizione, è manifestamente infondato poiché il reato di riciclaggio non risulta essersi prescritto in data anteriore all’emissione della sentenza di appello. Tenuto conto della data di commissione del reato di cui all’art. 648-bis cod. pen., il termine massimo di prescrizione ex artt. 157 e 161 cod. pen. è spirato nel dicembre 2023 e, quindi, successivamente alla pronuncia della sentenza di secondo grado (5 aprile 2023);
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in data 9 aprile 2024
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