Prescrizione Reato: La Cassazione e i Limiti del Ricorso
La prescrizione reato è un istituto fondamentale del diritto penale che sancisce l’estinzione di un illecito dopo un certo periodo di tempo. Tuttavia, il suo calcolo può diventare complesso, specialmente in presenza di circostanze come la recidiva. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di come un’errata interpretazione delle norme sulla prescrizione possa condurre a una declaratoria di inammissibilità del ricorso, con conseguenze significative per l’imputato.
I Fatti del Caso
Un soggetto, condannato dalla Corte d’Appello di Roma, presentava ricorso per cassazione sostenendo che il reato a lui ascritto avrebbe dovuto essere dichiarato estinto per intervenuta prescrizione. La tesi difensiva si basava su un presunto mancato proscioglimento da parte del giudice di secondo grado, ritenendo che i termini massimi previsti dalla legge fossero ormai decorsi al momento della pronuncia della sentenza impugnata.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha respinto la tesi del ricorrente, dichiarando il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un punto cruciale: la manifesta infondatezza delle argomentazioni proposte. I giudici hanno evidenziato come le enunciazioni del ricorrente fossero in “palese contrasto con il dato normativo e con la consolidata giurisprudenza di legittimità”. Di conseguenza, oltre a confermare la condanna, la Corte ha condannato l’imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni: il Calcolo della Prescrizione Reato in caso di Recidiva
Il cuore della motivazione risiede nella corretta applicazione delle norme che regolano il calcolo della prescrizione reato. La Corte ha richiamato il combinato disposto di diversi articoli del codice penale, tra cui l’art. 99 (sulla recidiva), l’art. 157 (sulla prescrizione) e l’art. 161 (sull’interruzione del corso della prescrizione).
In particolare, la Corte ha sottolineato che, nel caso di specie, si doveva tenere conto della “recidiva reiterata” dell’imputato. Questa circostanza aggravante ha un impatto diretto sui termini di prescrizione, estendendoli. Secondo il calcolo effettuato dalla Cassazione, tenendo conto degli effetti della recidiva, il termine massimo di prescrizione non era ancora maturato al momento della pronuncia della sentenza d’appello. Pertanto, la richiesta di proscioglimento era priva di qualsiasi fondamento giuridico.
Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: un ricorso per cassazione deve basarsi su solide argomentazioni giuridiche e non su interpretazioni palesemente errate della legge. Contestare la prescrizione reato senza un’accurata analisi di tutte le variabili, inclusa la recidiva, si traduce non solo nel rigetto dell’impugnazione, ma anche in un’ulteriore condanna economica. La decisione serve da monito sull’importanza di valutare attentamente i presupposti di un ricorso, per evitare che un tentativo di difesa si trasformi in un aggravio della propria posizione processuale e finanziaria. La manifesta infondatezza, infatti, preclude un esame nel merito e conduce a una rapida e definitiva chiusura del procedimento.
Quando un ricorso sulla prescrizione del reato è considerato inammissibile?
Un ricorso è considerato inammissibile quando le argomentazioni proposte sono manifestamente infondate, ovvero si pongono in palese contrasto con le norme di legge e l’interpretazione consolidata della giurisprudenza.
In che modo la recidiva reiterata influisce sulla prescrizione del reato?
La recidiva reiterata, ai sensi del combinato disposto degli artt. 99, 157 e 161 del codice penale, comporta un allungamento dei termini necessari per l’estinzione del reato. Di conseguenza, il reato si prescrive in un tempo più lungo rispetto a quanto accadrebbe per un incensurato.
Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
La dichiarazione di inammissibilità comporta non solo il rigetto della richiesta, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44968 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 44968 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 10/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 02/12/2022 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso
alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di RAGIONE_SOCIALE;
considerato che il ricorso, che contesta il mancato proscioglimento per intervenuta prescrizione del reato, è manifestamente infondato in quanto si prospettano enunciati ermeneuti in palese contrasto con il dato normativo e con la consolidata giurisprudenza di legittimità (Sez 2, n. 57755 del 12/10/2018, Saetta, Rv. 274721);
che, infatti, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 99, quarto comma, 157, secondo e terzo comma, 161, secondo comma, e 648 cod. pen.,tenuto conto della recidiva reiterata , il termine di prescrizione non era ancora maturato al momento della pronuncia del provvedimento impugnato;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, il 10 ottobre 2023.