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Prescrizione reato edilizio: resta il risarcimento?

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un professionista. Nonostante la prescrizione del reato edilizio, viene confermata la sua condanna al risarcimento dei danni civili, poiché l’illecito penale costituisce anche un illecito civile fonte di danno.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Prescrizione Reato Edilizio: Cancellato il Reato, ma non il Risarcimento

La prescrizione del reato edilizio estingue la punibilità penale, ma non sempre cancella le conseguenze civili. Con la sentenza n. 24269/2024, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: anche se il reato è prescritto, l’imputato può essere condannato a risarcire i danni se il fatto costituisce un illecito civile. Questo caso offre uno spunto cruciale per comprendere la distinzione tra responsabilità penale e civile nel contesto dei reati urbanistici.

I Fatti: Un Progetto Edilizio Controverso

Il caso riguarda un professionista, nella sua veste di progettista e direttore dei lavori, coinvolto in un’operazione di edificazione caratterizzata da numerose e palesi illegittimità. La vicenda giudiziaria vedeva contestati reati quali abuso d’ufficio, falso ideologico e violazioni della normativa urbanistica (d.P.R. 380/2001).
La Corte di Appello, pur dichiarando i reati estinti per intervenuta prescrizione, aveva confermato le statuizioni civili, ovvero la condanna dell’imputato al risarcimento dei danni in favore della parte civile. Il professionista ha quindi proposto ricorso in Cassazione, contestando la violazione di legge e sostenendo la legittimità delle autorizzazioni e dei lavori eseguiti.

La Decisione della Corte di Cassazione e la prescrizione reato edilizio

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando integralmente la decisione di merito. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e fattuali, un tentativo di rimettere in discussione la ricostruzione dei fatti già accertata nei gradi precedenti, cosa non consentita in sede di legittimità.
La Corte ha colto l’occasione per chiarire l’ambito di applicazione dell’art. 578 del codice di procedura penale. Questa norma stabilisce che, in caso di estinzione del reato per prescrizione, il giudice d’appello o la Cassazione devono comunque decidere sull’impugnazione ai soli fini delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili.

Le Motivazioni: Il Principio dell’Illecito Civile

Il cuore della decisione risiede nella netta separazione tra l’accertamento della responsabilità penale e quello della responsabilità civile.

La Distinzione tra Responsabilità Penale e Civile

La Cassazione, richiamando una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale (n. 182/2021), ha spiegato che il giudice dell’impugnazione penale, una volta dichiarata la prescrizione del reato edilizio, non è più chiamato a verificare se sussistono gli elementi della fattispecie penale. Il suo compito, invece, è accertare se il “fatto storico” contestato integri la fattispecie civilistica dell’illecito aquiliano, come descritto dall’art. 2043 del codice civile.
In altre parole, il giudice deve valutare se quella condotta, indipendentemente dalla sua rilevanza penale ormai venuta meno, abbia provocato un “danno ingiusto” a un altro soggetto, generando così un’obbligazione risarcitoria. Questo accertamento si basa sui criteri propri del processo civile, come quello del “più probabile che non”.

L’Analisi delle Illegittimità Edilizie

Nel caso specifico, la Corte di merito aveva ampiamente documentato le macroscopiche illegittimità dell’operazione edilizia:
* Permesso di costruire originario illegittimo: rilasciato in violazione delle norme urbanistiche su altezza e volumetria, basato su calcoli volumetrici falsi e privo del necessario parere dell’Autorità di bacino.
* Proroghe e DIA illegittime: le successive richieste di proroga e le denunce di inizio attività erano invalide perché basate su un titolo originario nullo e presentate fuori tempo massimo.
* Violazioni sostanziali: l’edificio realizzato contava ben nove piani a fronte dei tre consentiti, con un palese superamento dei limiti volumetrici e di altezza, anche a causa di un’errata interpretazione del concetto di piano seminterrato.
Queste condotte, sebbene non più punibili penalmente per la prescrizione, sono state ritenute dalla Corte fonte di un evidente illecito civile, giustificando la condanna al risarcimento del danno.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Sentenza

La sentenza n. 24269/2024 rafforza un importante principio di tutela per le vittime di reati. La prescrizione del reato edilizio non rappresenta una “sanatoria” generalizzata. Se dall’illecito penale deriva un danno a terzi, la responsabilità civile sopravvive e può essere accertata anche in sede penale, ai soli fini risarcitori. Per gli imputati, ciò significa che l’estinzione del reato non li mette al riparo da conseguenze patrimoniali significative. Per i danneggiati, invece, rappresenta la garanzia che il trascorrere del tempo non vanificherà il loro diritto a ottenere un giusto ristoro per il pregiudizio subito.

Se un reato edilizio viene dichiarato prescritto, l’imputato deve comunque risarcire i danni alla parte civile?
Sì. Se il giudice d’appello o la Cassazione dichiarano il reato estinto per prescrizione, devono comunque decidere sulle richieste della parte civile. Se accertano che il fatto storico costituisce un illecito civile che ha causato un danno, confermano o dispongono la condanna al risarcimento.

Su quali basi il giudice penale decide sul risarcimento del danno dopo la prescrizione del reato?
La decisione non si basa più sulla sussistenza del reato, ma sulla fattispecie dell’illecito civile (art. 2043 c.c.). Il giudice deve verificare se la condotta dell’imputato ha causato un danno ingiusto, utilizzando i criteri probatori del processo civile, come quello del “più probabile che non”.

Un ricorso in Cassazione può essere utilizzato per contestare la ricostruzione dei fatti decisa dai giudici di merito?
No. La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Non può riesaminare i fatti o valutare nuovamente le prove. Un ricorso è inammissibile se si limita a contestare la ricostruzione fattuale operata nei gradi precedenti, come avvenuto in questo caso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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