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Prescrizione reati tributari: il rinvio allunga i tempi

La Corte di Cassazione ha chiarito che il termine di prescrizione reati tributari si sospende per l’intera durata del rinvio dell’udienza richiesto dalla difesa, anche in assenza di un legittimo impedimento. Con la sentenza in esame, è stato dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente condannato per omessa dichiarazione, il quale sosteneva l’avvenuta prescrizione del reato. La Corte ha confermato il calcolo effettuato dal giudice d’appello, includendo un periodo di sospensione superiore a un anno, e ha ribadito che la prescrizione maturata dopo la sentenza impugnata non può essere dichiarata se il ricorso è manifestamente infondato.

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Pubblicato il 8 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Prescrizione reati tributari: quando la richiesta di rinvio della difesa congela il tempo

Il calcolo della prescrizione reati tributari rappresenta un aspetto cruciale nel diritto penale-tributario, dove i tempi processuali possono determinare l’esito di un procedimento. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: una richiesta di rinvio dell’udienza avanzata dalla difesa, anche se non motivata da un legittimo impedimento, comporta la sospensione del corso della prescrizione per l’intera durata del differimento accordato dal giudice. Questa decisione sottolinea l’importanza delle scelte processuali e le loro dirette conseguenze sulla tempistica della giustizia.

I fatti del caso

Il caso trae origine dalla condanna di un contribuente per il reato di omessa dichiarazione, previsto dall’art. 5 del D.Lgs. 74/2000, per l’anno d’imposta 2011. La Corte d’appello, pur dichiarando prescritti i reati relativi ad annualità precedenti, aveva confermato la responsabilità per il 2011, rideterminando la pena. L’imputato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che anche per quest’ultima annualità fosse maturata la prescrizione prima della pronuncia della sentenza di secondo grado. Il fulcro della sua argomentazione risiedeva nel contestare il calcolo del periodo di sospensione della prescrizione, derivante da un rinvio d’udienza di oltre un anno, a suo dire non addebitabile a una sua legittima richiesta.

La sospensione e il calcolo della prescrizione reati tributari

Il ricorrente sosteneva che il rinvio concesso dalla Corte d’appello non dovesse sospendere la prescrizione, in quanto non imputabile a una richiesta difensiva basata su un legittimo impedimento. Di conseguenza, il termine massimo di prescrizione sarebbe decorso prima della sentenza d’appello. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha rigettato completamente questa tesi. Analizzando gli atti processuali, i giudici hanno accertato che il rinvio era stato effettivamente richiesto dal sostituto del difensore di fiducia dell’imputato, con l’adesione del Procuratore generale. Questa circostanza è stata ritenuta decisiva per attivare la sospensione del termine prescrizionale.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha chiarito che, quando il rinvio è disposto su richiesta della difesa, anche se non per legittimo impedimento, e vi è l’accordo delle parti, la sospensione della prescrizione si estende per tutta la durata del differimento. Non si applica, in questi casi, il limite di 60 giorni previsto per le ipotesi di impedimento del difensore. Il calcolo corretto, includendo il periodo di sospensione di un anno, due mesi e tredici giorni, ha dimostrato che il termine di prescrizione finale sarebbe scaduto solo nel marzo 2024, ben dopo la data della sentenza d’appello (ottobre 2023).

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su consolidati principi giurisprudenziali. In primo luogo, si è ribadito che il rinvio del processo disposto su accordo delle parti comporta la sospensione della prescrizione per l’intera durata del differimento, ai sensi dell’art. 159, comma 1, n. 3 c.p.p. Il consenso del difensore, anche sostituto, alla richiesta di rinvio integra una richiesta di parte che giustifica pienamente la sospensione. In secondo luogo, la Corte ha applicato un altro importante principio, stabilito dalle Sezioni Unite: l’inammissibilità del ricorso per cassazione, dovuta alla manifesta infondatezza dei motivi, impedisce di rilevare e dichiarare eventuali cause di non punibilità, come la prescrizione, maturate successivamente alla sentenza impugnata. Poiché il reato si è prescritto nel marzo 2024, dopo la sentenza d’appello, e il ricorso era inammissibile, tale causa estintiva non poteva essere dichiarata.

Le conclusioni

La sentenza offre due importanti spunti di riflessione. Primo, le scelte difensive, come la richiesta di un rinvio, hanno conseguenze dirette e significative sul decorso della prescrizione reati tributari. La sospensione che ne deriva può essere anche molto lunga, posticipando notevolmente il termine finale. Secondo, un ricorso per cassazione basato su argomenti palesemente infondati non solo è destinato al fallimento, ma cristallizza la situazione giuridica al momento della sentenza di appello, precludendo la possibilità di beneficiare di una prescrizione che maturi successivamente. Questo principio serve a scoraggiare impugnazioni meramente dilatorie e a garantire la stabilità delle decisioni giudiziarie.

Quando una richiesta di rinvio dell’udienza sospende la prescrizione?
Secondo la sentenza, la prescrizione è sospesa quando il rinvio è richiesto dalla difesa, anche tramite un sostituto processuale, e vi è l’adesione delle altre parti come il Pubblico Ministero. Non è necessario che la richiesta sia basata su un legittimo impedimento.

Qual è la durata della sospensione della prescrizione per un rinvio chiesto dalla difesa?
La sospensione copre l’intero periodo del differimento accordato dal giudice. Nel caso specifico, il rinvio è durato un anno, due mesi e tredici giorni, e l’intero periodo è stato conteggiato ai fini della sospensione, senza applicare il limite di 60 giorni previsto per altre ipotesi.

La Corte di Cassazione può dichiarare la prescrizione maturata dopo la sentenza d’appello?
No, se il ricorso per cassazione è dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi. In tale situazione, non si forma un valido rapporto di impugnazione, e la Corte non può rilevare cause di non punibilità, come la prescrizione, intervenute dopo la sentenza impugnata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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