Prescrizione furto aggravato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato il tema della prescrizione furto aggravato, ribadendo i criteri per il calcolo dei termini e le conseguenze di un ricorso basato su presupposti errati. Questa decisione offre spunti importanti per comprendere come la legge bilancia la necessità di punire i reati con il diritto a un processo di durata ragionevole.
Il caso riguardava una persona condannata in primo e secondo grado per il reato di furto, aggravato da specifiche circostanze. L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un’unica tesi: l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Vediamo come si sono svolti i fatti e qual è stata la valutazione della Suprema Corte.
I Fatti del Processo
Il percorso giudiziario ha avuto inizio con una condanna per furto continuato, aggravato ai sensi dell’articolo 61, numeri 7 e 11, del codice penale, emessa dal Tribunale in data 18 aprile 2023. La Corte d’Appello di Napoli, con sentenza del 30 gennaio 2025, ha confermato la condanna.
Contro questa decisione, l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, basandolo su un unico motivo: la violazione di legge relativa alla mancata dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione. Secondo la difesa, il tempo trascorso era sufficiente per far scattare questo meccanismo estintivo.
Il Calcolo della Prescrizione Furto Aggravato
La Corte di Cassazione ha esaminato il motivo del ricorso e lo ha ritenuto manifestamente infondato. Il cuore della decisione risiede nel corretto calcolo del termine di prescrizione applicabile al caso di specie. Il reato contestato era quello di furto (art. 624 c.p.) aggravato da due circostanze (art. 61 n. 7 e n. 11 c.p.).
La Corte ha specificato che, in presenza di tali aggravanti, il termine di prescrizione ordinario per questo tipo di reato è di dieci anni. Di conseguenza, analizzando le date del procedimento, la Suprema Corte ha concluso che alla data della pronuncia della sentenza d’appello (30 gennaio 2025), il termine decennale non era ancora decorso.
Le Motivazioni della Decisione
Sulla base di questo calcolo, la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La manifesta infondatezza del motivo ha impedito un esame nel merito della questione. Quando un ricorso è palesemente privo di fondamento giuridico, come in questo caso, la legge processuale prevede che non possa essere accolto e nemmeno discusso in dettaglio. La valutazione della Corte è stata netta e basata su un’applicazione diretta e chiara della normativa sulla prescrizione. Il ricorso si fondava su un’errata interpretazione dei tempi necessari per l’estinzione del reato, un errore che non ha lasciato spazio a diverse interpretazioni.
Le Conclusioni: Conseguenze Pratiche
L’esito del processo è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Ciò comporta non solo la conferma definitiva della condanna, ma anche ulteriori conseguenze economiche per il ricorrente. Come previsto dalla legge in questi casi, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa ordinanza rafforza un principio fondamentale: i termini di prescrizione sono stabiliti dalla legge in modo preciso e la loro errata interpretazione può portare a conseguenze negative, come la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e l’addebito di ulteriori spese.
Qual è il termine di prescrizione per il reato di furto aggravato secondo questa ordinanza?
Secondo l’ordinanza, il termine di prescrizione per il reato di furto aggravato dalle circostanze di cui all’art. 61 n. 7 e 11 del codice penale è di dieci anni.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto manifestamente infondato. Il motivo addotto, ovvero l’estinzione del reato per prescrizione, era palesemente errato, in quanto il termine di dieci anni non era ancora trascorso al momento della sentenza d’appello.
Quali sono le conseguenze per il ricorrente quando un ricorso viene dichiarato inammissibile in questo modo?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in tremila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 712 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 712 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 11/11/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a NAPOLI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 30/01/2025 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO ED IN DIRITTO
COGNOME NOME ricorre per cassazione avverso la sentenza emessa il 30.01.2025 con la quale la Corte di Appello di Napoli ha confermato la condanna per il reato di cui agli artt. 624 e 61 nn. 7 e 11 c.p., continuato, così riqualificata l’originaria imputazione, pronunciata dal locale Tribunale in data 18.4.2023 formulando un motivo di ricorso.
Con detto motivo deduce la violazione di legge in relazione alla mancata dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione.
Il ricorso è manifestamente infondato.
Ed invero il termine di prescrizione ordinario del reato di cui all’art. 624 cod.pen. aggravato dalle circostanze di cui all’art. 61 n. 7 e 11 cod.pen. é di anni dieci sicché alla data delle pronuncia della sentenza di appello non era ancora decorso.
In conclusione il ricorso manifestamente infondato va dichiarato inammissibile. Segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, l’ 11 novembre 2025
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