Prescrizione e astensione avvocato: la Cassazione fa chiarezza
L’ordinanza n. 16240 del 2024 della Corte di Cassazione offre importanti spunti di riflessione su temi cruciali del diritto processuale penale. In particolare, la Suprema Corte si è pronunciata sul rapporto tra prescrizione e astensione avvocato, confermando un orientamento giurisprudenziale consolidato. Analizziamo insieme i dettagli di questa decisione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un grave reato fiscale.
I Fatti di Causa
La vicenda processuale ha origine da una sentenza della Corte di Appello di Brescia, che aveva parzialmente riformato una precedente decisione del Tribunale di Bergamo. L’imputato era stato condannato alla pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione per il reato di omessa dichiarazione, previsto dall’art. 5 del D.Lgs. 74/2000, commesso in un comune del nord Italia il 30 dicembre 2012.
La Corte territoriale, accogliendo anche l’appello del Procuratore Generale, aveva escluso le attenuanti generiche precedentemente concesse in primo grado. Di conseguenza, aveva non solo rideterminato la pena, ma anche applicato le pene accessorie e disposto la confisca di una somma considerevole, pari a 393.496 euro.
L’appello in Cassazione e i motivi del ricorso
L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione basandosi su tre motivi principali:
1. Erroneo calcolo dei termini di prescrizione: Si sosteneva che l’astensione del difensore dalle udienze non costituisse un legittimo impedimento tale da sospendere la prescrizione.
2. Violazione del divieto di reformatio in peius: Il ricorrente lamentava un ingiusto peggioramento della sua posizione in appello.
3. Vizio di motivazione: Si contestava la logicità delle argomentazioni della Corte di Appello riguardo alla determinazione della pena e all’esclusione delle attenuanti generiche.
Prescrizione e astensione avvocato: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi, giudicandoli manifestamente infondati. Vediamo nel dettaglio le argomentazioni per ciascun punto.
Il primo motivo: il calcolo della prescrizione
Sul tema centrale della prescrizione e astensione avvocato, la Corte ha ribadito un principio consolidato. Quando la difesa aderisce a un’astensione collettiva dalle udienze, la prescrizione del reato rimane sospesa non per un periodo forfettario di 60 giorni, ma per tutto il tempo necessario fino alla nuova udienza di rinvio. La Corte ha sottolineato che questa sospensione opera indipendentemente dal fatto che, nella stessa udienza, fossero assenti anche dei testimoni. La scelta processuale del difensore di astenersi è la causa diretta del rinvio e, quindi, della sospensione.
Il secondo motivo: il divieto di reformatio in peius
Anche questo motivo è stato giudicato infondato. Il principio del divieto di reformatio in peius si applica solo quando l’unico a impugnare la sentenza è l’imputato. In questo caso, anche il Procuratore Generale aveva presentato appello, contestando proprio la concessione delle attenuanti generiche. L’accoglimento di tale appello ha legittimamente portato la Corte territoriale a rivedere il trattamento sanzionatorio in senso peggiorativo per l’imputato, senza violare alcuna norma.
Il terzo motivo: la motivazione sulla pena
Infine, la Cassazione ha ritenuto infondata anche la censura sulla motivazione. I giudici di appello avevano ampiamente giustificato la loro decisione di escludere le attenuanti generiche e di stabilire l’entità della pena. Avevano infatti fatto riferimento ai numerosi precedenti penali dell’imputato, alcuni dei quali specifici per reati della stessa natura, e all’assenza di elementi positivi da poter valorizzare. Questa valutazione, secondo la Suprema Corte, rientra nel merito del giudizio e non presenta profili di manifesta illogicità che possano essere sindacati in sede di legittimità.
Le Motivazioni della Decisione
La decisione della Corte si fonda su principi giuridici stabili e su una giurisprudenza costante. La ratio della sospensione della prescrizione in caso di astensione del difensore risiede nell’evitare che tattiche dilatorie possano portare all’estinzione del reato. L’adesione a uno sciopero di categoria, sebbene sia un diritto, produce effetti processuali precisi che non possono andare a vantaggio dell’imputato in termini di decorrenza della prescrizione. Allo stesso modo, l’accoglimento dell’appello della pubblica accusa neutralizza il divieto di peggioramento della pena, poiché il processo di secondo grado è chiamato a riesaminare la sentenza nella sua interezza, sulla base di tutte le impugnazioni proposte. La valutazione sulla pena e sulle attenuanti, se logicamente motivata sulla base di elementi concreti come i precedenti penali, costituisce un apprezzamento di merito insindacabile in Cassazione.
Conclusioni
L’ordinanza in esame conferma tre importanti principi del diritto processuale penale. In primo luogo, chiarisce definitivamente che l’adesione del difensore all’astensione dalle udienze sospende la prescrizione per l’intero periodo del rinvio. In secondo luogo, ribadisce che il divieto di reformatio in peius non opera se anche il Pubblico Ministero ha impugnato la sentenza. Infine, riafferma l’ampia discrezionalità del giudice di merito nella valutazione della pena e delle attenuanti, purché la motivazione sia congrua e non palesemente illogica. Questa decisione rappresenta un utile promemoria per gli operatori del diritto sulle conseguenze processuali delle scelte difensive e sui limiti del sindacato di legittimità.
L’astensione dell’avvocato dalle udienze sospende la prescrizione del reato?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, in caso di adesione difensiva all’astensione dalle udienze, la prescrizione è sospesa per l’intero periodo che intercorre fino all’udienza di rinvio, e non solo per 60 giorni.
Se anche il Pubblico Ministero appella la sentenza, la pena per l’imputato può essere aumentata?
Sì. Il principio del divieto di peggiorare la pena (reformatio in peius) vale solo se l’imputato è l’unico a presentare appello. Se anche il Procuratore Generale impugna la sentenza (ad esempio, per contestare la concessione di attenuanti), la Corte di Appello può legittimamente aumentare la pena.
Perché la Cassazione ha ritenuto corretta l’esclusione delle attenuanti generiche in questo caso?
La Corte ha ritenuto la decisione legittima perché i giudici di appello avevano motivato la loro scelta basandosi su elementi concreti, come i diversi precedenti penali a carico dell’imputato, anche specifici, e l’assenza di elementi positivi da apprezzare. Questa è considerata una valutazione di merito, non illogica, e quindi non sindacabile in sede di legittimità.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16240 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 16240 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 12/01/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a VILLONGO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 10/05/2023 della CORTE APPELLO di BRESCIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Premesso che è stata impugnata la sentenza della Corte di appello di Brescia del 10 maggio 2023, che, in parziale riforma della decisione del Tribunale di Bergamo del 21 giugno 202 appellata anche dal AVV_NOTAIO generale oltre che dall’imputato, ha rideterminato, prev esclusione delle attenuanti generiche, in anni 2 e mesi 3 di reclusione la pena irrogata a COGNOME in ordine al reato di cui all’art. 5 del d. Igs. n. 74 del 2000, commesso in Cavernago dicembre 2012, avendo altresì la Corte di appello disposto l’applicazione sia delle pene accesso di cui all’art. 12 del d. Igs. n. 74 del 2000, sia della confisca della somma di 393.496 eur
Rilevato che il primo motivo di ricorso, con il quale si censura l’erroneo computo dei term prescrizione, evidenziandosi che l’astensione dell’avvocato non rientra tra i casi di leg impedimento che sospendono la prescrizione, è manifestamente infondato, essendo costante l’affermazione della giurisprudenza di legittimità secondo cui, in caso di adesione difensiva astensione dalle udienze, la prescrizione è sospesa non per 60 giorni, ma fino all’udienza rinvio, essendosi precisato al riguardo (cfr. Sez. 6, n. 41384 del 21/09/2023, Rv. 285355 e S 3, n. 6362 del 25/10/2018, dep. 2019, Rv. 275834) che, ai fini del calcolo dei perio sospensione dei termini di prescrizione, si computa il periodo di astensione dalle udienze da p del difensore, non assumendo rilievo il fatto che, nelle medesime udienze fissate per prosecuzione dell’istruttoria, vi sia stata anche l’assenza dei testimoni.
Osservato che anche il secondo motivo, con cui si deduce la violazione del principio del divi di reformatio in peius, è parimenti manifestamente infondato, dovendosi considerare che l’aumento di pena operato dalla Corte territoriale è dipeso dall’accoglimento dell’appello pro dal AVV_NOTAIO generale circa la concessione da parte del primo giudice delle attenuan generiche, avendo ciò comportato la conseguente rivisitazione del trattamento sanzionatorio.
Considerato che il terzo motivo, con cui si eccepisce il vizio di motivazione rispett determinazione della pena e all’esclusione delle attenuanti generiche, è anch’es manifestamente infondato, avendo i giudici di appello rimarcato in proposito (cfr. pag. 5 sentenza impugnata) i diversi precedenti penali, anche di natura specifica, a carico dell’impu oltre che l’assenza di elementi suscettibili di positivo apprezzamento, venendo in rilievo valutazione di merito non manifestamente illogica, con cui peraltro il ricorso non si confron
Ritenuto, pertanto, che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile e rilevato che declaratoria dell’inammissibilità consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’oner pagamento delle spese del procedimento, nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in tremila euro.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 12 gennaio 2024.