Prescrizione del reato: la Cassazione rigetta il ricorso infondato
La prescrizione del reato rappresenta uno dei temi più complessi e dibattuti nel panorama del diritto penale italiano. Recentemente, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso in cui il ricorrente invocava l’estinzione del reato per decorso del tempo, nonostante i termini legali non fossero ancora maturati. Questa ordinanza offre spunti cruciali per comprendere come i giudici di legittimità valutino la fondatezza delle impugnazioni legate al fattore tempo.
L’analisi dei fatti e il contesto processuale
La vicenda trae origine da una condanna emessa dalla Corte di Appello nel gennaio 2023. L’imputato, condannato per un reato commesso nel luglio 2016, ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che il tempo trascorso avesse ormai estinto la punibilità del fatto. La difesa puntava sulla maturazione della prescrizione del reato come motivo principale per annullare la sentenza di secondo grado. Tuttavia, il calcolo dei termini cronologici è apparso subito problematico agli occhi degli Ermellini, evidenziando una discrepanza tra la realtà processuale e le pretese difensive.
La decisione dell’organo giurisdizionale
La Suprema Corte, Sezione Settima Penale, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione non è entrata nel merito delle accuse, ma si è fermata a un esame preliminare di legittimità. I giudici hanno riscontrato una manifesta infondatezza del motivo addotto, in quanto la tesi difensiva contrastava con l’evidenza dei dati temporali presenti negli atti di causa. Oltre all’inammissibilità, la Corte ha applicato le sanzioni pecuniarie previste per chi promuove ricorsi privi di fondamento giuridico, gravando il ricorrente di un ulteriore onere economico.
La prescrizione del reato e il calcolo dei termini
Il punto centrale della controversia riguarda l’esatta individuazione del termine finale entro il quale il reato può dirsi prescritto. Nel caso di specie, il reato era stato commesso il 24 luglio 2016. Considerando i termini ordinari e le interruzioni previste dal codice penale, la scadenza massima era fissata al 24 gennaio 2024. Poiché la sentenza d’appello era stata emessa il 9 gennaio 2023, il termine non era affatto decorso al momento della decisione impugnata. Questo errore di valutazione ha reso l’impugnazione priva di pregio giuridico.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sulla verifica oggettiva del calendario processuale. La prescrizione del reato non può essere invocata se, al momento della pronuncia della sentenza di merito, il tempo necessario a estinguere l’illecito non è ancora interamente trascorso. Il ricorso che ignora tale evidenza cronologica viene considerato non solo infondato, ma manifestamente tale. Questo automatismo procedurale serve a sanzionare l’uso strumentale del diritto di impugnazione, volto unicamente a dilatare i tempi del processo senza basi legali solide. La Corte ha ribadito che l’inammissibilità del ricorso impedisce anche la rilevazione di una prescrizione maturata successivamente alla presentazione dell’impugnazione stessa, cristallizzando la responsabilità penale.
Le conclusioni
In conclusione, l’ordinanza sottolinea l’importanza di un calcolo rigoroso dei termini di prescrizione del reato prima di adire la Suprema Corte. Presentare un ricorso basato su presupposti errati comporta conseguenze onerose: nel caso esaminato, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. Tale pronuncia funge da monito contro i ricorsi dilatori, confermando che la legittimità richiede una precisione tecnica che non ammette approssimazioni temporali o interpretazioni creative dei termini di legge.
Cosa succede se si presenta un ricorso basato su un calcolo errato della prescrizione?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza, comportando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Come si calcola il termine massimo di prescrizione in un processo penale?
Il termine dipende dalla gravità del reato e include eventuali interruzioni, non potendo superare i limiti stabiliti dagli articoli 157 e 161 del codice penale.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile in Cassazione?
Il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese processuali e solitamente di una somma tra i mille e i seimila euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44096 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 44096 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 29/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME COGNOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 09/01/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
OSSERVA
Ritenuto che il motivo dedotto con il ricorso è inammissibile perché manifestament infondato non essendo decorso, alla data di emissione della sentenza, il periodo di prescr massimo (reato commesso il 24 luglio 2016 – prescrizione massima 24 gennaio 2024);
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processu della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 29/9/2023