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Prescrizione del reato: le riforme e l’appello

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati stradali. L’imputato sosteneva l’avvenuta prescrizione del reato, ma la Corte ha chiarito che, in base alla data di commissione del fatto (2018), si applica la “legge Orlando”. Tale legge prevede periodi di sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado che, nel caso specifico, non facevano ancora decorrere il termine massimo. Il ricorso è stato giudicato generico e infondato.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Prescrizione del Reato: le Riforme Orlando e Cartabia e il Principio del Tempus Regit Actum

La disciplina della prescrizione del reato è uno degli istituti più complessi e dibattuti del nostro ordinamento, oggetto di continue riforme che ne hanno modificato profondamente il funzionamento. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (Sent. N. 24570/2024) offre un’importante occasione per fare chiarezza sulla successione delle leggi nel tempo e sulle conseguenze pratiche per i processi in corso.

Il Caso: Dalla Condanna al Ricorso per Cassazione

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un automobilista per reati previsti dal Codice della Strada, commessi il 2 agosto 2018. Dopo la conferma della condanna in Corte d’Appello, la difesa proponeva ricorso per Cassazione, lamentando un vizio di motivazione. In particolare, si sosteneva che la Corte territoriale avrebbe dovuto dichiarare l’estinzione dei reati per intervenuta prescrizione, tanto più che lo stesso avviso di fissazione dell’udienza d’appello sembrava preannunciare una simile decisione. Tuttavia, la Corte d’Appello aveva confermato la condanna di primo grado, senza fornire alcuna spiegazione sul mancato decorso del termine di prescrizione.

La Prescrizione del Reato alla Luce delle Riforme

Il fulcro della questione ruota attorno alla complessa stratificazione normativa che ha interessato la prescrizione. Per comprendere la decisione della Cassazione, è necessario distinguere tre diversi regimi, la cui applicazione dipende dalla data in cui il reato è stato commesso:

1. Reati commessi fino al 2 agosto 2017: Si applica la disciplina della c.d. legge “ex Cirielli” (L. 251/2005).
2. Reati commessi dal 3 agosto 2017 al 31 dicembre 2019: Rientrano sotto l’egida della c.d. “legge Orlando” (L. 103/2017).
3. Reati commessi dal 1° gennaio 2020: Sono soggetti alla disciplina introdotta prima dalla c.d. “legge Bonafede” e poi confluita nella “Riforma Cartabia” (L. 134/2021), che prevede la cessazione definitiva del corso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado.

Nel caso di specie, il reato era stato commesso il 2 agosto 2018, ricadendo quindi pienamente nel regime transitorio della legge Orlando.

La Decisione della Corte: Perché il Ricorso è Inammissibile

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per due ragioni fondamentali.

In primo luogo, il motivo di ricorso è stato ritenuto generico. La difesa si era limitata a lamentare la mancata declaratoria di prescrizione senza indicare le ragioni specifiche per cui il termine sarebbe dovuto considerarsi maturato. Un semplice riferimento all’avviso di fissazione d’udienza non è sufficiente, poiché tale atto non vincola in alcun modo la decisione finale del collegio giudicante.

Le Motivazioni della Suprema Corte

Nel merito, la Corte ha spiegato in modo dettagliato perché la prescrizione del reato non era ancora maturata al momento della sentenza d’appello. La legge Orlando, applicabile al caso concreto, ha introdotto all’art. 159, comma 2, c.p.p., specifici periodi di sospensione del corso della prescrizione dopo le sentenze di condanna di primo e secondo grado (per un tempo non superiore a un anno e sei mesi per ciascun grado). La Corte ha quindi chiarito che, tenendo conto di questi periodi di sospensione obbligatoria, il termine massimo di prescrizione per le contravvenzioni contestate non era affatto decorso. La successiva Riforma Cartabia, che ha abrogato tale meccanismo sostituendolo con la cessazione definitiva della prescrizione, non poteva applicarsi retroattivamente a un fatto commesso sotto il vigore della legge Orlando. Si è dunque in presenza di regimi differenziati che si applicano in base alla data di commissione del reato, senza che si ponga una questione di successione di leggi penali nel tempo ai sensi dell’art. 2 del codice penale.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche

La sentenza ribadisce un principio fondamentale: per calcolare correttamente la prescrizione del reato, è cruciale individuare la normativa applicabile in base al momento in cui il reato è stato commesso (tempus regit actum). Le riforme che si sono succedute hanno creato regimi distinti e non comunicanti, la cui coesistenza richiede un’attenta analisi da parte degli operatori del diritto. Questa pronuncia serve da monito sulla necessità di formulare ricorsi specifici e ben argomentati, che non si limitino a enunciazioni generiche ma dimostrino, calcoli alla mano, il fondamento delle proprie doglianze, soprattutto in una materia così tecnicamente complessa.

Perché il ricorso sulla prescrizione del reato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché era generico, limitandosi a lamentare la mancata declaratoria di prescrizione senza specificare le ragioni giuridiche e i calcoli a sostegno di tale tesi. Inoltre, nel merito, la pretesa era infondata.

Quale legge sulla prescrizione si applica a un reato commesso il 2 agosto 2018?
Per un reato commesso in tale data, si applica la disciplina introdotta dalla c.d. “legge Orlando” (L. 103/2017), che prevedeva specifici periodi di sospensione del corso della prescrizione dopo le sentenze di condanna di primo e secondo grado.

L’indicazione contenuta in un avviso di fissazione d’udienza vincola la decisione del giudice?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che un’indicazione, come quella relativa a una possibile estinzione del reato per prescrizione, contenuta in un avviso di fissazione d’udienza, non determina alcuna preclusione o vincolo per la decisione finale del collegio giudicante.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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