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Preclusione benefici penitenziari: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza che negava un permesso premio a un detenuto per un reato ostativo, autore di due evasioni. La Corte ha chiarito che la più grave preclusione benefici penitenziari di cinque anni, prevista dall’art. 58-quater dell’Ordinamento Penitenziario, si applica solo se il detenuto commette un ulteriore delitto doloso *durante* lo stato di evasione o la fruizione di un beneficio, e non per il solo fatto di aver commesso un’evasione.

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Pubblicato il 16 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Preclusione Benefici Penitenziari: Quando scatta il divieto di 5 anni?

La concessione dei benefici penitenziari, come i permessi premio, rappresenta un elemento cruciale nel percorso di reinserimento sociale del detenuto. Tuttavia, la legge prevede dei limiti severi. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fatto luce su un punto fondamentale riguardo la preclusione benefici penitenziari, specificando le condizioni per l’applicazione del divieto quinquennale per chi commette nuovi reati.

I Fatti del Caso

Il caso riguarda un detenuto che sta scontando una pena dell’ergastolo per un cosiddetto ‘reato ostativo’. A questo detenuto era stata negata la richiesta di un permesso premio dal Tribunale di Sorveglianza. La ragione del diniego risiedeva nel fatto che il soggetto, già responsabile di un’evasione nel 2017, ne aveva commessa un’altra nel 2020, non rientrando in carcere al termine di un permesso premio. Il Tribunale aveva applicato la norma più severa, che prevede un divieto di accesso ai benefici per cinque anni.

La Questione Giuridica: Preclusione di Tre o Cinque Anni?

Il cuore della controversia legale verte sull’interpretazione dell’articolo 58-quater dell’Ordinamento Penitenziario. Questa norma stabilisce due diversi periodi di preclusione benefici penitenziari:
1. Un periodo di tre anni per chiunque commetta un’evasione (commi 1 e 3).
2. Un periodo più lungo di cinque anni per i condannati per reati ostativi (previsti dall’art. 4-bis) che commettono un delitto doloso punibile con almeno tre anni di reclusione ‘durante il lavoro all’esterno o la fruizione di un permesso premio o di una misura alternativa alla detenzione’ oppure in stato di evasione (commi 5 e 7).

Il Tribunale di Sorveglianza aveva ritenuto che la seconda evasione del detenuto integrasse i presupposti per la preclusione quinquennale. Il detenuto, tramite il suo legale, ha sostenuto che dovesse applicarsi il termine più breve di tre anni, contestando l’interpretazione del Tribunale.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, annullando la decisione del Tribunale e fornendo un’interpretazione chiara della norma.

L’interpretazione rigorosa dell’art. 58-quater

I giudici supremi hanno stabilito che la norma più severa, quella che impone il divieto di cinque anni, ha una finalità precisa: sanzionare con maggior rigore le condotte criminose che traggono occasione dalla temporanea libertà di cui il soggetto gode grazie a un beneficio o a un’evasione. Di conseguenza, per applicare la preclusione benefici penitenziari di cinque anni, non è sufficiente che un detenuto per reato ostativo commetta un’evasione. È necessario che commetta un ulteriore e diverso reato (punibile con almeno tre anni) proprio mentre si trova in stato di evasione o mentre sta fruendo di un beneficio.

La Condotta di Evasione non è Commessa ‘durante’ il Permesso

La Corte ha inoltre operato una distinzione logica fondamentale. Il reato di evasione che consiste nel non rientrare da un permesso premio non avviene ‘durante’ la fruizione del permesso stesso. La condotta illecita, infatti, è successiva al termine finale del permesso. Il comportamento trasgressivo inizia nel momento in cui il permesso è già scaduto. Pertanto, non si può configurare l’ipotesi richiesta dalla legge per applicare la sanzione più grave.

Conclusioni

La sentenza chiarisce un principio di garanzia fondamentale: le norme che limitano i diritti, specialmente in ambito penitenziario, devono essere interpretate in modo rigoroso e non estensivo. La preclusione quinquennale è una misura eccezionale, riservata a situazioni di particolare allarme sociale, ovvero quando il detenuto abusa della fiducia concessagli per commettere nuovi gravi reati. La sola evasione, per quanto grave, ricade nella previsione generale che comporta una preclusione triennale. La decisione della Cassazione impone ai tribunali di sorveglianza di valutare attentamente la concomitanza tra lo stato di libertà (derivante da evasione o beneficio) e la commissione del nuovo reato, prima di applicare il più lungo periodo di divieto.

Quando si applica la preclusione di cinque anni ai benefici penitenziari per un detenuto per reati ostativi?
Si applica quando il detenuto, nei cui confronti si procede o è stata pronunciata condanna per un delitto doloso punibile con pena non inferiore nel massimo a tre anni, ha commesso tale reato mentre si trovava in stato di evasione, o durante la fruizione del lavoro all’esterno, di un permesso premio o di una misura alternativa.

Commettere una semplice evasione è sufficiente per far scattare la preclusione più grave di cinque anni?
No. Secondo la Corte, la sola commissione del reato di evasione (punibile a norma dell’art. 385 c.p.) comporta l’applicazione della preclusione di tre anni, come previsto dai commi 1 e 3 dell’art. 58-quater. Per la preclusione quinquennale è necessario un ulteriore reato commesso nelle specifiche circostanze di cui sopra.

Il mancato rientro da un permesso premio è considerato un reato commesso ‘durante’ la fruizione del permesso?
No. La Corte ha chiarito che la condotta di evasione, consistente nel mancato rientro, è logicamente e fattualmente successiva alla scadenza del permesso premio. Pertanto, non può essere considerata come commessa ‘durante’ la fruizione del beneficio stesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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