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Polizia giudiziaria: poteri della Guardia Costiera

La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di tre pubblici ufficiali assolti in primo grado dall’accusa di falso ideologico. Il giudice di merito aveva dichiarato inesistenti le indagini poiché svolte dal Nucleo Speciale d’Intervento della Guardia Costiera, ritenuto privo della qualifica di polizia giudiziaria per reati comuni. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, stabilendo che la delega del Pubblico Ministero conferisce pieni poteri investigativi, superando i limiti di competenza per materia previsti dal Codice della Navigazione.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Polizia giudiziaria: la validità delle indagini della Guardia Costiera

La corretta individuazione dei soggetti che rivestono la qualifica di polizia giudiziaria è fondamentale per la validità di un intero procedimento penale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini operativi della Guardia Costiera, stabilendo principi essenziali sulla legittimità degli atti d’indagine delegati dall’autorità giudiziaria.

Il caso: falso ideologico e competenza della polizia giudiziaria

La vicenda trae origine dall’assoluzione di alcuni ufficiali della Capitaneria di Porto accusati di concorso in falso ideologico. Il Giudice dell’udienza preliminare aveva ritenuto che le indagini, condotte dal Nucleo Speciale d’Intervento (NSI) della Guardia Costiera, fossero giuridicamente inesistenti. Secondo tale tesi, il personale marittimo non avrebbe la qualifica di polizia giudiziaria per i reati comuni commessi in aree dove sono presenti altri uffici di pubblica sicurezza, come Polizia di Stato o Carabinieri.

L’accusa contestava la falsa attestazione di controlli su imbarcazioni da diporto e l’omessa contestazione di irregolarità su motopescherecci. Tuttavia, il giudice di merito aveva annullato l’efficacia delle prove raccolte, limitando drasticamente il raggio d’azione della Guardia Costiera ai soli reati previsti dal Codice della Navigazione.

La decisione della Cassazione sulla polizia giudiziaria

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, fornendo un’interpretazione estensiva e sistematica delle norme. Il punto centrale riguarda il rapporto tra l’articolo 1235 del Codice della Navigazione e le norme del Codice di Procedura Penale.

Superamento dei limiti di materia

Secondo gli Ermellini, quando il Pubblico Ministero delega un’attività d’indagine, non operano i limiti di competenza per materia che solitamente vincolano i vari corpi di polizia nelle loro attività di iniziativa. L’articolo 109 della Costituzione stabilisce infatti che l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria. Questo significa che un magistrato può avvalersi di qualsiasi servizio di polizia per compiere atti investigativi, indipendentemente dalla specializzazione ordinaria dell’organo delegato.

Inoltre, il Nucleo Speciale d’Intervento della Guardia Costiera possiede una qualifica di polizia giudiziaria riconosciuta da decreti ministeriali aventi natura regolamentare. Tali atti sono pienamente idonei a conferire i poteri necessari per svolgere indagini su direzione del magistrato, anche per reati che esulano dal contesto strettamente marittimo.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che l’espressione «in tali luoghi» contenuta nel Codice della Navigazione deve riferirsi specificamente ai porti e agli aerodromi. La presenza di commissariati nel territorio comunale non esclude la competenza della Capitaneria all’interno dell’area portuale. Soprattutto, è stato ribadito che la delega del Pubblico Ministero agisce come un fattore abilitante che supera le restrizioni spaziali o materiali previste per le attività svolte di propria iniziativa dalla polizia.

L’attività delegata resta giuridicamente riferibile al Pubblico Ministero, il quale utilizza l’ufficiale di polizia come uno strumento operativo. Negare questa possibilità significherebbe limitare ingiustificatamente il potere investigativo della magistratura, in contrasto con i principi costituzionali.

Le conclusioni

La sentenza riafferma la piena validità delle indagini svolte dalla Guardia Costiera su delega della Procura, anche per reati comuni. La distinzione tra attività di iniziativa e attività delegata è il cardine su cui poggia la legittimità degli atti processuali. Il provvedimento impugnato è stato dunque annullato con rinvio, ristabilendo il principio per cui la polizia giudiziaria, se diretta dal magistrato, opera senza i vincoli di materia che ne limitano l’azione ordinaria.

La Guardia Costiera può indagare su reati comuni?
Sì, se riceve una specifica delega dal Pubblico Ministero, la Guardia Costiera può svolgere indagini anche su reati non marittimi.

Cosa succede se un atto di indagine è compiuto da un organo non specializzato?
Se l’atto è delegato dall’autorità giudiziaria, esso rimane valido poiché il magistrato dispone direttamente di ogni servizio di polizia giudiziaria.

Qual è il ruolo del Nucleo Speciale d’Intervento?
Si tratta di un ufficio di supporto che riveste la qualifica di polizia giudiziaria e può operare su tutto il territorio nazionale sotto la direzione del magistrato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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