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Permesso premio: il calcolo per i reati ostativi

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto riguardo al calcolo della pena per ottenere un permesso premio. La sentenza chiarisce che, in caso di cumulo di pene per reati ostativi e non, una volta considerata espiata la pena per il reato ostativo (attraverso lo scioglimento del cumulo), questa non può essere nuovamente conteggiata per raggiungere la soglia di pena richiesta per i reati non ostativi. Questa interpretazione mira a garantire un trattamento equo e coerente tra i condannati, indipendentemente dalla casualità con cui vengono unificate le pene.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Permesso premio e reati ostativi: come si calcola la pena espiata?

La concessione di un permesso premio rappresenta un momento cruciale nel percorso di rieducazione del condannato, ma il calcolo della pena espiata necessaria per accedervi può diventare complesso, specialmente in presenza di reati ostativi. Con la sentenza n. 24789 del 2024, la Corte di Cassazione ha fornito un’importante precisazione su come debba essere calcolato il ‘tetto’ di pena da scontare quando un detenuto sconta un cumulo di pene per reati di diversa natura.

I Fatti del Caso

Un detenuto, in esecuzione di una pena cumulata di 30 anni di reclusione per reati comuni, reati comuni con recidiva e reati ostativi, presentava istanza per un permesso premio. Il Magistrato di Sorveglianza prima, e il Tribunale di Sorveglianza poi, rigettavano la richiesta. La ragione del diniego risiedeva nel fatto che, al momento della domanda, il condannato non aveva ancora espiato la quota di pena richiesta dalla legge per poter accedere al beneficio. Il calcolo del Tribunale teneva conto delle diverse soglie previste per ciascuna tipologia di reato, sommando le pene minime da espiare per ognuna.
Il detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo l’erroneità di tale calcolo e affermando di aver già scontato un periodo di detenzione superiore alle soglie previste, se considerate in modo diverso.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso infondato, confermando la correttezza della decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il punto centrale della pronuncia è il principio secondo cui, una volta operato lo ‘scioglimento del cumulo’ per superare il divieto di accesso ai benefici per i reati ostativi, la pena relativa a tali reati, considerata già interamente scontata, non può essere riutilizzata nel calcolo per i benefici relativi ai reati non ostativi.

Le motivazioni e il calcolo per il permesso premio

La Corte ha ribadito un orientamento giurisprudenziale consolidato, essenziale per garantire coerenza e parità di trattamento nel sistema penitenziario.

Lo scioglimento del cumulo e le sue conseguenze

Quando un detenuto è condannato per più reati, le pene vengono unificate in un ‘cumulo giuridico’. Tuttavia, se alcuni di questi reati sono ‘ostativi’ (come quelli di mafia o terrorismo), l’accesso a benefici come il permesso premio è bloccato. Per superare questo ostacolo, la giurisprudenza ha elaborato il principio dello ‘scioglimento del cumulo’. In pratica, si considera come già espiata per intero la parte di pena relativa al reato ostativo. Una volta fatto ciò, si procede a verificare se il detenuto ha scontato la frazione di pena richiesta dalla legge per i reati non ostativi, calcolandola sulla pena residua.
La sentenza in esame chiarisce che questo scioglimento è un’operazione logico-giuridica a senso unico: la pena ‘usata’ per superare l’ostacolo del reato ostativo viene ‘messa da parte’ e non può essere conteggiata una seconda volta per raggiungere la soglia necessaria per i reati comuni.

Evitare disparità di trattamento

La Corte sottolinea che questa interpretazione, pur potendo apparire in alcuni casi meno favorevole al singolo detenuto, è fondamentale per evitare ingiustificate disparità di trattamento. Se si permettesse di ricalcolare e riutilizzare la pena già ‘imputata’ ai reati ostativi, si creerebbe una situazione irragionevole. Un detenuto che ha espiato separatamente e tempestivamente le sue condanne si troverebbe in una posizione diversa rispetto a chi ha beneficiato di un cumulo formatosi in un momento successivo, per ragioni puramente casuali legate ai tempi del processo e dell’esecuzione.
La regola, quindi, è che la pena da considerare per l’accesso ai benefici sui reati non ostativi è solo quella relativa a tali reati, una volta ‘depurata’ dalla porzione già scontata per i più gravi reati ostativi.

Le conclusioni

In conclusione, la Cassazione stabilisce un principio di calcolo chiaro e rigoroso per l’accesso al permesso premio in presenza di pene cumulate per reati ostativi e non. La decisione riafferma che la separazione delle pene all’interno del cumulo è un meccanismo necessario per garantire l’applicabilità delle norme sui benefici, ma deve essere applicato in modo coerente. La pena espiata per un reato ostativo, una volta utilizzata per superare il divieto legale, ha esaurito la sua funzione e non può essere ‘riciclata’ per accelerare l’accesso ai benefici previsti per i reati comuni. Tale approccio garantisce l’equità e la coerenza del sistema esecutivo, come voluto dal legislatore.

Come si calcola la pena da espiare per un permesso premio con reati ostativi e comuni?
Si opera uno ‘scioglimento del cumulo’: si considera interamente espiata la pena per il reato ostativo. Successivamente, si calcola il requisito di pena espiata (es. un terzo, metà, ecc.) unicamente sulla parte di pena residua relativa ai reati comuni.

La pena già scontata per un reato ostativo può essere usata per raggiungere la soglia per i reati comuni?
No. La sentenza chiarisce che la porzione di pena considerata espiata per superare il blocco dei benefici legati ai reati ostativi non può essere conteggiata una seconda volta per raggiungere il limite di pena richiesto per i benefici relativi ai reati comuni.

Perché la Corte adotta questo criterio di calcolo?
Per garantire coerenza e parità di trattamento. Questo metodo evita che la casualità del momento in cui si forma un cumulo di pene possa creare ingiuste differenze tra detenuti, assicurando che le regole per l’accesso ai benefici siano applicate in modo uniforme e prevedibile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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