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Periculum in mora: motivazione non presunta nel sequestro

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza di sequestro preventivo per un reato tributario. La Corte ha stabilito che la motivazione sul ‘periculum in mora’, ovvero il rischio di dispersione dei beni, non può essere generica o presunta. È necessaria una valutazione concreta e specifica del pericolo che l’indagato possa sottrarre i propri beni alla futura confisca. La semplice inferiorità del patrimonio rispetto al debito non è sufficiente a giustificare la misura cautelare.

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Pubblicato il 30 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Periculum in mora: la Cassazione richiede una motivazione concreta

Con la sentenza n. 27406 del 2024, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sui presupposti del sequestro preventivo, ribadendo un principio fondamentale: la necessità di una motivazione specifica e non meramente apparente sul periculum in mora. Questa decisione sottolinea come il rischio di dispersione dei beni non possa essere presunto, ma debba essere ancorato a elementi concreti, anche quando il sequestro è finalizzato alla confisca per equivalente per reati tributari.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari nei confronti di un imprenditore per il reato di omesso versamento di ritenute dovute o certificate (art. 10-bis, D.Lgs. 74/2000). Il Tribunale del riesame confermava la misura cautelare reale.

L’imprenditore proponeva ricorso per cassazione, lamentando principalmente due aspetti:
1. L’erronea valutazione del periculum in mora, ossia il concreto pericolo che i beni potessero essere dispersi nelle more del giudizio. La difesa evidenziava come il Tribunale avesse ignorato elementi cruciali, quali la richiesta di rateizzazione del debito (poi accolta e regolarmente pagata), l’adesione alla “Rottamazione-quater” e il modesto superamento della soglia di punibilità. La motivazione del Tribunale, secondo il ricorrente, si basava su clausole di stile e su un generico pericolo di dispersione.
2. L’insussistenza del fumus boni iuris (la parvenza del reato), dato che l’accordo di rateizzazione del debito avrebbe dovuto far venir meno il presupposto del reato stesso.

La Decisione e il ruolo del Periculum in Mora

La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando l’ordinanza impugnata limitatamente al punto relativo al periculum in mora e rinviando per un nuovo esame al Tribunale del riesame.

La Corte ha invece dichiarato inammissibile il motivo relativo al fumus boni iuris. Ha chiarito, richiamando una giurisprudenza consolidata, che l’impegno a versare il debito tributario all’erario, anche tramite rateizzazione, non fa venir meno il reato. La confisca, in questi casi, viene disposta ma la sua esecuzione è condizionata al mancato pagamento del debito. Pertanto, la sussistenza del reato non era in discussione.

Le Motivazioni

Il cuore della sentenza risiede nell’analisi del periculum in mora. La Cassazione ha definito la motivazione del Tribunale del riesame “meramente apparente”. Il Tribunale aveva giustificato il rischio di dispersione patrimoniale basandosi su una presunta “ridotta capacità economica della società”, sull’importo modesto versato fino a quel momento e sulla presenza di ulteriori piani di rientro, fattori che “potrebbero indurlo a mettere al riparo una consistente parte del proprio patrimonio”.

Secondo la Suprema Corte, questo ragionamento è puramente congetturale e non rispetta i requisiti imposti dalla legge e dalla giurisprudenza, anche delle Sezioni Unite. Viene ribadito che il provvedimento di sequestro preventivo deve contenere una motivazione, seppur concisa, sulle ragioni specifiche per cui si ritiene necessario anticipare gli effetti della confisca. Non è sufficiente un automatismo basato sulla natura obbligatoria della confisca o sulla semplice sproporzione tra il patrimonio dell’indagato e il valore da confiscare.

La Corte chiarisce la distinzione fondamentale con il sequestro conservativo: mentre quest’ultimo può fondarsi sulla mera insufficienza della garanzia patrimoniale, il sequestro preventivo richiede la prova di un pericolo concreto che il bene possa essere “modificato, disperso, deteriorato, utilizzato od alienato” durante il processo. Affermare, come ha fatto il Tribunale, che la situazione debitoria potrebbe indurre l’indagato a nascondere i beni è un’argomentazione ipotetica, priva di elementi fattuali a sostegno. Di conseguenza, la motivazione è solo apparente e l’ordinanza deve essere annullata su questo punto.

Le Conclusioni

Questa sentenza rafforza un principio di garanzia cruciale nel sistema processuale penale. Il sequestro preventivo, pur essendo uno strumento essenziale per assicurare l’efficacia della futura confisca, non può essere disposto sulla base di presunzioni o formule generiche. Il giudice della cautela ha l’obbligo di esplicitare le ragioni concrete che fondano il periculum in mora, analizzando la specifica situazione e indicando gli elementi fattuali da cui desume il rischio di dispersione dei beni. Una motivazione vaga o congetturale non è sufficiente a giustificare un’incisione così significativa sul diritto di proprietà dell’individuo, che deve essere tutelato fino a una sentenza di condanna definitiva.

Avere un piano di rateizzazione del debito tributario esclude il ‘fumus boni iuris’ del reato e impedisce il sequestro?
No. Secondo la sentenza, l’impegno a pagare il debito all’erario, anche tramite rateizzazione, non fa venir meno il ‘fumus boni iuris’ del reato tributario. La confisca può essere comunque disposta, ma la sua esecuzione è subordinata al futuro ed eventuale inadempimento del piano di pagamento.

Il ‘periculum in mora’ nel sequestro preventivo finalizzato alla confisca può essere presunto?
No. La Corte di Cassazione ribadisce che il ‘periculum in mora’ non può essere mai presunto. Deve essere oggetto di una specifica e concreta motivazione che spieghi le ragioni per cui si ritiene che i beni possano essere dispersi, modificati o alienati prima della definizione del giudizio. La semplice sproporzione tra il patrimonio dell’indagato e il valore da confiscare non è di per sé sufficiente.

Perché la motivazione del Tribunale del riesame sul ‘periculum in mora’ è stata considerata ‘apparente’?
È stata considerata ‘apparente’ perché si basava su un argomento meramente congetturale e generico. Il Tribunale aveva ipotizzato che la situazione debitoria del ricorrente ‘potrebbe indurlo’ a nascondere i beni, senza però indicare alcun elemento concreto o specifico a sostegno di tale rischio. Questa, secondo la Cassazione, non è una motivazione valida ma una mera supposizione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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