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Periculum in mora: motivazione nel sequestro preventivo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47912/2023, ha annullato un’ordinanza di sequestro preventivo per carenza di motivazione sul ‘periculum in mora’. La Corte ha stabilito che la mera sproporzione tra il patrimonio dell’indagato e il presunto profitto del reato non è sufficiente a dimostrare il rischio concreto di dispersione dei beni, necessario per giustificare la misura cautelare. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione sul punto.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Periculum in mora: la Cassazione richiede una motivazione concreta nel sequestro preventivo

Con la recente sentenza n. 47912 del 2023, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale in materia di misure cautelari reali: il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente richiede una motivazione specifica e non automatica sul periculum in mora. Non è sufficiente, secondo la Corte, basare il provvedimento sulla sola sproporzione tra il patrimonio dell’indagato e l’ammontare del presunto profitto illecito. Questa decisione chiarisce i confini tra sequestro preventivo e sequestro conservativo, sottolineando la necessità di una valutazione prognostica concreta sul rischio di dispersione dei beni.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un’indagine per reati tributari. Il Giudice per le Indagini Preliminari aveva emesso un decreto di sequestro preventivo nei confronti di un imprenditore, accusato di aver omesso la presentazione di dichiarazioni fiscali per conto di diverse società (art. 5, D.Lgs. 74/2000). Il Tribunale del riesame, adito dalla difesa, aveva confermato parzialmente la misura, annullandola solo per altre ipotesi di reato.

L’imprenditore ha quindi proposto ricorso per cassazione, lamentando, tra le altre cose, la violazione di legge in merito alla motivazione del periculum in mora. La difesa sosteneva che il Tribunale avesse giustificato il sequestro basandosi unicamente sull’incapienza del patrimonio dell’indagato rispetto al profitto del reato, quantificato in oltre 4 milioni di euro, a fronte di un unico bene sequestrato (un’autovettura del valore di 8.400 euro). Tale motivazione, secondo il ricorrente, sarebbe stata insufficiente, soprattutto considerando il notevole tempo trascorso dai fatti (circa tre anni) e l’assenza di prove su tentativi di dispersione patrimoniale.

La Decisione della Cassazione sul Periculum in Mora

La Suprema Corte ha ritenuto fondato il motivo di ricorso relativo al periculum in mora, accogliendo la tesi difensiva. Gli Ermellini hanno chiarito che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente non può fondarsi su automatismi. Il giudice non può limitarsi a constatare una sproporzione patrimoniale per ritenere sussistente il pericolo che i beni vengano sottratti alla futura esecuzione della confisca.

La Differenza tra Sequestro Preventivo e Conservativo

Il cuore della decisione risiede nella netta distinzione tra il sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) e il sequestro conservativo (art. 316 c.p.p.). Mentre per quest’ultimo la legge prevede che il presupposto possa essere la mera mancanza o insufficienza delle garanzie patrimoniali, per il sequestro preventivo è richiesta una valutazione ulteriore. Il giudice deve esporre, con una motivazione seppur concisa, le ragioni concrete per cui si ritiene che il bene, nelle more del giudizio, possa essere “modificato, disperso, deteriorato, utilizzato od alienato”. L’esigenza è quella di anticipare gli effetti di una futura confisca che, al termine del processo, potrebbero essere vanificati.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione, richiamando anche precedenti pronunce delle Sezioni Unite (sent. Ellade, n. 36959/2021), ha spiegato che equiparare la mera incapienza patrimoniale al periculum in mora significherebbe svuotare di significato l’obbligo di motivazione. Il giudice della cautela deve compiere una valutazione prognostica, guardando al futuro e analizzando gli elementi concreti che suggeriscono un rischio di depauperamento. Tale valutazione deve considerare fattori come il tempo trascorso, le condotte dell’indagato e ogni altro elemento utile a prevedere se il patrimonio a garanzia della confisca sia effettivamente a rischio.

Nel caso di specie, il Tribunale del riesame si era limitato a un ragionamento automatico: siccome il patrimonio è insufficiente, allora il pericolo esiste. Questo approccio è stato censurato dalla Cassazione perché trasforma il sequestro preventivo in uno strumento con presupposti analoghi a quelli del sequestro conservativo, confondendo due istituti con ratio e discipline ben diverse. Pertanto, la Corte ha annullato l’ordinanza impugnata limitatamente al profilo delle esigenze cautelari.

Le Conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che per disporre un sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, il giudice deve fornire una motivazione puntuale e concreta sul periculum in mora. Non è sufficiente la constatazione dell’insufficienza del patrimonio a coprire il profitto del reato. È necessario un giudizio prognostico che analizzi il rischio effettivo di dispersione dei beni, tenendo conto di tutte le circostanze del caso. La decisione ha quindi rinviato gli atti al Tribunale di Roma per un nuovo esame che si attenga a questo fondamentale principio di diritto.

È sufficiente che il patrimonio dell’indagato sia inferiore al profitto del reato per giustificare un sequestro preventivo?
No, la Corte di Cassazione chiarisce che la mera insufficienza patrimoniale, da sola, non è sufficiente a dimostrare l’esistenza del ‘periculum in mora’ e a giustificare il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente.

Cosa deve motivare il giudice per disporre un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente?
Il giudice deve fornire una motivazione, sia pur concisa, sul rischio concreto e attuale che i beni facenti parte del patrimonio dell’indagato possano essere dispersi, modificati, alienati o comunque sottratti alla futura esecuzione della confisca prima della conclusione del processo.

Qual è la differenza fondamentale tra sequestro preventivo e sequestro conservativo riguardo al ‘periculum’?
Per il sequestro conservativo, la legge considera come presupposto sufficiente la mera mancanza o insufficienza della garanzia patrimoniale del debitore. Per il sequestro preventivo, invece, tale insufficienza non basta, essendo richiesta una specifica valutazione prognostica sul pericolo di dispersione attiva dei beni da parte dell’indagato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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