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Periculum in mora: insolvenza non basta per sequestro

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, stabilendo che per disporre un sequestro preventivo non è sufficiente dimostrare la sola incapienza patrimoniale dell’indagato. Tale condizione, pur essendo un indizio del ‘periculum in mora’, deve essere valutata insieme ad altri elementi concreti, come la condotta e la personalità dell’indagato, per giustificare il vincolo cautelare.

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Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Periculum in mora: quando l’insolvenza non basta per il sequestro

La recente sentenza della Corte di Cassazione Penale, n. 3790 del 2026, offre un importante chiarimento sui presupposti del sequestro preventivo finalizzato alla confisca, in particolare sul concetto di periculum in mora. La Suprema Corte ha stabilito un principio fondamentale: la semplice incapienza patrimoniale dell’indagato, ovvero il fatto che il suo patrimonio sia inferiore al profitto del reato contestato, non è di per sé sufficiente a giustificare la misura cautelare. Vediamo nel dettaglio la vicenda e le motivazioni dei giudici.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da un’indagine per riciclaggio a carico di una donna. Il Giudice per le Indagini Preliminari aveva disposto un sequestro preventivo ‘per equivalente’ su una somma di circa 11.000 euro depositata sul conto corrente dell’indagata. Successivamente, il Tribunale del Riesame, accogliendo le ragioni della difesa, annullava parzialmente il provvedimento. Secondo il Tribunale, la motivazione del sequestro era carente, poiché si basava unicamente sull’accertata inferiorità del patrimonio personale dell’indagata rispetto all’entità del profitto che si presumeva illecitamente lucrato. A fronte di questa decisione, il Procuratore della Repubblica proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo che l’incapienza patrimoniale fosse un elemento sufficiente a dimostrare il concreto e attuale pericolo di dispersione dei beni (il cosiddetto periculum in mora), soprattutto in un contesto di reati come il riciclaggio, funzionali all’occultamento delle provviste illecite.

La Decisione della Cassazione e il Periculum in Mora

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, confermando la decisione del Tribunale del Riesame. I giudici di legittimità hanno ribadito un principio consolidato: il ricorso per cassazione contro le ordinanze in materia di misure cautelari reali è ammesso solo per violazione di legge. In questo caso, il Tribunale aveva fornito una motivazione, seppur ritenuta ‘insufficiente’ dal ricorrente, che non era né mancante né meramente apparente. Il cuore della decisione, però, risiede nella valutazione del periculum in mora. La Corte ha chiarito che l’incapienza patrimoniale dell’indagato può essere considerata un elemento potenzialmente indiziante del pericolo di dispersione del profitto, ma non può essere l’unico fondamento del sequestro.

Le Motivazioni della Sentenza

La motivazione della sentenza si articola su un punto cruciale: la necessità di una valutazione complessiva e concreta del rischio. I giudici hanno spiegato che, per dimostrare la sussistenza del periculum in mora, il provvedimento di sequestro non può limitarsi a un mero calcolo matematico, confrontando il patrimonio dell’indagato con il valore da confiscare. Al contrario, l’incapienza patrimoniale deve essere considerata unitariamente ad altri elementi di contesto. Tra questi, assumono particolare rilevanza le caratteristiche specifiche della condotta per cui si procede e la personalità dell’indagato. In altre parole, il giudice deve spiegare perché, nel caso specifico, la sproporzione tra patrimonio e profitto illecito, unita agli altri elementi emersi dalle indagini, rende concreto e attuale il rischio che i beni vengano occultati o dissipati prima della fine del processo.

Conclusioni

Questa pronuncia rafforza le garanzie difensive nell’ambito delle misure cautelari reali. Si impone ai giudici un onere motivazionale più stringente, che non può esaurirsi nella semplice constatazione di una situazione di ‘incapienza’. Per giustificare un sequestro preventivo, è necessario un apparato argomentativo che colleghi la situazione patrimoniale dell’indagato a elementi concreti desunti dalla sua condotta e dal contesto criminale di riferimento, dimostrando in modo logico e coerente l’esistenza di un effettivo pericolo per la futura confisca. La decisione sottolinea che il periculum in mora non può essere presunto, ma deve essere provato sulla base di una valutazione complessiva di tutti gli indizi a disposizione dell’autorità giudiziaria.

La sola incapienza patrimoniale dell’indagato è sufficiente a giustificare un sequestro preventivo?
No, secondo la sentenza, l’incapienza patrimoniale (cioè un patrimonio inferiore al profitto del reato) non è da sola sufficiente a far ritenere sussistente il pericolo cautelare del periculum in mora.

Cosa deve valutare il giudice per dimostrare il periculum in mora?
Il giudice deve considerare l’incapienza patrimoniale unitariamente ad altri elementi di contesto, come le caratteristiche della condotta per cui si procede e la personalità dell’indagato, per dimostrare un rischio concreto e attuale di dispersione dei beni.

Qual è stata la decisione finale della Corte di Cassazione in questo caso?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, confermando l’annullamento del sequestro disposto dal Tribunale del Riesame, poiché la motivazione basata sulla sola incapienza patrimoniale è stata ritenuta insufficiente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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