LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Periculum in mora: Cassazione su sequestro preventivo

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza di sequestro preventivo per un valore di oltre 4 milioni di euro. Sebbene abbia ritenuto sussistente il ‘fumus commissi delicti’ (sospetto di reato), ha accolto il ricorso per la mancanza di una motivazione specifica sul ‘periculum in mora’. La Corte ha ribadito che non è sufficiente invocare la natura fungibile del denaro per giustificare il sequestro; è necessario dimostrare un concreto pericolo di dispersione dei beni basato sulla condotta dell’indagato. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Sequestro Preventivo: la Fungibilità del Denaro non Basta per il Periculum in Mora

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 46202/2023) interviene su un tema cruciale della procedura penale: i presupposti del sequestro preventivo finalizzato alla confisca. La pronuncia chiarisce che per giustificare il periculum in mora, ovvero il rischio che i beni vengano dispersi, non è sufficiente fare generico riferimento alla natura fungibile del denaro. È necessaria una motivazione concreta, legata alla condotta dell’indagato, che dimostri un pericolo reale e attuale.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da un’indagine per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Il Giudice per le Indagini Preliminari aveva disposto un sequestro preventivo, sia in forma diretta che per equivalente, sui beni di un indagato fino a un valore di quasi 4,3 milioni di euro. La misura era stata confermata anche dal Tribunale del Riesame.

L’indagato, attraverso il suo difensore, ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la validità del provvedimento cautelare sulla base di due principali argomentazioni.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

La difesa ha articolato il ricorso su due punti fondamentali:

1. Assenza del fumus commissi delicti: Si lamentava una motivazione carente e apparente riguardo alla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che il Tribunale si fosse limitato a riproporre le argomentazioni del primo decreto senza un’effettiva valutazione critica degli elementi a discarico.
2. Mancanza del periculum in mora: Questo è stato il motivo centrale e decisivo. Il ricorrente ha sostenuto che la motivazione sul pericolo di dispersione dei beni fosse generica e contraria ai principi stabiliti dalle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza ‘Ellade’, n. 36959/2021). Il Tribunale, secondo la difesa, si era limitato a presumere il pericolo dalla natura stessa del denaro, senza indicare elementi concreti relativi al rischio di dispersione patrimoniale da parte dell’indagato.

L’analisi del periculum in mora secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo, ritenendo che il Tribunale del Riesame avesse fornito una motivazione sufficiente, seppur sintetica, sulla sussistenza degli indizi di reato, individuando gli elementi di prova a carico dell’indagato. Di conseguenza, il fumus commissi delicti è stato ritenuto adeguatamente motivato.

Ha invece accolto il secondo motivo, centrato sulla violazione di legge per mancanza e apparenza della motivazione sul periculum in mora. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il pericolo di dispersione non può essere presunto in re ipsa, cioè non può derivare automaticamente dalla natura del bene sequestrato (in questo caso, il denaro).

La Critica alla Motivazione del Tribunale del Riesame

Il Tribunale aveva giustificato il sequestro affermando che la natura ‘sfuggente’ del denaro contante agevola al massimo la possibilità di dispersione. La Cassazione ha bollato questa argomentazione come ‘meramente apodittica’ e, quindi, come una ‘motivazione solo apparente’. Richiamando precedenti specifici (sentenze ‘Zhang’ e ‘Testa’ del 2023), ha sottolineato che la motivazione deve esplicitare le ragioni specifiche per cui si ritiene che il bene, nelle more del giudizio, possa essere modificato, disperso, deteriorato, utilizzato o alienato.

Le motivazioni

La Suprema Corte, nel motivare la sua decisione, si è basata sul principio affermato dalle Sezioni Unite nella sentenza ‘Ellade’. Tale principio impone al giudice di spiegare, nel provvedimento di sequestro, le ragioni che rendono necessaria l’anticipazione degli effetti della confisca. Il pericolo non è una caratteristica intrinseca del bene, ma deve essere desunto dalla condotta dell’indagato o da altre circostanze concrete.

Affermare che il denaro è fungibile non è sufficiente. Bisogna dimostrare perché, nel caso specifico, vi sia un rischio concreto che l’indagato possa disperdere quel patrimonio. La motivazione deve indicare elementi fattuali, come ad esempio la capacità dell’indagato di compiere operazioni di reimpiego, la sua rete di contatti, o tentativi di spostare capitali all’estero. Nel caso di specie, queste specificazioni mancavano del tutto, rendendo la motivazione del Tribunale del Riesame nulla per violazione di legge.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata, rinviando il caso al Tribunale del Riesame per un nuovo giudizio sul punto del periculum in mora. Questa sentenza rafforza le garanzie difensive nell’ambito delle misure cautelari reali, imponendo ai giudici un onere motivazionale più stringente. Non basta più un generico richiamo alla natura dei beni per giustificare un sequestro preventivo; è indispensabile un’analisi concreta e individualizzata del rischio di dispersione, ancorata a elementi specifici della fattispecie. Un principio di civiltà giuridica che bilancia le esigenze di giustizia con la tutela del patrimonio individuale fino a una condanna definitiva.

Per disporre un sequestro preventivo di denaro, è sufficiente affermare che esso è un bene facilmente disperdibile?
No, secondo la Corte di Cassazione non è sufficiente. La motivazione non può basarsi sulla sola natura fungibile del bene, ma deve specificare le ragioni concrete, legate alla condotta dell’indagato, che dimostrino un reale e attuale pericolo di dispersione, modifica o alienazione del patrimonio.

Qual è la differenza tra ‘fumus commissi delicti’ e ‘periculum in mora’ in un sequestro?
Il ‘fumus commissi delicti’ riguarda la sussistenza di sufficienti indizi che un reato sia stato commesso. Il ‘periculum in mora’, invece, riguarda il pericolo concreto che, in attesa del giudizio definitivo, i beni che potrebbero essere oggetto di confisca vengano dispersi. Per disporre un sequestro preventivo, devono sussistere entrambi i requisiti.

Cosa accade se la Cassazione annulla un’ordinanza di sequestro per difetto di motivazione sul ‘periculum in mora’?
La Corte di Cassazione annulla l’ordinanza e rinvia il caso al Tribunale del riesame per un nuovo giudizio. Quest’ultimo dovrà riesaminare il punto specifico (il ‘periculum in mora’), fornendo una motivazione completa, concreta e non apparente, in linea con i principi di diritto stabiliti dalla Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati