Pericolosità sociale: i criteri per l’espulsione del condannato
La valutazione della pericolosità sociale costituisce un elemento determinante per l’applicazione delle misure di sicurezza nel nostro ordinamento. In una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino straniero destinatario di un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale al termine dell’espiazione della pena.
L’analisi dei fatti
Il caso trae origine dalla condanna di un soggetto straniero per reati legati al patrimonio e al traffico di sostanze stupefacenti. Oltre alla pena detentiva, i giudici di merito avevano disposto l’espulsione del condannato a pena espiata. Il ricorrente ha impugnato tale decisione davanti alla Suprema Corte, lamentando un presunto difetto di motivazione riguardo alla reale sussistenza della sua pericolosità nel momento attuale.
La decisione della Corte di Cassazione
La settima sezione penale ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Gli Ermellini hanno evidenziato come la Corte d’Appello avesse fornito un apparato argomentativo solido e coerente. Non si è trattato di una decisione arbitraria, ma di un’analisi basata su dati oggettivi che confermano la propensione del soggetto a delinquere nuovamente.
Pericolosità sociale e precedenti penali
Un punto centrale della decisione riguarda il peso dei precedenti penali. La Corte ha sottolineato che la pericolosità sociale non è stata desunta solo dalla gravità dei reati commessi, ma dalla loro reiterazione sistematica. Il fatto che il condannato avesse utilizzato diversi alias nel corso del tempo è stato interpretato come un chiaro indice di volontà di sottrarsi ai controlli e di proseguire nelle attività illecite.
Le motivazioni
Le motivazioni della sentenza si fondano sulla verifica della pervicacia criminale del soggetto. I giudici hanno rilevato l’assenza di qualsiasi segno di resipiscenza o ripensamento critico, anche a seguito di precedenti periodi di carcerazione. Tale mancanza di evoluzione positiva della personalità, unita alla natura dei reati (patrimonio e droga), giustifica pienamente la prognosi di pericolosità. La Cassazione ha ribadito che, quando la motivazione del giudice di merito è logica e ancorata ai fatti, essa non può essere sindacata in sede di legittimità.
Le conclusioni
In conclusione, il ricorso è stato rigettato con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. La sentenza riafferma un principio cardine: l’espulsione come misura di sicurezza richiede un accertamento concreto della pericolosità sociale, che può essere legittimamente fondato sulla storia criminale, sull’uso di identità false e sull’inefficacia dei precedenti trattamenti rieducativi.
Quali elementi determinano la pericolosità sociale di un condannato straniero?
La pericolosità viene valutata in base ai precedenti penali, all’uso di alias per nascondere l’identità e alla mancanza di pentimento dopo la detenzione.
È possibile contestare l’espulsione in Cassazione?
Sì, ma solo se la motivazione del giudice di merito è illogica o mancante, poiché la Cassazione non può rivalutare i fatti nel merito.
Cosa comporta l’uso di alias nel processo penale?
L’utilizzo di identità multiple è considerato un indice di pervicacia criminale e aggrava il giudizio sulla pericolosità sociale del soggetto.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 49860 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 49860 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 09/11/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 15/06/2022 della CORTE APPELLO di BRESCIA
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso proposto da RAGIONE_SOCIALE avverso la sentenza in epigrafe indicata, recante l’affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’imputazione, inammissibile per manifesta infondatezza.
Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, la decisione impugnata risulta sorretta da conferente apparato argomentativo, che soddisfa appieno l’obbligo motivazionale, per quanto concerne l’applicazione della misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio nazionale a pena espiata. Ai fini della valutazione del pericolosità sociale del prevenuto, infatti, i giudici territoriali hanno congruamen valorizzato la circostanza che il medesimo è gravato da precedenti condanne, riferibili a diversi alias, per reati (contro il patrimonio e in materia di stupefacenti) indicativi di particolare pervicacia nella perpetrazione di fatti criminosi, in asse di una qualsiasi resipiscenza o ripensamento anche dopo i periodi di carcerazione sofferti. Si tratta di una ponderata e non arbitraria valutazione di merit insindacabile in cassazione.
Segue, a norma dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al pagamento a favore della Cassa delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di € 3.000,00 a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 9 novembre 2023
Il Consigliere estensore
Il Presidente