Pericolosità Sociale: Quando un Nuovo Reato Blocca le Misure Alternative
L’accesso a misure alternative alla detenzione, come la detenzione domiciliare, è subordinato a una valutazione cruciale: la pericolosità sociale del condannato. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce come una nuova e grave condotta criminale, anche se non ancora definitiva, possa essere determinante per negare tali benefici. Vediamo come la Corte ha affrontato il caso di un individuo la cui richiesta è stata respinta proprio a causa di un giudizio negativo sulla sua attuale affidabilità sociale.
Il Contesto: La Richiesta di Misura Alternativa
Un uomo, condannato per reati commessi nel 2013, si trovava a dover scontare una pena residua di soli quattro mesi. Per questo, aveva richiesto al Tribunale di Sorveglianza la concessione di una misura alternativa alla detenzione. Tuttavia, la sua richiesta è stata respinta. Il motivo? Una recente condanna in primo grado a otto anni di reclusione per fatti gravissimi commessi nel 2022. Secondo il Tribunale, questo nuovo episodio dimostrava una persistente e attuale pericolosità sociale.
La Valutazione della Pericolosità Sociale da parte del Tribunale
Il ricorrente ha contestato la decisione, sostenendo che il Tribunale avesse basato il suo giudizio esclusivamente su una condanna non ancora definitiva, senza condurre un’analisi approfondita della sua personalità e della sua condotta complessiva. A suo avviso, il giudice si sarebbe sostituito al giudice del processo principale, formulando una motivazione solo apparente.
La Corte di Cassazione, però, ha rigettato completamente questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza.
I Motivi del Ricorso e la Decisione della Cassazione sulla Pericolosità Sociale
La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di controllare la legittimità e la logicità della motivazione del giudice di merito. In questo caso, la valutazione del Tribunale di Sorveglianza è stata ritenuta immune da vizi.
Il Ruolo della Corte di Cassazione
Il ricorso non evidenziava alcuna palese illogicità o contraddizione nel ragionamento del Tribunale. Piuttosto, chiedeva alla Cassazione una diversa valutazione della pericolosità sociale, un compito che non rientra nelle sue competenze. La Corte di legittimità può annullare una decisione solo se viziata da errori di diritto o da motivazioni mancanti, illogiche o contraddittorie, non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice che ha esaminato il caso nel dettaglio.
La Logicità della Motivazione
La decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata considerata logica e ben fondata. La condotta del 2022, per la sua gravità e la sua recente datazione, è stata ritenuta un indicatore forte di una spiccata inclinazione a delinquere. Questo elemento ha reso impossibile formulare una prognosi favorevole riguardo al rischio di recidiva, ovvero la probabilità che il soggetto commetta nuovi reati.
Le Motivazioni
Le motivazioni della Cassazione sono chiare: la valutazione sulla pericolosità sociale deve essere attuale. Un reato molto grave, commesso in epoca recente, è un fatto concreto e rilevante che il giudice deve considerare. Esso dimostra che il soggetto non ha intrapreso un percorso riabilitativo e che, anzi, la sua propensione al crimine è ancora presente. Questa valutazione negativa impedisce la concessione non solo delle misure alternative più ampie, ma anche della detenzione domiciliare, poiché anche per quest’ultima è necessaria una prognosi che escluda il pericolo di recidiva.
Le Conclusioni
In conclusione, questa ordinanza conferma che una valutazione negativa della pericolosità sociale, se basata su elementi concreti, recenti e gravi come un nuovo reato, costituisce un ostacolo insormontabile alla concessione di misure alternative alla detenzione. La decisione del giudice di sorveglianza, se logicamente motivata, non può essere messa in discussione davanti alla Corte di Cassazione solo perché il ricorrente auspica una diversa interpretazione dei fatti. La sicurezza della collettività e la prevenzione di nuovi reati prevalgono sulla richiesta del singolo, quando la sua condotta dimostra una persistente inclinazione a delinquere.
Una condanna non ancora definitiva può essere usata per valutare la pericolosità sociale di una persona?
Sì, la Corte ha ritenuto legittima la valutazione del Tribunale di Sorveglianza basata su una condanna di primo grado per un reato molto grave e recente, considerandola un forte indicatore dell’attuale pericolosità sociale e dell’inclinazione a delinquere del soggetto.
Quali sono i limiti del giudizio della Corte di Cassazione in materia di misure alternative?
La Corte di Cassazione non può sostituire la propria valutazione dei fatti a quella del giudice di merito. Il suo compito è verificare la legittimità della decisione, controllando che la motivazione non sia mancante, palesemente illogica o contraddittoria, ma non può riesaminare la sussistenza della pericolosità sociale.
Una valutazione negativa della pericolosità sociale è sufficiente per negare qualsiasi misura alternativa, inclusa la detenzione domiciliare?
Sì. Secondo l’ordinanza, la valutazione di un’attuale e spiccata pericolosità sociale rende impossibile formulare una prognosi favorevole contro il pericolo di recidiva. Tale prognosi è un requisito necessario anche per la concessione della detenzione domiciliare, che pertanto viene esclusa.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 41039 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 41039 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 10/10/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a GRAVEDONA ED UNITI il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 06/05/2024 del TRIB. SORVEGLIANZA di MILANO
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO
Rilevato che NOME COGNOME, per mezzo del suo difensore AVV_NOTAIO, ha proposto ricorso contro l’ordinanza emessa in data 6 maggio 2024 con cui il Tribunale di sorveglianza di Milano ha respinto la sua richiesta di concessione di una misura alternativa alla detenzione, per l’espiazione di una pena residua di quattro mesi di reclusione per reati commessi nel 2013, stante la pericolosità sociale dimostrata dalla condanna subita per fatti gravissimi commessi nel 2022, per i quali ha riportato la condanna in primo grado ad otto anni di reclusione;
rilevato che il ricorrente deduce la violazione di legge e il vizio di motivazione dell’ordinanza impugnata, per avere il Tribunale respinto la richiesta senza compiere un’approfondita osservazione della sua personalità e della sua condotta complessiva, ma basandosi solo su una condanna non ancora definitiva e valutando la sussistenza e la gravità del reato ivi giudicato sostituendosi, di fatto, al giudice della cognizione, e per avere fornito una motivazione solo apparente in ordine alla richiesta subordinata di detenzione domiciliare;
ritenuto che il ricorso sia inammissibile perché manifestamente infondato, in quanto non indica alcuna palese illogicità o contraddittorietà della motivazione dell’ordinanza impugnata, ma chiede a questa Corte una diversa valutazione circa la sussistenza della pericolosità sociale del ricorrente, in contrasto con i principi giurisprudenziali, secondo cui la corte di legittimità può solo verificare la sussistenza di uno dei vizi previsti dall’art. 606 cod. proc. pen., ma non può sostituire alla valutazione espressa dal giudice di merito, se non viziata, una propria, diversa valutazione dei fatti o della loro gravità (Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997, COGNOME, Rv. 207944; Sez. 3, n. 17395 del 24/01/2023, Rv. 284556);
ritenuto che il ricorso sia manifestamente infondato perché la valutazione della attuale pericolosità sociale del ricorrente, ostativa alla concessione di qualunque misura alternativa alla detenzione, è motivata in modo logico e non contraddittorio, sulla base della condotta da lui tenuta nel 2022, e quindi in epoca recente, commettendo un reato molto grave per il quale ha già riportato condanna in primo grado, ritenuto dimostrativo di una rilevante inclinazione a delinquere, e tale da rendere impossibile la formulazione di una prognosi favorevole contro il pericolo di recidivanza, necessaria anche per concedere la
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detenzione domiciliare, e da imporre di escludere che egli abbia almeno avviato un percorso riabilitativo che lo induca ad astenersi dal commettere nuovi reati;
ritenuto, pertanto, che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, alla luce della sentenza 13 giugno 2000, n. 186 della Corte costituzionale e in mancanza di elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende nella misura che si stima equo determinare in euro 3.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 10 ottobre 2024