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Pericolosità sociale: no a misure alternative

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva misure alternative alla detenzione. La decisione si fonda sulla valutazione della sua perdurante pericolosità sociale, desunta non solo dal reato in esecuzione, ma anche da numerosi procedimenti pendenti per fatti recenti e gravi. La Corte ha ritenuto logica e non censurabile la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva negato il beneficio.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pericolosità Sociale: Quando i Reati Recenti Sbarrano la Strada alle Misure Alternative

L’accesso alle misure alternative alla detenzione rappresenta un punto cruciale nel percorso di reinserimento sociale del condannato. Tuttavia, la valutazione della pericolosità sociale del soggetto gioca un ruolo determinante. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito come un giudizio negativo sulla personalità, basato non solo sul reato per cui si sconta la pena ma anche su recenti procedimenti pendenti, possa legittimamente precludere la concessione di tali benefici.

I Fatti di Causa

Un uomo, condannato per cessione di stupefacenti, si vedeva respingere dal Tribunale di Sorveglianza la richiesta di ammissione a misure alternative. Sebbene il residuo di pena fosse inferiore ai due anni, il Tribunale sottolineava due elementi ostativi: la presenza di numerosi procedimenti pendenti per fatti commessi anche di recente e la gravità di tali reati. Sulla base di questi elementi, i giudici concludevano per l’esistenza di un livello di pericolosità sociale tale da escludere una prognosi favorevole circa il rischio di reiterazione dei reati.

I Motivi del Ricorso e la valutazione della pericolosità sociale

L’imputato presentava ricorso in Cassazione, lamentando un’applicazione errata della legge e un vizio di motivazione. Secondo la difesa, il Tribunale aveva fornito una motivazione solo apparente, senza considerare adeguatamente l’idoneità del domicilio proposto per la detenzione domiciliare. Inoltre, si sosteneva che fossero stati ingiustamente trascurati precisi indicatori della volontà del condannato di intraprendere un percorso di recupero sociale, supportati anche da documentazione sanitaria.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Il fulcro della decisione risiede nella correttezza del ragionamento seguito dal Tribunale di Sorveglianza. La Cassazione chiarisce che il giudizio sulla pericolosità sociale non può essere frammentario, ma deve basarsi su una valutazione complessiva della personalità del richiedente.

Nel caso specifico, il giudizio negativo non derivava unicamente dalla gravità del reato in espiazione, ma era ‘alimentato’ da elementi ulteriori e concreti: il notevole numero di procedimenti in corso, anche per condotte molto recenti. Questo quadro complessivo, secondo la Corte, giustificava ampiamente la prognosi sfavorevole sulla possibilità che il soggetto si astenesse dal commettere altri reati.

La valutazione del Tribunale non è stata ritenuta né irragionevole né basata su dati di fatto errati. Le doglianze del ricorrente, di contro, non sono riuscite a individuare una ‘frattura logica’ nel percorso argomentativo della decisione impugnata, che si è limitata a contestare l’apprezzamento di merito dei giudici, non sindacabile in sede di legittimità.

Le Conclusioni

La sentenza riafferma un principio fondamentale in materia di esecuzione della pena: per la concessione delle misure alternative, non è sufficiente un basso residuo di pena. È indispensabile una prognosi favorevole sulla non reiterazione dei reati, basata su un’analisi completa e attuale della personalità del condannato. La presenza di procedimenti pendenti per reati recenti e gravi costituisce un elemento di forte peso, in grado di dimostrare una persistente pericolosità sociale e, di conseguenza, di giustificare il diniego dei benefici penitenziari. La decisione del giudice di merito, se logicamente motivata su tali basi, non può essere messa in discussione davanti alla Corte di Cassazione.

Qual è il motivo principale per cui sono state negate le misure alternative?
La ragione principale è la ‘perdurante pericolosità sociale’ del richiedente, desunta non solo dal reato per cui stava scontando la pena, ma soprattutto dal notevole numero di procedimenti penali pendenti a suo carico per fatti gravi e recenti.

La sola gravità del reato commesso è sufficiente a negare i benefici?
No, la sentenza chiarisce che la gravità del reato in espiazione non è, di per sé, un elemento ostativo. La decisione deve fondarsi su una verifica complessiva che includa tutti gli elementi relativi alla personalità del condannato, in particolare la sua condotta successiva al reato.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria (in questo caso, tremila euro) a favore della cassa delle ammende. La decisione impugnata diventa definitiva.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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