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Pericolo di reiterazione: quando è attuale e concreto?

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una misura cautelare, confermando che il pericolo di reiterazione del reato deve essere concreto e attuale. L’inserimento dell’indagata in un sofisticato sistema di truffe è stato ritenuto sufficiente a giustificare la misura, nonostante il tempo trascorso.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pericolo di Reiterazione del Reato: Concretezza e Attualità secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44579/2023, offre importanti chiarimenti sui presupposti per l’applicazione delle misure cautelari, soffermandosi in particolare sulla valutazione del pericolo di reiterazione del reato. La pronuncia sottolinea come tale rischio debba essere fondato su elementi concreti e attuali, non su mere ipotesi, fornendo un’analisi rigorosa dei criteri che il giudice deve seguire. Il caso in esame riguarda un ricorso contro un’ordinanza di arresti domiciliari per un’indagata coinvolta in un complesso sistema di truffe.

I Fatti di Causa e la Decisione del Tribunale del Riesame

Una persona veniva indagata per il reato di truffa aggravata in concorso con altri soggetti. A seguito delle indagini, il giudice disponeva nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari. Contro tale provvedimento, la difesa proponeva istanza di riesame, che veniva però rigettata dal Tribunale competente.

Il Tribunale del riesame confermava la misura cautelare, ritenendo sussistenti le esigenze cautelari, tra cui il pericolo di inquinamento probatorio, il pericolo di fuga e, soprattutto, il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato, dato l’inserimento della persona in un sofisticato e ben organizzato sistema criminale.

Il Ricorso in Cassazione e i Motivi di Impugnazione

La difesa dell’indagata presentava ricorso per cassazione, contestando la sussistenza di tutte le esigenze cautelari individuate dal Tribunale. In sintesi, i motivi del ricorso erano i seguenti:

* Inquinamento probatorio: Si sosteneva che il pericolo non fosse più attuale, poiché l’indagata aveva avuto quasi un anno di tempo per contattare i complici prima dell’emissione della misura.
* Pericolo di fuga: Si lamentava una motivazione generica e non supportata da elementi di fatto concreti.
* Pericolo di reiterazione del reato: Si evidenziava che era trascorso quasi un anno dalla commissione dei fatti, che le truffe avevano colpito un unico soggetto e che il sequestro degli strumenti utilizzati (carte di pagamento) aveva interrotto ogni legame con l’attività illecita.

La Valutazione del pericolo di reiterazione del reato

Il cuore del ricorso si concentrava sulla mancanza di attualità del pericolo di reiterazione del reato. La difesa insisteva sul lasso temporale intercorso e sulla cessazione dei rapporti con i correi, elementi che, a suo dire, avrebbero dovuto portare a escludere la necessità della misura cautelare.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo infondate tutte le censure mosse dalla difesa. I giudici di legittimità hanno innanzitutto ribadito i principi consolidati in materia di esigenze cautelari. In particolare, hanno specificato che il pericolo di reiterazione del reato, previsto dall’art. 274, lett. c), c.p.p., deve possedere due caratteristiche fondamentali: concretezza e attualità.

* Concretezza: Il pericolo deve basarsi su elementi reali e specifici, desumibili dalla personalità dell’indagato e dalle modalità del fatto, non su semplici congetture o ipotesi.
Attualità: Deve esistere una prognosi credibile sulla continuità del periculum libertatis* nel tempo, ovvero sulla probabilità che l’indagato possa commettere nuovi reati in un futuro prossimo. Tuttavia, la Corte precisa che l’attualità non richiede la previsione di una ‘specifica occasione’ per delinquere.

Nel caso specifico, la Cassazione ha ritenuto che la motivazione del Tribunale del riesame fosse logica, coerente e sufficiente. Il Tribunale aveva correttamente valorizzato l’inserimento dell’indagata in un ‘sofisticato sistema truffaldino’ come elemento chiave per desumere la sua pericolosità sociale e, di conseguenza, il concreto e attuale pericolo di recidiva. Tale valutazione, essendo un giudizio di fatto adeguatamente motivato, non è sindacabile in sede di legittimità.

Di conseguenza, la Corte ha rigettato il ricorso e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, ravvisando una colpa nella proposizione di un ricorso palesemente infondato.

Le Conclusioni

La sentenza in esame riafferma un principio cruciale nel diritto processuale penale: la valutazione delle esigenze cautelari è un compito primario del giudice di merito, il cui operato, se sorretto da una motivazione logica e completa, non può essere messo in discussione dalla Corte di Cassazione. Per quanto riguarda il pericolo di reiterazione del reato, emerge chiaramente che elementi come la professionalità nel crimine e l’inserimento in strutture organizzate possono essere considerati indicatori di un rischio concreto e attuale, anche a distanza di tempo dai fatti contestati. Questa decisione serve da monito sulla difficoltà di superare, in sede di legittimità, una valutazione di merito ben argomentata sulla pericolosità sociale dell’indagato.

Quali sono i requisiti del pericolo di reiterazione del reato per giustificare una misura cautelare?
Secondo la Corte, il pericolo di reiterazione del reato deve essere non solo ‘concreto’, cioè fondato su elementi reali e non ipotetici, ma anche ‘attuale’, nel senso che deve essere possibile formulare una prognosi di continuità della pericolosità nel tempo, basata sulla personalità dell’accusato e sulle sue condizioni di vita.

Il tempo trascorso dal reato esclude automaticamente il pericolo di reiterazione?
No. La sentenza chiarisce che il mero trascorrere del tempo (in questo caso quasi un anno) non è di per sé sufficiente a escludere l’attualità del pericolo, specialmente se altri elementi, come l’inserimento in un sofisticato sistema criminale, indicano una spiccata propensione a delinquere.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso per cassazione?
Quando il ricorso viene dichiarato inammissibile, la parte privata che lo ha proposto viene condannata al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, se il giudice ravvisa profili di colpa nella proposizione del ricorso (ad esempio perché manifestamente infondato), può condannare la parte anche al pagamento di una somma a favore della Cassa delle ammende, come avvenuto nel caso di specie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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