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Pericolo di reiterazione: la Cassazione e il ruolo apicale

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato con ruolo di vertice in un’associazione per traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la custodia cautelare in carcere, sottolineando come il pericolo di reiterazione non sia attenuato dal solo trascorrere del tempo, ma vada valutato in base alla professionalità criminale e al ruolo apicale ricoperto, elementi che rendono recessivi altri indicatori come la buona condotta agli arresti domiciliari.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pericolo di Reiterazione: Il Ruolo Apicale nel Traffico di Droga Pesa più del Tempo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24613 del 2024, torna ad affrontare il delicato tema della valutazione del pericolo di reiterazione nell’ambito delle associazioni finalizzate al traffico di stupefacenti. La pronuncia chiarisce che, per i soggetti con un ruolo di vertice, il semplice decorso del tempo e la buona condotta durante misure meno afflittive non sono sufficienti a neutralizzare la presunzione di pericolosità, che trova invece fondamento nella professionalità criminale e nel radicato inserimento nel sodalizio.

I Fatti del Caso: L’Ordinanza del Tribunale del Riesame

Il caso origina dal ricorso presentato da un individuo indagato per aver ricoperto un ruolo apicale in un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di hashish e marijuana, oltre che per aver partecipato a numerosi reati-scopo. Il Tribunale del Riesame di Firenze aveva confermato nei suoi confronti la misura della custodia cautelare in carcere, rigettando il suo appello.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

L’indagato, tramite il suo difensore, ha impugnato l’ordinanza del Riesame davanti alla Corte di Cassazione, sollevando diverse censure. In sintesi, i motivi di ricorso erano i seguenti:
1. Violazione di legge: Il Tribunale avrebbe basato il pericolo di reiterazione sulla sola gravità dei reati, senza considerare elementi come la buona condotta tenuta durante un precedente periodo di arresti domiciliari.
2. Motivazione illogica: I giudici non avrebbero dato il giusto peso alla notevole distanza temporale (due anni e otto mesi) tra i fatti contestati e l’applicazione della misura.
3. Motivazione contraddittoria: Per un altro co-indagato in posizione analoga, il Tribunale aveva invece annullato la misura, ravvisando dubbi sulla persistenza del vincolo associativo.
4. Mancata autonoma valutazione: L’ordinanza originaria del GIP sarebbe stata nulla per non aver effettuato una valutazione autonoma delle esigenze cautelari, limitandosi a recepire le argomentazioni del Pubblico Ministero.

La Valutazione sul Pericolo di Reiterazione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. La sentenza offre importanti chiarimenti sulla valutazione del pericolo di reiterazione in contesti di criminalità organizzata.

Il Ruolo Apicale e la Professionalità Criminale

Secondo gli Ermellini, il Tribunale del Riesame ha correttamente motivato la sussistenza di un attuale e concreto pericolo di recidiva. Tale pericolo non derivava dalla mera gravità dei fatti, ma da un’analisi complessiva della figura dell’indagato. In particolare, sono stati valorizzati:
* La posizione apicale all’interno del sodalizio.
* La disponibilità di mezzi e persone per la gestione del traffico.
* L’esistenza di una fitta e stabile rete di contatti nel mondo del narcotraffico, sia in Italia che all’estero.

In un simile contesto, il decorso del tempo e la corretta osservanza delle prescrizioni durante i domiciliari diventano, secondo la Corte, “indicatori recessivi”. La professionalità criminale e il profondo inserimento in un sistema di relazioni illecite sono elementi talmente radicati da rendere inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva del carcere.

La Differenza con Altri Co-indagati

La Corte ha anche smontato la presunta contraddittorietà della motivazione rispetto alla posizione di un altro indagato. La differenza di trattamento era, infatti, pienamente giustificata dalle diverse situazioni concrete. L’altro soggetto:
* Ricopriva un ruolo di mero partecipe, non di vertice.
* Aveva avuto un coinvolgimento limitato nel tempo.
* Dopo l’arresto, aveva tenuto un comportamento (fornendo elementi per individuare i complici e avviando un percorso di reinserimento) che indicava un’effettiva rescissione del legame con il gruppo criminale.

Questi elementi, assenti nel caso del ricorrente, giustificavano una diversa e più favorevole valutazione del pericolo di reiterazione.

La Decisione sull’Autonoma Valutazione del Giudice

Infine, la Corte ha respinto anche il quarto motivo di ricorso. La censura relativa alla presunta mancanza di un’autonoma valutazione da parte del giudice è una nullità a regime intermedio. Come tale, deve essere eccepita durante il procedimento di riesame, a pena di decadenza. Non essendo stata sollevata tempestivamente, non poteva essere fatta valere per la prima volta in sede di legittimità.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte di Cassazione ha motivato la propria decisione di inammissibilità affermando che il ricorso, pur prospettando formalmente violazioni di legge, mirava in realtà a una non consentita rivalutazione dei fatti e delle circostanze di merito. Il percorso motivazionale del Tribunale del Riesame è stato giudicato logico, coerente e privo di vizi giuridici. La valutazione del pericolo di reiterazione si fondava su indicatori concreti e specifici – il ruolo apicale, la professionalità e la rete di contatti – che, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale in materia di associazioni ex art. 74 d.P.R. 309/90, giustificano una prognosi di pericolosità che va oltre la mera operatività attuale del sodalizio.

Le Conclusioni

La sentenza conferma un principio fondamentale nella gestione delle misure cautelari per reati associativi: la valutazione del pericolo di reiterazione deve essere personalizzata e basata su elementi concreti. Per le figure di vertice delle organizzazioni criminali, la pericolosità sociale è considerata talmente radicata da non poter essere scalfita dal semplice trascorrere del tempo. Solo una comprovata e inequivocabile dissociazione dal contesto criminale, dimostrata con comportamenti concreti, può portare a una riconsiderazione delle esigenze cautelari. La pronuncia ribadisce, inoltre, l’importanza dei termini processuali per far valere eventuali nullità, precludendo la possibilità di sollevare per la prima volta in Cassazione vizi che andavano eccepiti nel giudizio di riesame.

Il solo passare del tempo può escludere il pericolo di reiterazione per chi ha un ruolo di vertice in un’associazione a delinquere?
No. Secondo la Corte, per chi ha un ruolo apicale, il semplice decorso del tempo (in questo caso, due anni e otto mesi) è un indicatore recessivo. Pesa di più il radicato inserimento nel sistema criminale, la professionalità acquisita e la rete di contatti, che fondano un concreto e attuale pericolo di reiterazione.

Perché la Corte di Cassazione ha trattato diversamente la posizione di un altro indagato?
La Corte ha evidenziato che l’altro indagato aveva un ruolo di mero partecipe (non apicale), era stato coinvolto per un periodo di tempo limitato e, soprattutto, dopo l’arresto aveva tenuto un comportamento indicativo di un’effettiva dissociazione dal gruppo criminale, collaborando per individuare i complici. Queste differenze concrete hanno giustificato una valutazione diversa del pericolo di reiterazione.

Quando va sollevata la nullità di un’ordinanza cautelare per mancata autonoma valutazione del giudice?
La Corte ha chiarito che la nullità per mancanza di un’autonoma valutazione da parte del giudice è una nullità a regime intermedio. Pertanto, deve essere eccepita, a pena di decadenza, con la richiesta di riesame davanti al Tribunale della Libertà e non può essere sollevata per la prima volta in Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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