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Pene sostitutive: richiesta possibile fino all’udienza

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17548/2024, ha annullato una decisione della Corte d’Appello che aveva dichiarato inammissibile una richiesta di pene sostitutive. La Suprema Corte ha stabilito che, in base alla disciplina transitoria della Riforma Cartabia, la richiesta di sostituire una pena detentiva breve può essere validamente presentata fino all’udienza di discussione in appello, non essendo necessario formularla esclusivamente nell’atto di gravame o nei motivi nuovi.

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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pene Sostitutive: la Cassazione Conferma la Richiesta Fino all’Udienza di Appello

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 17548 del 2024 offre un chiarimento fondamentale sull’applicazione delle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022). La pronuncia stabilisce un principio di diritto cruciale per i processi in corso: la richiesta di sostituire una pena detentiva breve può essere avanzata fino all’udienza di discussione in appello. Questa decisione amplia le garanzie difensive e assicura una corretta applicazione delle nuove norme, anche in fase transitoria.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da un ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte di Appello. Quest’ultima, in sede di rinvio dalla Cassazione per la rideterminazione della pena, aveva condannato l’imputato a tre mesi di reclusione. Durante il giudizio d’appello, la difesa aveva richiesto l’applicazione di una delle pene sostitutive previste dalla Riforma Cartabia, in particolare il lavoro di pubblica utilità. Inoltre, con motivi aggiunti depositati tempestivamente, aveva chiesto la conversione della pena detentiva in pena pecuniaria ai sensi della L. 689/81.

La Decisione della Corte di Appello e i Motivi del Ricorso

La Corte di Appello aveva dichiarato inammissibile la richiesta di sostituzione della pena, motivando la propria decisione con un richiamo generico a un precedente isolato della Cassazione (la sentenza n. 41313/2023), senza esplicitarne le ragioni. Secondo tale orientamento, la richiesta avrebbe dovuto essere formulata in momenti processuali precedenti.
Il ricorrente ha impugnato tale decisione lamentando un vizio di motivazione e la violazione di legge. La difesa ha sostenuto che, in base alla disciplina transitoria della Riforma Cartabia (art. 95 D.Lgs. 150/2022), la richiesta poteva essere avanzata anche per i processi pendenti in appello. Inoltre, si evidenziava che il termine per la presentazione di ‘motivi nuovi’ era scaduto prima dell’entrata in vigore della riforma, rendendo di fatto impossibile per la difesa utilizzare quel canale per formulare la richiesta. Infine, si lamentava la totale omissione di pronuncia sulla richiesta di conversione in pena pecuniaria.

L’Analisi della Cassazione sull’Applicazione delle Pene Sostitutive

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendo fondati i motivi presentati. In primo luogo, ha censurato la motivazione della Corte di Appello come ‘comunque insufficiente’, in quanto basata sul richiamo a un precedente giurisprudenziale rimasto isolato e peraltro non esplicitato.
La Cassazione ha invece aderito all’orientamento, ormai consolidato e più favorevole all’imputato, secondo cui la richiesta di applicazione delle pene sostitutive può intervenire fino all’udienza di discussione d’appello. Questo principio garantisce che l’imputato possa beneficiare delle nuove e più favorevoli disposizioni normative, anche quando queste entrano in vigore a processo già avviato.

le motivazioni

La Corte di Cassazione ha fondato la sua decisione su una solida interpretazione della disciplina transitoria della Riforma Cartabia. Ha ribadito che l’articolo 95 del D.Lgs. 150/2022 è stato concepito proprio per consentire l’applicazione delle nuove sanzioni ai processi pendenti in grado di appello. Limitare la possibilità di richiesta al solo atto di gravame o ai motivi nuovi svuoterebbe di significato la norma transitoria.
I giudici hanno sottolineato che, nel caso specifico, l’impossibilità oggettiva di formulare la richiesta tramite motivi nuovi (essendo il termine scaduto prima dell’entrata in vigore della legge) rendeva ancora più evidente la necessità di ammettere la richiesta presentata in udienza. Pertanto, la richiesta era da considerarsi ‘tempestiva ed ammissibile’.
Inoltre, la Corte ha rilevato la fondatezza anche dell’ultimo motivo di ricorso, relativo all’omessa pronuncia sulla richiesta di conversione della pena detentiva in pecuniaria, una facoltà che la giurisprudenza costante ammette possa essere esercitata per la prima volta anche in appello.

le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alle statuizioni sulla omessa sostituzione della pena detentiva. Il caso è stato rinviato a un’altra sezione della Corte di Appello per un nuovo giudizio che dovrà tenere conto dei principi enunciati. Questa sentenza rappresenta un punto fermo per la difesa, confermando che la porta per l’accesso alle pene sostitutive rimane aperta fino all’udienza di discussione in appello, garantendo così la piena applicazione dei benefici della Riforma Cartabia.

Fino a quando si può chiedere la sostituzione della pena detentiva in appello secondo la Riforma Cartabia?
Secondo la sentenza, la richiesta di applicazione delle pene sostitutive può essere formulata al più tardi nel corso dell’udienza di discussione d’appello.

La richiesta di pene sostitutive deve essere presentata obbligatoriamente con l’atto di appello o con i motivi nuovi?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che la richiesta non deve essere necessariamente formulata con l’atto di gravame o in sede di ‘motivi nuovi’, ma può intervenire anche successivamente, fino all’udienza di discussione.

Cosa succede se il termine per presentare motivi nuovi è scaduto prima dell’entrata in vigore della Riforma Cartabia?
In questo caso, come specificato dalla sentenza, proprio l’impossibilità per la difesa di richiedere le pene sostitutive tramite motivi nuovi rafforza la necessità che il giudice si pronunci sull’istanza presentata nel corso dell’udienza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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