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Pene sostitutive: quando decorre il termine di 30 giorni?

Un condannato ha richiesto le pene sostitutive dopo la notifica dell’ordine di esecuzione, sostenendo di non sapere che la sua condanna era diventata definitiva. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il termine di 30 giorni per le pene sostitutive decorre dalla data della pronuncia della sentenza in Cassazione, essendo sufficiente la presenza del difensore in udienza per la conoscenza legale dell’atto.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pene Sostitutive e Termini: La Cassazione Chiarisce il ‘Dies a Quo’

L’introduzione delle pene sostitutive con la Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022) ha rappresentato una svolta importante nel sistema sanzionatorio penale, offrendo alternative concrete alla detenzione per reati puniti con pene fino a quattro anni. Tuttavia, l’applicazione delle norme transitorie ha sollevato dubbi interpretativi, in particolare riguardo alla decorrenza del termine per presentare l’istanza. Una recente sentenza della Corte di Cassazione fa luce su un punto cruciale: da quando iniziano a decorrere i 30 giorni per chiedere la sostituzione della pena dopo la decisione finale della Suprema Corte?

Il Caso: Una Richiesta Tardiva?

Il caso esaminato riguarda un condannato a due anni di reclusione la cui sentenza è divenuta definitiva a seguito di una pronuncia della Corte di Cassazione in data 3 maggio 2023. Il condannato, che non era presente all’udienza e si trovava detenuto, ha presentato istanza per l’applicazione di una pena sostitutiva il 16 giugno 2023, ovvero due giorni dopo aver ricevuto la notifica dell’ordine di esecuzione della pena (datato 14 giugno 2023).

Il Giudice dell’esecuzione del Tribunale di Milano ha dichiarato la richiesta inammissibile per tardività, ritenendo che il termine di 30 giorni fosse scaduto. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il termine dovesse decorrere non dalla data della pronuncia, di cui non aveva avuto notizia, ma dal momento in cui aveva avuto effettiva conoscenza della irrevocabilità della sentenza, cioè con la notifica dell’ordine di esecuzione.

La Questione Giuridica sul Termine per le Pene Sostitutive

Il cuore della questione legale risiede nell’interpretazione dell’articolo 95 del d.lgs. n. 150/2022. Questa norma transitoria stabilisce che per i processi pendenti in Cassazione alla data di entrata in vigore della riforma, il condannato può chiedere le pene sostitutive al giudice dell’esecuzione “entro trenta giorni dalla irrevocabilità della sentenza”.

Il dilemma è stabilire quale sia il dies a quo, ossia il giorno da cui far partire il conteggio. È il giorno della lettura del dispositivo in udienza, che sancisce l’irrevocabilità, oppure il giorno in cui il condannato ne ha conoscenza personale e diretta? La difesa del ricorrente ha argomentato per la seconda opzione, sottolineando il diritto a un’effettiva conoscenza per poter esercitare i propri diritti.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato e allineandosi a un orientamento giurisprudenziale già consolidato. I giudici hanno chiarito che, nel giudizio di legittimità, la conoscenza legale degli atti processuali per l’imputato avviene attraverso il suo difensore.

Secondo il Codice di Procedura Penale (artt. 614 e 615), le parti private compaiono nel giudizio di Cassazione per mezzo dei loro difensori. La pubblicazione della sentenza avviene con la lettura del dispositivo in udienza. In quel preciso momento, la sentenza diventa irrevocabile e si presume legalmente conosciuta da tutte le parti, inclusi gli imputati, grazie alla presenza del loro rappresentante legale.

Nel caso di specie, il difensore del condannato era presente all’udienza del 3 maggio 2023. Di conseguenza, la Corte ha stabilito che il termine di 30 giorni per la richiesta di pene sostitutive ha iniziato a decorrere proprio da quella data. L’istanza, presentata il 16 giugno, era quindi palesemente tardiva.

La Corte ha inoltre specificato che l’argomentazione del ricorrente sulla difficoltà di comunicazione dovuta allo stato di detenzione era troppo generica e non provava l’esistenza di un caso fortuito o di forza maggiore che avesse impedito al difensore di informarlo tempestivamente.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La decisione della Cassazione ribadisce un principio fondamentale del processo penale di legittimità: la rappresentanza tecnica del difensore è il canale attraverso cui l’imputato partecipa al giudizio e viene a conoscenza dei suoi esiti. L’irrevocabilità della sentenza e la conseguente decorrenza dei termini perentori, come quello per le pene sostitutive, sono ancorate a un momento processuale certo e oggettivo: la lettura del dispositivo in udienza.

L’implicazione pratica è chiara: spetta al difensore l’onere di comunicare con la massima tempestività l’esito del giudizio al proprio assistito. Attendere la notifica dell’ordine di esecuzione per attivarsi può comportare la perdita irrimediabile del diritto a beneficiare di misure alternative al carcere. Questa sentenza, quindi, serve da monito sull’importanza cruciale di una comunicazione efficiente e immediata tra avvocato e cliente al termine di ogni fase processuale.

Da quando decorre il termine di 30 giorni per chiedere le pene sostitutive dopo una sentenza della Cassazione?
Il termine di trenta giorni decorre dalla data in cui la sentenza diventa irrevocabile, che coincide con la lettura del dispositivo in udienza da parte della Corte di Cassazione.

La mancata partecipazione personale del condannato all’udienza di Cassazione sposta il termine per la richiesta?
No. Nel giudizio di Cassazione non è prevista la partecipazione personale dell’imputato. La sua conoscenza legale degli atti è garantita dalla presenza del suo difensore, quindi la sua assenza non incide sulla decorrenza del termine.

La presenza del difensore in udienza è sufficiente a far scattare il termine per il suo assistito?
Sì. Secondo la Corte, la presenza del difensore all’udienza in cui viene letto il dispositivo è sufficiente a creare una presunzione di conoscenza dell’atto da parte dell’imputato. Da quel momento, il termine perentorio di 30 giorni inizia a decorrere.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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