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Pene sostitutive: la Cassazione chiarisce la pendenza

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza che negava l’applicazione di pene sostitutive a una persona la cui condanna d’appello era stata emessa prima della Riforma Cartabia. La sentenza stabilisce che un procedimento si considera ‘pendente’ dalla data della decisione d’appello, non dal successivo deposito del ricorso, ampliando così la possibilità di accedere ai benefici della nuova legge.

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Pubblicato il 9 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pene Sostitutive e Riforma Cartabia: Quando un Procedimento si Considera ‘Pendente’?

L’introduzione delle pene sostitutive con la Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022) ha sollevato importanti questioni interpretative, specialmente riguardo al suo regime transitorio. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 9872 del 2024, fa luce su un punto cruciale: cosa si intende per ‘procedimento pendente’ ai fini dell’applicazione retroattiva delle nuove norme più favorevoli? Questa decisione chiarisce quando un condannato può beneficiare delle pene alternative al carcere per sentenze pronunciate prima dell’entrata in vigore della riforma.

I Fatti del Caso

Un individuo veniva condannato dalla Corte d’Appello di Torino con una sentenza del 10 ottobre 2022. La Riforma Cartabia, che ha introdotto le nuove pene sostitutive, entrava in vigore il 30 dicembre 2022. Successivamente, la condanna diventava definitiva il 25 maggio 2023, a seguito della dichiarazione di inammissibilità del suo ricorso per cassazione.

A questo punto, il condannato presentava un’istanza al giudice dell’esecuzione per ottenere la sostituzione della pena detentiva con una misura alternativa, basandosi sull’articolo 95 della Riforma. La Corte d’Appello, in funzione di giudice dell’esecuzione, dichiarava l’istanza inammissibile. Contro questa decisione, l’interessato proponeva un nuovo ricorso in Cassazione, sostenendo che al momento dell’entrata in vigore della riforma il suo procedimento era ‘pendente’ e quindi aveva diritto ad accedere ai benefici.

L’Applicazione delle Pene Sostitutive nel Regime Transitorio

La controversia legale verteva interamente sull’interpretazione della locuzione ‘procedimento pendente innanzi la Corte di cassazione’, contenuta nell’art. 95 del D.Lgs. 150/2022. Secondo la Corte d’Appello, il procedimento non poteva considerarsi pendente perché il ricorso era stato formalmente presentato dopo l’entrata in vigore della legge (il 18 gennaio 2023).
L’imputato, al contrario, sosteneva che la pendenza del procedimento dovesse essere calcolata a partire dal momento in cui la sentenza di appello era stata pronunciata (10 ottobre 2022), ovvero prima del 30 dicembre 2022. Questa differente interpretazione temporale era decisiva per stabilire se avesse o meno diritto a richiedere le pene sostitutive.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato e fornendo una motivazione chiara e in linea con la giurisprudenza precedente. I giudici hanno stabilito che, ai fini dell’applicabilità del regime transitorio, la pendenza del procedimento ‘innanzi la Corte di cassazione’ non inizia con il deposito del ricorso, ma con la pronuncia della sentenza da parte del giudice d’appello.
Citando precedenti conformi (Sez. 4, n. 43975/2023 e Sez. 3, n. 51557/2023), la Corte ha affermato che il segmento processuale che conduce al giudizio di legittimità ha inizio con la decisione di secondo grado. Poiché la sentenza della Corte d’Appello di Torino era stata emessa prima del 30 dicembre 2022, il procedimento era a tutti gli effetti ‘pendente’ quando la Riforma Cartabia è entrata in vigore. Di conseguenza, il condannato aveva il diritto di presentare l’istanza di sostituzione della pena al giudice dell’esecuzione una volta che la sentenza fosse divenuta definitiva.

Le Conclusioni

Con questa sentenza, la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata e ha rinviato il caso alla Corte d’Appello di Torino per un nuovo giudizio. Il giudice dell’esecuzione dovrà ora esaminare nel merito la richiesta di applicazione della detenzione domiciliare sostitutiva, valutando se ne sussistano i presupposti. La decisione ha un’importante implicazione pratica: estende la platea dei beneficiari delle pene sostitutive a tutti coloro la cui sentenza d’appello sia stata pronunciata prima del 30 dicembre 2022, indipendentemente dalla data in cui il ricorso per cassazione è stato effettivamente depositato. Si tratta di un’interpretazione che favorisce l’applicazione delle norme più vantaggiose, in linea con i principi di rieducazione e reinserimento sociale che ispirano la Riforma Cartabia.

Quando si può chiedere l’applicazione delle pene sostitutive per una sentenza emessa prima dell’entrata in vigore della Riforma Cartabia?
È possibile richiederle quando la sentenza della Corte d’Appello è stata pronunciata prima del 30 dicembre 2022, data di entrata in vigore della riforma, anche se la condanna è diventata definitiva in un momento successivo.

Cosa si intende per ‘procedimento pendente innanzi la Corte di cassazione’ ai fini dell’applicazione delle norme transitorie?
Secondo la Corte, si intende il segmento processuale che ha inizio con la pronuncia della sentenza da parte del giudice d’appello e non dal momento del deposito formale del ricorso per cassazione.

Qual è stato l’esito finale di questa decisione della Cassazione?
La Corte ha annullato l’ordinanza che dichiarava inammissibile la richiesta e ha rinviato il caso al giudice dell’esecuzione per una nuova valutazione nel merito sulla possibilità di concedere la pena sostitutiva.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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