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Pene sostitutive: i termini per la richiesta in appello

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per porto abusivo di armi, il quale lamentava il mancato riconoscimento delle **pene sostitutive**. La Suprema Corte ha chiarito che, se il processo pendeva in primo grado al momento dell’entrata in vigore della Riforma Cartabia, l’istanza di sostituzione doveva essere presentata in quella sede. La richiesta formulata per la prima volta nelle conclusioni scritte del giudizio d’appello è tardiva e inammissibile, non potendo il giudice intervenire d’ufficio su tale materia.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pene sostitutive: i limiti temporali per la richiesta in appello

La corretta applicazione delle pene sostitutive rappresenta uno dei pilastri della recente riforma del sistema penale, volta a ridurre l’impatto della detenzione breve. Tuttavia, la tempistica con cui l’imputato avanza tale richiesta è fondamentale per evitare la decadenza dal beneficio. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i confini della disciplina transitoria e gli oneri difensivi nei processi pendenti.

Il caso del porto abusivo di coltello

La vicenda trae origine dalla condanna di un soggetto per il reato di porto ingiustificato di un coltello fuori dalla propria abitazione. Il Tribunale aveva irrogato una pena detentiva di sei mesi di arresto, oltre all’ammenda. Durante il giudizio d’appello, la difesa aveva sollecitato la sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria, avvalendosi delle novità introdotte dal d.lgs. n. 150 del 2022. Tuttavia, tale istanza era stata presentata solo in sede di conclusioni scritte, senza essere stata precedentemente articolata nei motivi di impugnazione.

La pendenza del processo e la normativa applicabile

Il punto centrale della controversia riguarda l’interpretazione dell’art. 95 del d.lgs. 150/2022. Questa norma stabilisce che le nuove pene sostitutive si applicano ai processi pendenti in primo grado o in appello al momento dell’entrata in vigore della riforma. Nel caso di specie, il processo pendeva in primo grado alla data del 30 dicembre 2022. Di conseguenza, l’imputato aveva l’onere di formulare la richiesta già davanti al Tribunale, prima della chiusura del dibattimento.

Pene sostitutive e termini di decadenza

La Cassazione ha ribadito un principio di diritto fondamentale: la richiesta di sostituzione della pena non può essere recuperata in appello se non è stata tempestivamente esercitata nel grado precedente. Se il processo era già in corso in primo grado quando la legge è cambiata, l’imputato doveva attivarsi immediatamente. La presentazione dell’istanza solo nelle conclusioni scritte del secondo grado rende la domanda inammissibile per tardività.

Inoltre, il giudice d’appello non può disporre la sostituzione d’ufficio. Il principio devolutivo impone che il giudice si pronunci solo su quanto specificamente richiesto nei motivi di appello. Poiché la surroga della pena detentiva non rientra tra i benefici concedibili d’ufficio, la mancanza di un motivo specifico preclude ogni valutazione nel merito.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha evidenziato che la disciplina transitoria modella l’applicazione delle nuove sanzioni sulla base della fase processuale in cui si trova il giudizio. Se l’imputato non ha presentato l’istanza in primo grado, pur avendone la possibilità giuridica, non può dolersi della mancata applicazione in sede di legittimità. La richiesta formulata in appello è valida solo se presentata con l’atto di impugnazione o con motivi nuovi, e mai per la prima volta nelle conclusioni finali di un giudizio cartolare.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza conferma che il diritto alle pene sostitutive non è incondizionato, ma subordinato al rispetto delle regole procedurali. La difesa deve monitorare attentamente la pendenza dei termini e la successione delle leggi nel tempo per garantire all’assistito l’accesso ai benefici sanzionatori. Il rigetto del ricorso comporta, oltre alla conferma della pena, la condanna al pagamento delle spese processuali, segnando la definitività della sanzione detentiva originaria.

Si possono chiedere le pene sostitutive per la prima volta in appello?
No, se il processo era pendente in primo grado all’entrata in vigore della riforma, l’istanza deve essere presentata in quella sede per non essere considerata tardiva.

Cosa succede se la richiesta viene fatta solo nelle conclusioni scritte?
La richiesta è inammissibile poiché il giudice d’appello può decidere solo sui punti sollevati con i motivi di impugnazione principali o nuovi.

Il giudice può applicare la sostituzione della pena d’ufficio?
No, la sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria richiede sempre una specifica e motivata istanza di parte.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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