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Pene sostitutive: i termini per la richiesta in appello

Un imputato è stato condannato per la sottrazione di un bene sottoposto a pignoramento. In sede di appello, la difesa ha richiesto l’applicazione delle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia, ma la Corte territoriale ha ignorato la richiesta, interpretandola erroneamente come una domanda di pena alternativa principale. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente a questo punto, confermando che la richiesta di sanzioni alternative può essere presentata fino alla discussione finale in appello e che il giudice ha l’obbligo di motivare l’eventuale diniego.

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Pubblicato il 26 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pene sostitutive e Riforma Cartabia: i nuovi termini per la richiesta in appello

L’introduzione delle pene sostitutive tramite la Riforma Cartabia ha segnato un punto di svolta nel sistema sanzionatorio italiano. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i confini procedurali per richiedere queste misure, specialmente quando il processo è già in fase di appello. Il caso riguarda un proprietario condannato per aver sottratto un bene pignorato, la cui richiesta di sanzioni alternative era stata ignorata dai giudici di secondo grado.

I fatti e l’oggetto del contendere

La vicenda nasce dalla condanna di un cittadino per la violazione dell’art. 388 c.p., ovvero la sottrazione dolosa di un bene sottoposto a pignoramento. Dopo la condanna in primo grado a quattro mesi di reclusione, la difesa ha presentato appello. Durante il giudizio di secondo grado, svolto con procedura cartolare, l’avvocato ha depositato conclusioni scritte richiedendo espressamente la sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità o con una pena pecuniaria, avvalendosi delle novità introdotte dal d.lgs. n. 150/2022.

La Corte d’Appello, tuttavia, ha confermato la condanna senza pronunciarsi sulla richiesta di sostituzione. I giudici di merito hanno erroneamente interpretato la domanda della difesa come una richiesta di applicazione di una pena alternativa prevista direttamente dalla norma incriminatrice, anziché come l’invocazione del nuovo regime delle sanzioni sostitutive.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata applicazione della disciplina sulle pene sostitutive. Gli Ermellini hanno rilevato una chiara violazione del principio devolutivo e un vizio di omessa pronuncia. La Cassazione ha sottolineato che, nel regime transitorio della Riforma Cartabia, il giudice d’appello è obbligato a valutare l’applicabilità delle nuove sanzioni se vi è una specifica richiesta dell’imputato.

Un punto fondamentale della decisione riguarda la tempestività della richiesta. La Corte ha stabilito che la domanda può essere formulata non solo con l’atto di appello, ma anche con i motivi nuovi o, al più tardi, durante la discussione in udienza o nelle conclusioni scritte del procedimento cartolare.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla necessità di favorire la più ampia applicazione delle sanzioni sostitutive, in linea con l’intento del legislatore. La Corte ha chiarito che l’art. 95 del d.lgs. n. 150/2022 impone al giudice di pronunciarsi sulla sostituzione della pena se l’imputato ne fa richiesta, poiché si tratta di un trattamento più favorevole che deve essere garantito anche nei processi in corso. L’errore della Corte d’Appello è consistito nel non aver distinto tra la pena edittale prevista per il reato e la facoltà del giudice di sostituire la detenzione breve con misure alternative, precludendo così all’imputato un beneficio previsto dalla legge.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione portano all’annullamento della sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello. Il giudice del rinvio dovrà ora valutare nel merito se sussistono i presupposti per concedere il lavoro di pubblica utilità o la pena pecuniaria sostitutiva. Questa pronuncia ribadisce un principio di civiltà giuridica: il diritto dell’imputato a veder valutata ogni opzione sanzionatoria meno afflittiva prevista dall’ordinamento, purché la richiesta sia formulata entro la chiusura del dibattimento o della fase di discussione in appello.

Cosa succede se il giudice d’appello ignora la richiesta di pene sostitutive?
La sentenza può essere annullata dalla Corte di Cassazione per omessa pronuncia, poiché il giudice ha l’obbligo di motivare la decisione su sanzioni alternative richieste dalla difesa.

Entro quale termine si possono richiedere le sanzioni alternative in appello?
La richiesta può essere presentata con l’atto di appello, con i motivi nuovi o fino al momento della discussione finale in udienza, comprese le conclusioni scritte.

Quali sono le principali pene sostitutive previste dalla Riforma Cartabia?
Le principali opzioni includono il lavoro di pubblica utilità, la detenzione domiciliare, la semilibertà e la pena pecuniaria sostitutiva per condanne entro determinati limiti temporali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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