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Pene sostitutive e Riforma Cartabia: la Cassazione

La Corte di Cassazione ha analizzato l’applicabilità delle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia in relazione a condanne per contrabbando di tabacchi. Due ricorrenti sono stati dichiarati inammissibili poiché avevano aderito al concordato in appello, rinunciando così alla possibilità di contestare vizi di motivazione o competenza territoriale. Il terzo ricorrente, pur invocando lo ius superveniens per l’applicazione delle pene sostitutive, ha visto il proprio ricorso rigettato. La Corte ha stabilito che, se la sentenza d’appello è stata emessa prima dell’entrata in vigore della riforma, la pendenza del giudizio di legittimità impone che la richiesta di sostituzione della pena venga presentata al giudice dell’esecuzione dopo il passaggio in giudicato della sentenza.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pene sostitutive: le novità della Cassazione sulla Riforma Cartabia

L’introduzione delle nuove pene sostitutive delle pene detentive brevi ha generato un intenso dibattito giurisprudenziale, specialmente riguardo alla disciplina transitoria prevista dalla Riforma Cartabia. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i confini applicativi di queste sanzioni per i processi ancora in corso.

Il caso: contrabbando e ricorsi in Cassazione

La vicenda trae origine da una condanna per contrabbando di tabacchi lavorati esteri. Gli imputati avevano inizialmente beneficiato di una riduzione di pena in appello tramite lo strumento del concordato. Tuttavia, hanno successivamente proposto ricorso per Cassazione sollevando diverse questioni: dalla mancanza di motivazione sulla pena concordata all’incompetenza territoriale, fino alla richiesta di applicazione immediata delle pene sostitutive introdotte dal D.Lgs. 150/2022.

Concordato in appello e limiti del ricorso

Un punto fermo ribadito dalla Suprema Corte riguarda il concordato in appello. Quando le parti si accordano sulla pena ai sensi dell’art. 599-bis c.p.p., rinunciando ai motivi di impugnazione, non possono poi lamentare in sede di legittimità vizi di motivazione o questioni relative alla competenza territoriale. L’accordo implica un’accettazione implicita della competenza del giudice che ha ratificato l’intesa.

L’applicazione delle pene sostitutive nel regime transitorio

Il cuore della decisione riguarda l’art. 95 della Riforma Cartabia. La norma prevede che le nuove pene sostitutive si applichino ai procedimenti pendenti in primo grado o in appello al 30 dicembre 2022. Per i procedimenti che a quella data si trovavano già in Cassazione, la procedura è differente.

La pendenza del giudizio di legittimità

La Corte ha chiarito che la pendenza del grado di giudizio successivo inizia con la pronuncia della sentenza del grado precedente. Pertanto, se una sentenza d’appello è stata pronunciata prima del 30 dicembre 2022, il processo non è più considerato “pendente in appello”, bensì entra nella fase di legittimità, indipendentemente dal momento in cui viene materialmente depositato il ricorso.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla ratio della disciplina differenziata. La decisione sulla sostituzione della pena richiede un giudizio di merito, basato su parametri specifici (come la capacità a delinquere e il rischio di recidiva), che è estraneo ai poteri della Corte di Cassazione. Per questo motivo, il legislatore ha previsto che, per i processi già giunti alla fase di legittimità, la valutazione sia riservata al giudice dell’esecuzione. Questa scelta non viola i principi costituzionali o la CEDU, poiché non preclude l’accesso al beneficio, ma ne differisce semplicemente il momento della richiesta a dopo la formazione del giudicato.

Le conclusioni

Le conclusioni della Suprema Corte stabiliscono un principio di diritto fondamentale: ai fini dell’operatività delle pene sostitutive, la pronuncia della sentenza d’appello determina la pendenza del procedimento innanzi alla Corte di Cassazione. Di conseguenza, per i condannati a pene detentive non superiori a quattro anni i cui processi erano in questa fase al momento della riforma, l’istanza di sostituzione deve essere presentata al giudice dell’esecuzione entro trenta giorni dall’irrevocabilità della sentenza. Il ricorso diretto in Cassazione per ottenere tale beneficio è, dunque, infondato.

Cosa succede se concordo la pena in appello e poi voglio fare ricorso?
Il ricorso è generalmente inammissibile per i motivi rinunciati durante il concordato, inclusi i vizi di motivazione sulla pena e l’incompetenza territoriale.

Posso chiedere le pene sostitutive direttamente alla Corte di Cassazione?
No, la Cassazione non può compiere valutazioni di merito. Se il processo è in fase di legittimità, la richiesta va presentata al giudice dell’esecuzione dopo che la sentenza è diventata definitiva.

Quando un processo si considera pendente in Cassazione per la Riforma Cartabia?
Il processo si considera pendente in Cassazione dal momento della pronuncia della sentenza di secondo grado, anche se il ricorso non è stato ancora depositato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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