Pene Sostitutive in Appello: L’Importanza di una Richiesta Specifica
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di pene sostitutive: la loro applicazione in appello non è automatica né può essere disposta d’ufficio dal giudice. È indispensabile una richiesta esplicita, motivata e tempestiva da parte dell’imputato. L’assenza di tale istanza rende il relativo motivo di ricorso inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Analizziamo insieme questa importante decisione.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Bologna. L’appellante aveva sollevato diverse censure, tra cui la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e la questione relativa all’applicazione delle pene sostitutive per le pene detentive brevi.
Il ricorso è stato sottoposto al vaglio della Suprema Corte di Cassazione, che lo ha esaminato per valutarne l’ammissibilità prima di un’eventuale discussione nel merito.
La Decisione della Corte: Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per diverse ragioni, concentrando la propria attenzione sulla cruciale questione delle pene sostitutive.
Il Motivo sulle Attenuanti Generiche
In primo luogo, la Corte ha ritenuto il motivo relativo alle circostanze attenuanti generiche privo del requisito di specificità e, in ogni caso, manifestamente infondato. Secondo gli Ermellini, la Corte d’Appello aveva già fornito una motivazione adeguata e non illogica per giustificare la sua decisione di non concederle.
La Questione Decisiva delle Pene Sostitutive
Il punto centrale della decisione riguarda il secondo motivo di ricorso. La Corte ha stabilito che l’imputato non aveva prestato il necessario consenso all’applicazione delle pene sostitutive nei termini previsti dalla legge (art. 598-bis c.p.p.), sia per il caso di trattazione scritta che per quello di udienza partecipata. Questo vizio procedurale è stato di per sé sufficiente a rendere il motivo manifestamente infondato.
Le Motivazioni della Corte
La Corte di Cassazione ha colto l’occasione per ribadire un principio consolidato, fondamentale per la corretta redazione degli atti di appello. Ha chiarito che, in tema di pene sostitutive, il giudice di secondo grado non ha il potere di disporne l’applicazione ex officio, ovvero di sua iniziativa. La sostituzione della pena detentiva non rientra nel novero dei benefici e delle diminuenti che il giudice d’appello può applicare d’ufficio ai sensi dell’art. 597, comma 5, del codice di procedura penale.
Questa disposizione, infatti, ha carattere eccezionale e derogatorio rispetto al principio devolutivo dell’appello, secondo cui il giudice può decidere solo sui punti specificamente contestati dalle parti. Di conseguenza, è onere preciso dell’appellante formulare una richiesta non solo specifica, ma anche motivata. L’imputato deve supportare la sua istanza con ‘specifiche deduzioni’, spiegando perché ritiene di meritare la sostituzione della pena. Il mancato adempimento di tale onere, come avvenuto nel caso di specie, comporta l’inammissibilità originaria della richiesta.
Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche
La decisione in esame offre una lezione pratica di grande valore per la difesa tecnica. Chi intende chiedere le pene sostitutive in appello deve:
1. Formulare una Richiesta Espressa: L’istanza deve essere inserita chiaramente nei motivi di appello.
2. Motivarla Adeguatamente: Non basta chiedere il beneficio, ma è necessario argomentare le ragioni per cui si ritiene di averne diritto.
3. Prestare il Consenso: Rispettare i termini procedurali per manifestare il proprio consenso all’applicazione delle sanzioni alternative.
L’omissione di questi passaggi conduce inevitabilmente all’inammissibilità del motivo di ricorso. Ciò comporta non solo la conferma della condanna, ma anche l’obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una somma a favore della Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata quantificata in tremila euro.
Un giudice d’appello può concedere le pene sostitutive anche se non sono state chieste nell’atto di impugnazione?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice d’appello non può disporre la sostituzione della pena
ex officio (di sua iniziativa). È necessaria una richiesta specifica e motivata da parte dell’appellante.
Quali sono le conseguenze se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in 3.000 euro.
Il consenso dell’imputato è un requisito per ottenere le pene sostitutive in appello?
Sì, il mancato consenso dell’imputato all’applicazione della pena sostitutiva entro i termini di legge è uno dei motivi per cui il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato e quindi inammissibile.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 3482 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 3482 Anno 2026
Presidente: NOME COGNOME
Relatore: COGNOME COGNOME
Data Udienza: 12/01/2026
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 09/01/2024 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
letto il ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME avverso la sentenza in epigrafe; esaminati gli atti e il provvedimento impugnato;
ritenuto che il ricorso è inammissibile per le seguenti ragioni: i) il primo motivo è priv necessario requisito della specificità e, comunque, è manifestamene infondato, avendo la Corte adeguatamente argomentato, in termini non manifestamente illogici, sulla non concedibilità delle circostanze attenuanti generiche (cfr. pagina 4); ii) il secondo motivo è manifestament infondato in quanto l’imputato non ha prestato il consenso all’applicazione della pena sostituti entro i termini previsti dall’art. 598-bis, commi 1-bis (per il caso di trattazione scritta del giudizio di appello) e 4-bis (per il caso di udienza partecipata), cod. proc. pen., come modificato dal d. Igs. 19 marzo 2024, n. 31; iii) in ogni caso, quanto al secondo motivo, va ribadito che, in te di pene sostitutive di pene detentive brevi, il giudice d’appello non può disporre la sostituz ex officio nel caso in cui, nell’atto di gravame, non sia stata formulata una specifica e motivat richiesta al riguardo, non rientrando la sostituzione della pena detentiva nel novero dei benef e delle diminuenti tassativamente indicati dall’art. 597, comma 5, cod. proc. pen., che costituis disposizione derogatoria, di natura eccezionale, al principio devolutivo dell’appello (Sez. 2, 14168 del 25/03/2025, Consoli, Rv. 287820, che, in motivazione, ha altresì affermato che è onere dell’appellante supportare la richiesta di sostituzione delle pene detentive brevi c specifiche deduzioni e che il mancato assolvimento di tale onere comporta l’inammissibilità originaria della richiesta);
ritenuto che all’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila da versare in favore della RAGIONE_SOCIALE delle ammende, non potendosi ritenere che lo stesso abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost. n. 186 del 2000).
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della RAGIONE_SOCIALE delle ammende. Così deciso il 12 gennaio 2026.