Pena Sostitutiva: Quando il Giudice Può Negarla e Perché il Ricorso Viene Respinto
L’applicazione di una pena sostitutiva, come la detenzione domiciliare, rappresenta un’alternativa cruciale al carcere per pene detentive brevi. Tuttavia, la sua concessione non è automatica e la decisione del giudice di merito è spesso decisiva. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito i limiti entro cui è possibile contestare un diniego, chiarendo quando un ricorso è destinato ad essere dichiarato inammissibile.
I Fatti del Caso: La Richiesta di Pena Alternativa
Il caso trae origine dal ricorso di un imputato avverso la sentenza della Corte di Appello di Torino. Il ricorrente contestava la correttezza della motivazione con cui i giudici di secondo grado avevano negato l’applicazione di una pena sostitutiva alla detenzione, nello specifico la detenzione domiciliare. Il nucleo della doglianza si concentrava sulla presunta erroneità della valutazione compiuta dalla Corte territoriale, ritenuta non adeguata a giustificare il rigetto della richiesta.
La Decisione della Cassazione sul Diniego di Pena Sostitutiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. Secondo gli Ermellini, il giudice d’appello aveva fornito una motivazione congrua e logica per il diniego, rendendo la decisione insindacabile in sede di legittimità. La Suprema Corte ha richiamato un principio consolidato nella sua giurisprudenza, sottolineando come la valutazione delle condizioni per l’applicazione delle sanzioni sostitutive costituisca un accertamento di fatto.
Il Principio di Diritto: L’Accertamento di Fatto non è Sindacabile
Il punto centrale della decisione è che non vi è margine per il sindacato di legittimità quando la decisione del giudice di merito è motivata in modo conforme alla legge e ai canoni della logica. L’accertamento sulla sussistenza delle condizioni che permettono di applicare una pena sostitutiva (previste dalla legge n. 689 del 1981) è una valutazione di fatto, che non può essere riesaminata dalla Cassazione, a meno che la motivazione non sia palesemente illogica. In questo caso, la Corte ha ritenuto che le argomentazioni della Corte d’Appello fossero corrette e ben fondate.
Le Motivazioni
La Corte di Cassazione ha fondato la propria decisione sul principio secondo cui il suo ruolo non è quello di riesaminare il merito della vicenda, ma di verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata. Poiché la Corte d’Appello aveva spiegato in modo chiaro e ragionevole le ragioni del diniego della pena sostitutiva, basandosi su elementi di fatto, non sussisteva alcun vizio che potesse essere fatto valere in sede di legittimità. Il ricorso è stato quindi considerato un tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa alla Suprema Corte.
Le Conclusioni
L’ordinanza ribadisce un concetto fondamentale: non basta essere in disaccordo con la valutazione del giudice di merito per ottenere una riforma della decisione in Cassazione. È necessario dimostrare un vizio specifico, come una violazione di legge o una manifesta illogicità della motivazione. In assenza di tali vizi, la valutazione sulla concessione o meno di una pena sostitutiva rimane di esclusiva competenza dei giudici di primo e secondo grado. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
È possibile ricorrere in Cassazione se un giudice nega l’applicazione di una pena sostitutiva come la detenzione domiciliare?
Sì, è possibile, ma il ricorso può essere accolto solo se si contesta una violazione di legge o una motivazione manifestamente illogica. Non è possibile chiedere alla Cassazione una nuova valutazione dei fatti che hanno portato al diniego.
Qual è il limite al controllo della Corte di Cassazione sulle decisioni relative alle pene sostitutive?
Il controllo della Corte di Cassazione (sindacato di legittimità) si limita a verificare che la decisione del giudice di merito sia motivata in modo conforme alla legge e ai canoni della logica. La valutazione sulla sussistenza delle condizioni per applicare la pena è un accertamento di fatto, non riesaminabile dalla Corte Suprema.
Cosa succede se un ricorso viene dichiarato inammissibile perché manifestamente infondato?
Se il ricorso viene dichiarato inammissibile, come nel caso di specie, non solo la decisione impugnata diventa definitiva, ma il ricorrente viene anche condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16750 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 16750 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 20/02/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a TORINO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 13/07/2023 della CORTE APPELLO di TORINO
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
Letto il ricorso di COGNOME NOME,
Ritenuto che l’unico motivo di ricorso, che contesta la correttezza della motivazione posta a base del diniego di applicazione della pena sostitutiva della detenzione domiciliare, è manifestamente infondato in quanto il giudice di appello ha congruamente motivato in ordine al suddetto diniego, ove si consideri che per costante giurisprudenza non vi è margine per il sindacato di legittimità quando la decisione sia motivata in modo conforme alla legge e ai canoni della logica, che in tema di sanzioni sostitutive, l’accertamento della sussistenza delle condizioni che consentono di applicare una delle sanzioni sostitutive della pena detentiva breve, previste dall’art. 53, legge 24 novembre 1981, n. 689, costituisce un accertamento di fatto, non sindacabile in sede di legittimità, se motivato in modo non manifestamente illogico (Sez. 1, n. 35849 del 17/05/2019,Rv. 276716 – 01);
considerato che la corte di merito alle pp. 3-4 della sentenza impugnata ha indicato con corrette e logiche argomentazioni le ragioni del diniego della pena sostitutiva, rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende;
P.Q.M
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Roma, 20 febbraio 2024