LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Pena accessoria: quando è obbligatoria per legge?

Un soggetto, condannato per aver sottratto la propria autovettura sottoposta a sequestro di cui era custode, era stato inizialmente sanzionato senza l’applicazione di una pena accessoria. La Corte di Cassazione, su ricorso del Pubblico Ministero, ha annullato la sentenza in parte, stabilendo che la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici è una conseguenza obbligatoria e automatica (‘ope legis’) per questo tipo di reato, poiché la condotta viola i doveri inerenti alla funzione pubblica di custode. La Corte ha quindi applicato direttamente la sanzione per la durata di un anno.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pena Accessoria: La Cassazione chiarisce l’obbligatorietà in caso di sottrazione di beni sequestrati

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24393/2024) ha ribadito un principio fondamentale del diritto penale: l’applicazione della pena accessoria in determinate circostanze non è una scelta discrezionale del giudice, ma un obbligo che discende direttamente dalla legge. Il caso in esame riguarda un soggetto condannato per aver sottratto un bene di cui era stato nominato custode, sollevando la questione dell’automatica applicazione dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici.

I fatti del caso: la sottrazione del bene in custodia

Il Tribunale di Isernia aveva condannato un imputato per il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro, come previsto dall’art. 334 del codice penale. Nello specifico, l’imputato, nominato custode della propria autovettura sequestrata amministrativamente, l’aveva rimossa, violando i doveri legati al suo incarico. Il giudice di primo grado, pur riconoscendo la colpevolezza e concedendo le attenuanti generiche, lo aveva condannato a quattro mesi di reclusione (pena sospesa) e a una multa, omettendo però di applicare qualsiasi pena accessoria.

Il ricorso del Pubblico Ministero: l’omessa applicazione della pena accessoria

Il Pubblico Ministero ha impugnato la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando la violazione degli articoli 28 e 31 del codice penale. Secondo il ricorrente, il Tribunale aveva errato nel non disporre la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici. La tesi sostenuta era che il reato era stato commesso dall’imputato proprio nella sua qualità di custode, e quindi con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione. Tale circostanza, ai sensi dell’art. 31 c.p., rende obbligatoria l’applicazione della suddetta sanzione accessoria.

La decisione della Cassazione sulla pena accessoria

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato.

La natura del reato e la funzione del custode

I giudici di legittimità hanno chiarito che il reato di sottrazione di cose sequestrate, quando commesso dal soggetto nominato custode, implica strutturalmente la violazione di un dovere inerente a una pubblica funzione. Il custode, infatti, assume un ruolo che lo qualifica come incaricato di un pubblico servizio. La sua condotta, pertanto, integra pienamente la fattispecie prevista dall’art. 31 c.p., che impone l’applicazione della pena accessoria per i delitti commessi con abuso di poteri o violazione dei doveri funzionali. La Corte ha sottolineato che tale applicazione è ope legis, ovvero automatica, e non dipende dalla contestazione di specifiche aggravanti.

L’applicazione diretta da parte della Corte

Facendo uso dei poteri conferitigli dall’art. 620, comma 1, lett. l), del codice di procedura penale, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla parte omessa, senza necessità di rinviare il caso a un altro giudice. Poiché non erano necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Corte ha potuto decidere direttamente nel merito, applicando la pena accessoria. Tenuto conto della lieve entità della pena principale inflitta dal Tribunale (prossima al minimo edittale), la Suprema Corte ha determinato la durata dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici nella misura minima di legge, fissandola in un anno.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la propria decisione sulla consolidata giurisprudenza secondo cui l’art. 31 del codice penale impone inderogabilmente l’applicazione dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici quando un reato viene commesso violando i doveri di una funzione pubblica. Questo principio vale a prescindere dal fatto che l’abuso o la violazione siano elementi costitutivi del reato o circostanze aggravanti. Il delitto di cui all’art. 334 c.p. commesso dal custode rientra pienamente in questo perimetro, poiché la condotta criminosa consiste proprio nel tradimento del mandato fiduciario conferitogli dall’autorità. L’omissione del giudice di merito ha quindi costituito una chiara violazione di legge, che la Cassazione ha avuto il potere e il dovere di correggere direttamente.

Le conclusioni

Questa sentenza riafferma con forza il principio di legalità in materia di sanzioni penali. La pena accessoria non è un elemento secondario o facoltativo quando la legge ne prevede l’applicazione obbligatoria. Per i reati che implicano una violazione dei doveri funzionali, come nel caso del custode che sottrae il bene affidatogli, l’interdizione dai pubblici uffici è una conseguenza giuridica automatica, volta a sanzionare la lesione della fiducia che la collettività ripone in chi esercita una funzione pubblica. La decisione della Cassazione di intervenire direttamente per sanare l’errore del giudice di merito garantisce l’uniforme e corretta applicazione della legge.

Quando si applica la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici?
Si applica obbligatoriamente, per effetto diretto della legge (ope legis), in caso di condanna per delitti commessi con abuso di poteri o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio, come stabilito dall’art. 31 del codice penale.

Il reato di sottrazione di cose sequestrate commesso dal custode comporta sempre una pena accessoria?
Sì. Secondo la sentenza, questo reato, se commesso dal soggetto nominato custode, comporta strutturalmente la violazione dei doveri della funzione pubblica. Di conseguenza, la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici è una conseguenza legale automatica della condanna.

Può la Corte di Cassazione applicare direttamente una pena accessoria omessa dal giudice di merito?
Sì, la legge (art. 620, comma 1, lett. l, c.p.p.) consente alla Corte di Cassazione di annullare la sentenza senza rinvio e decidere direttamente nel merito, applicando o rideterminando una pena, quando non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati