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Peculato per Autore Mediato: Il Funzionario Condannato, il Vice Assolto

Un funzionario universitario, responsabile amministrativo, è stato condannato per peculato per autore mediato. Ha emesso mandati di pagamento per prestazioni lavorative fittizie, alcuni firmati personalmente, altri dal suo vice, che agiva su sue istruzioni e in buona fede. La Corte d’Appello ha confermato la condanna, ritenendo il funzionario il “dominus” (mente direttiva) dell’operazione fraudolenta. La Cassazione ha rigettato il ricorso del funzionario, chiarendo che la sua responsabilità per peculato non dipendeva dalla firma materiale di tutti i mandati, ma dal suo ruolo di ideatore che aveva indotto in errore il suo vice. La sentenza ha confermato la compatibilità tra la condanna del funzionario e l’assoluzione del vice.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 19846 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 6 n. 19846/2022)

Il Peculato per Autore Mediato: Quando la Mente Dirige, anche se la Mano non Firma

Il peculato per autore mediato è un concetto giuridico fondamentale che spesso genera confusione. Questa recente sentenza della Cassazione offre un’occasione preziosa per chiarire come la responsabilità penale possa ricadere su chi, pur non compiendo materialmente tutte le azioni illecite, ne è l’ideatore e il regista. Il caso esaminato riguarda un funzionario pubblico che ha orchestrato un sistema di pagamenti illeciti, coinvolgendo un suo sottoposto. La decisione sottolinea l’importanza del ruolo di “dominus” (mente direttiva) nell’attribuzione della colpa.

I Fatti: Un Funzionario e Mandati di Pagamento Sospetti

Un funzionario, segretario amministrativo di un dipartimento universitario, si è trovato al centro di un’indagine per peculato. L’accusa riguardava l’appropriazione di somme di denaro dell’ente. Il funzionario aveva predisposto e fatto emettere numerosi mandati di pagamento per prestazioni lavorative che, in realtà, non erano mai state svolte. Alcuni di questi mandati li aveva firmati lui stesso, mentre altri erano stati sottoscritti dal suo vice, su sua espressa richiesta.

La Condanna in Appello: Il Funzionario come “Dominus” del Peculato

La Corte d’Appello ha confermato la condanna del funzionario, già stabilita in primo grado. I giudici hanno riconosciuto la sua responsabilità per tutti i mandati di pagamento, inclusi quelli firmati dal vice. La Corte ha evidenziato il ruolo predominante del funzionario, considerandolo il “dominus” (la mente direttiva) dell’intera operazione fraudolenta. Il vice, invece, era stato assolto in un procedimento separato, poiché aveva agito senza dolo (intenzione di commettere il reato), essendo stato indotto in errore dal suo superiore.

Il Ricorso in Cassazione: Contestazioni sul Peculato per Autore Mediato

Il funzionario ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando diverse obiezioni. Ha sostenuto che i mandati firmati dal vice non potevano essergli attribuiti direttamente e che l’assoluzione del vice creava un contrasto con la sua condanna. Ha anche eccepito che le dichiarazioni del vice, rese nel suo processo separato, non erano state acquisite correttamente nel suo giudizio. Inoltre, ha invocato un errore di fatto, affermando di aver interpretato erroneamente un decreto come autorizzativo dei pagamenti.

Le Motivazioni: Il Ruolo del “Dominus” nel Peculato per Autore Mediato

La Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato. La Corte ha chiarito che la responsabilità del funzionario per peculato non derivava dalla firma materiale di tutti i mandati. Piuttosto, essa si basava sul suo ruolo di ideatore e promotore dell’intera operazione. Il funzionario aveva indotto in errore il suo vice, facendogli sottoscrivere i mandati senza che questi avesse consapevolezza dell’illiceità. Questo meccanismo configura il peculato per autore mediato, dove l’autore materiale (il vice) è uno strumento inconsapevole nelle mani del vero responsabile (il funzionario). La Cassazione ha sottolineato che non vi era alcun contrasto tra la condanna del funzionario e l’assoluzione del vice, poiché quest’ultimo era stato assolto per mancanza di dolo, essendo stato manipolato dal superiore.

Le Conclusioni: La Condanna Definitiva per Peculato

La Suprema Corte ha confermato la condanna del funzionario. Ha ribadito che la sua giustificazione di un “errore di fatto” non era credibile, data la totale assenza di autorizzazioni e la natura fittizia delle prestazioni. La sentenza ha stabilito che l’assoluzione del vice per mancanza di dolo non esclude la responsabilità del funzionario, che ha agito come “autore mediato”, sfruttando la posizione gerarchica e ingannando il sottoposto. Il ricorso è stato quindi rigettato, e il funzionario è stato condannato al pagamento delle spese processuali. La decisione rafforza il principio che la responsabilità penale per peculato può estendersi a chi, pur non eseguendo direttamente ogni atto, ne è la mente e il motore.

Che cos’è il peculato e chi può commetterlo?
Il peculato è un reato commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o altri beni della pubblica amministrazione di cui ha la disponibilità a causa del suo ufficio o servizio.

Si può essere responsabili di peculato anche se non si compiono materialmente tutte le azioni illecite?
Sì, la sentenza chiarisce che si può essere responsabili come “autore mediato” se si è la mente direttiva di un’operazione illecita e si induce un’altra persona, inconsapevole o ingannata, a compiere gli atti materiali.

Cosa succede se un coimputato viene assolto in un processo separato?
L’assoluzione di un coimputato per mancanza di dolo (intenzione) non esclude automaticamente la responsabilità dell’altro, specialmente se quest’ultimo è stato riconosciuto come l’autore mediato che ha indotto in errore il primo.

Termini giuridici

Peculato
Un reato commesso da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o beni della pubblica amministrazione di cui ha la disponibilità per ragione del suo ufficio.
Autore mediato
Chi realizza un reato utilizzando un'altra persona come strumento inconsapevole o ingannato, che non agisce con dolo (intenzione di commettere il reato).
Concorso di persone nel reato
Quando più persone collaborano alla realizzazione di un medesimo reato, ciascuna con un proprio contributo.
Giudicato
Una decisione giudiziaria che è diventata definitiva e non può più essere modificata o impugnata.
Dolo
L'intenzione consapevole e volontaria di commettere un reato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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